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martedì, 4 Ottobre 2022

Quale sarà il futuro del lavoro in FVG? Le sfide della Regione post Covid

29.06.2021 – 07.30 – Quali prospettive di lavoro dopo la pandemia? Il Friuli Venezia Giulia ha provato a dare risposta a quest’interrogativo con un convegno a metà tra politica e tecnica dove i responsabili regionali hanno fatto il punto sulla situazione occupazionale. Tra il porto di Trieste, i cantieri di Monfalcone e l’entroterra friulano manifatturiero la Regione vanta infatti una situazione variegata e complessa, sebbene con alcune costanti di fondo.
I relatori erano infatti tutti concordi nello riconfermare la tenuta del Friuli Venezia Giulia che ha registrato, tra 2020-21, uno dei risultati migliori a livello occupazonale: il tessuto lavorativo ha resistito all’impatto del Covid e al passaggio allo smart working, senza sfilacciarsi eccessivamente. Dopo una protratta fase di recessione (2008-14) e successivamente di crescita lenta e incerta (2015-19), il FVG ha paradossalmente registrato nel 2020 dati migliori in termini di occupazione rispetto al 2019; un fatto che evidenzia la profonda stagnazione preesistente alla crisi Covid.
Altrettanto concordi erano i relatori sul fronte invece del “rimbalzo estivo: i mesi di maggio-giugno 2021 preannunciano una crescita molto rapida che ha già recuperato nei primi mesi del “disgelo” post Covid i numeri del 2019. C’è una maggiore disponibilità di liquidità e di fondi per gli investimenti, con le imprese che stanno chiedendo continui prestiti alle banche. Una situazione definita nell’insieme positiva, sebbene con un alto tasso di rischio, tanto sotto il profilo dell‘inflazione, quanto della solidità di aziende che escono già macilente dalla crisi Covid.

Sotto il profilo invece politico gli interventi dei rappresentanti regionali si sono incentrati su tre filoni ciascuno affrontato da una prospettiva “locale”: in primis si è rimarcato la distanza dal Reddito di Cittadinanza (RdC), criticato come forma di aiuto “assistenziale” ed estranea al tessuto regionale; secondariamente è stata rimarcata l’attenzione del sistema regionale verso le imprese, con l’unico servizio dedicato all’assistenza delle piccole realtà aziendali in tutta Italia; infine si è sottolineato un profondo problema di mismatch tra la domanda e offerta, legata alla richiesta di profili tecnici da risolvere con un potenziamento dell’offerta formativa e degli ITS.

Eppure, al nocciolo del convegno, sono rimasti in ombra due dati che potenzialmente contraddicono il trend positivo delineato dalla Regione: al di fuori infatti dei settori industriali e manifatturieri, permane la crisi del turismo e del commercio, verso cui si è prospettato un recupero sul lungo periodo.
Mentre sul fronte sanitario il convegno ha esplicitamente discusso di un “dopo la pandemia” di un post Covid verso il quale non vi sono concrete sicurezze: un identico “rimbalzo” del Pil si era verificato nell’estate 2020, interrotto tra settembre-ottobre dalla nuova ondata Covid. Le autorità sanitarie, tra autunno-inverno 2021, aveva esplicitamente avvertito che scrivere di un “post Covid” avrebbe illuso il mondo imprenditoriale e cittadino, considerando come la pandemia continui a essere un pericolo globale.

Intitolato “Economia e lavoro dopo la pandemia. Tendenze e proiezioni per il futuro dell’occupazione in Friuli Venezia Giulia“, il convegno ha visto la partecipazione degli assessori regionali Alessia Rosolen (Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia) e Sergio Emidio Bini (Attività produttive e turismo), mentre tra i relatori tecnici erano presenti Patrick Zoi (ricercatore Banca d’Italia), Raffaele Michele Tangorra (Commissario straordinario Agenzia nazionale politiche attive del lavoro), Carlos Corvino (Responsabile Osservatorio regionale sul mercato e le politiche del lavoro), Francesca Pedron (Osservatorio regionale sul mercato e le politiche del lavoro), Nicola Manfren (direttore centrale lavoro, formazione, istruzione e famiglia), Magda Uliana (direttore centrale attività produttive e turismo) e Lydia Alessio – Vernì (direttore generale Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa).

L’assessore al Lavoro Alessia Rosolen ha delineato l’attuale quadro occupazionale del Friuli Venezia Giulia, osservando che la Regione viene spinta da “opposte direzioni”: da un lato vi sono dati che ci riconducono al crollo del 2020, con un calo Pil del 9%; dall’altro dati invece che ci proiettano nel 2021 della ripresa e nel 2022 della crescita economica. L’economia in particolare appare florida nel manifatturiero e nell’export, mentre invece fatica nel commercio, nel turismo e in generale nei lavori autonomi e professionisti.
La ripresa appare particolarmente incoraggiante considerando la “grande disponibilità di liquidità e della spesa pubblica” mentre sul fronte degli ammortizzatori sociali è necessario distinguere tra “un intervento finalizzato all’inserimento lavorativo” e un “intervento sociale”. In particolare la Rosolen ha sintetizzato due elementi chiave per la Regione: “mantenere i lavoratori attaccati alle imprese” e “potenziare le misure attive d’inserimento lavorativo“. Ricordando nel tutto che è in atto una “svolta velocissima che occorre seguire”, con riferimento ai milioni in arrivo dal Pnrr.

L’assessore alle attività produttive Sergio Emidio Bini ha osservato, in chiusura al convegno, che il Friuli Venezia Giulia ha creato negli anni un “ecosistema virtuale” che gli ha permesso di reggere una situazione emergenziale come quella del Covid. Tuttavia occorre fare attenzione “a stimare nel medio-lungo periodo la crescita” in quanto “serve un mix d’interventi decisivo”. I buoni risultati post Covid sono stati permessi, secondo Bini, da un sistema regionale dove “si lavora a sistema” anche nel pubblico e anche tra “elettorati diversi”. Ora “La vera sfida è incentivare gli imprenditori a investire“. Ma ciò si potrà realizzare solo se il “sistema Italia” attuerà “una riforma fiscale seria” e una “riforma burocratica”. Spostandosi dall’ambito regionale a quello globale, Bini si è congratulato con un’Italia che a suo giudizio “ha smesso di strizzare l’occhio alla Cina” allineandosi con “l’equilibrio naturale delle cose”, con quell'”atlantismo” necessario per l’Europa. Tra le politiche future Bini è tornato sull’idea della defiscalizzazione di specifiche zone, tra cui una Zona Economica Speciale (ZES), più volte accennata negli ultimi anni come volano per l’industria regionale. E in termini di zone di vantaggio fiscale, ha osservato Bini, occorre continuare a scommettere sul Porto di Trieste, verso il quale ci si aspetta “diversi milioni” d’investimento.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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