Hantavirus e febbre dei topi in Carso, asparagi, bruscandoli: no panico

19.06.2021 – 13.48 – È di questi giorni l’allarme mediatico, che terrorizza chi cerca asparagi, relativo alla presenza della cosiddetta “febbre del topo” che si potrebbe contrarre sull’Altipiano carsico, in Friuli Venezia Giulia e attorno a Trieste. Non è una novità. Il problema, già apparso nel 2002 e nel 2012, interessa prevalentemente la Slovenia e la Croazia ed è probabilmente legato alla attuale elevata intensità riproduttiva dei topi stessi, che è sottoposta a forte variabilità annuale.
Si tratta di un infezione causata da virus appartenenti alla famiglia degli Hantavirus. Serbatoi e sorgenti dell’infezione sono i roditori selvatici e domestici. Il serbatoio animale caratterizza le infezioni da Hantavirus come tipiche zoonosi. Le infezioni da Hantavirus producono, sul piano clinico, un gruppo eterogeneo di malattie ad esordio acuto. Nella forma “classica” queste sono caratterizzate da febbre, cefalea, dolori addominali e lombari, fotofobia e dopo tre-cinque giorni compare una sindrome renale con proteinuria, seguita da ipotensione, emorragie multiple e, nei casi più gravi ed estremamente rari, coma. Il quadro clinico non sembra possa essere confuso con il Covid-19, anche perché una anamnesi accurata fa emergere il consumo di vegetali raccolti liberamente. La letalità, per l’uomo, varia dallo 0,5 per cento delle forme miti, al 15 per cento delle forme gravi non trattate.
I roditori selvatici disseminano il virus nell’ambiente per mezzo dei loro escreti (urine, feci, saliva). Una volta infettati, i roditori eliminano il virus per tutto l’arco della vita. L’uomo rappresenta un ospite accidentale di questi agenti virali, e può infettarsi in seguito all’ingestione di alimenti contaminati, prevalentemente frutta e verdura, con le deiezioni dei roditori infetti. Il periodo di incubazione della “febbre del topo” può variare da pochi giorni ad alcuni mesi, ma nella maggioranza dei casi è di 2-4 settimane. A parte circostanze eccezionali, gli Hantavirus non vengono trasmessi da persona a persona: non c’è, quindi, un periodo di contagiosità.

Come si prevengono. Le misure preventive si basano soprattutto sul controllo della popolazione murina, in quanto i roditori selvatici (topi di campagna) costituiscono il serbatoio e la sorgente di infezione per l’uomo. In buona sostanza bisogna consigliare di lavare con la massima accuratezza gli asparagi selvatici se la stagione è quella giusta e tutti gli altri vegetali che vengono raccolti durante le escursioni. Si ricorda che la cottura è sempre e comunque risolutiva. È necessario evitare di raccogliere asparagi selvatici nelle prossimità delle condutture e canali di scolo, dove maggiore può essere la presenza delle colonie murine. In conclusione, gli asparagi selvatici, i cosiddetti “bruscandoli”, se la stagione lo consente, possono e potranno essere mangiati normalmente, ma bisogna prima lavarli accuratamente, selezionarli e cuocerli bene.

Fulvio Zorzut

Ultime notizie

Dello stesso autore