18.05.2021 – 11.54 – Circola sui Social e sui giornali un reportage a firma della britannica Paula Hardy dove si descrive, per il prestigioso quotidiano “The Telegraph”, la città di Trieste, tratteggiata come la perfetta alternativa a Venezia: ampi spazi, ampio fondale (per le navi bianche), localetti caratteristici e non manca, come da tradizione albionica, un pizzico di gratuito orientalismo. L’articolo che s’intitola “Italy’s forgotten city, with all the beauty of Venice but none of the crowds” delineando già dal preambolo un manifesto programmatico, risale in realtà ancora al 27 aprile.
Paula Hardy attacca la descrizione di Trieste offerta dall’opera di Jan Morris, “Trieste and the Meaning of Nowhere“, scherzosamente sul banco degli imputati per aver convinto generazioni di britannici che il capoluogo giuliano fosse una città fantasmatica e angosciante.
Dopo aver ripercorso i fasti ottocenteschi della Trieste asburgica, la Hardy analizza il declino di Trieste nel secondo dopoguerra, rilevando il cambio di passo giunto con l’apertura dei confini dell’Unione Europea verso Slovenia, Cechia e Ungheria.
Oggigiorno, secondo la reporter, Trieste è una città nuova, capace di meravigliare e sorprendere con la sua inebriante miscellanea di attività e luoghi. È la prima volta che Trieste viene descritta simile non alla Mitteleuropa, ma a San Pietroburgo, Calcutta e Bath, specie per la fastosa architettura imperiale.
“In un periodo dove preferiamo concentrarci sui viaggi sostenibili e sulla propria interiorità, Trieste è una perfetta candidata. È una città naturalmente aperta, il cui porto dai profondi fondali offre un brutale contrasto con la fragile, bassa, laguna di Venezia, che aveva protetto per secoli la Repubblica proprio per le difficoltà di navigazione. Quindi, se state valutando un luogo nuovo da visitare quest’anno, provate Trieste dove la vita sta migliorando” conclude Paula Hardy.
[z.s.]


