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lunedì, 5 Dicembre 2022

Covid, scoperta ASUGI: a un anno olfatto e gusto alterati in 1 persona su 3

28.05.2021 – 09.45 – Uno dei sintomi più frequenti (e famigerati) del Coronavirus, che colpisce circa 2 pazienti su 3, è rappresentato dalla comparsa improvvisa di alterazioni dell’olfatto e del gusto. Si tratta inoltre dei sintomi tra i più persistenti , permanendo in circa il 20% dei casi a distanza di un anno dalla malattia.
Questi sensi sono importanti per la nostra relazione con l’ambiente circostante e loro alterazioni possono rendere difficilmente identificabili odori e sapori che comunemente riconosciamo. Questi rendono gradevoli le pietanze che gustiamo, evocano ricordi associati a odori percepiti in determinate circostanze, ma sono importanti anche per riconoscere situazioni di pericolo come di fronte a cibi avariati, sostanze tossiche, o fughe di gas.
In generale questi sintomi vengono chiamati anosmia (perdita dell’olfatto), iposmia (diminuzione dell’olfatto), ageusia (perdita del gusto) e ipogeusia (diminuzione del gusto). A essere coinvolto è molto probabilmente il neuroepitelio che riveste parte delle cavità nasali: qui si trovano i neuroni sensitivi olfattivi circondati da cellule di supporto. Quest’ultime esprimono sulla loro superficie livelli molto alti del recettore ACE2 necessario affinché il virus possa infettare le cellule. Venendo meno il loro ruolo protettivo, anche i neuroni sensitivi olfattivi subiscono un danno indiretto. Tuttavia, proprio perché sono a contatto con l’esterno e possono danneggiarsi, questi sono gli unici neuroni dell’organismo che, grazie alla presenza di cellule staminali, sono capaci di rigenerarsi. Pertanto nella maggior parte dei casi spontaneamente o mediante terapie mediche e riabilitative il senso dell’olfatto può essere recuperato.

Data la grande diffusione del Covid-19, attualmente migliaia di persone che sono state contagiate lamentano alterazioni dell’olfatto e del gusto. Oltre alla diminuzione o assenza della percezione olfattiva e gustativa, i pazienti colpiti lamentano spesso parosmia (percezione distorta e sgradevole di odori precedentemente familiari) e fantosmia (presenza di una percezione olfattiva in assenza di odori nell’ambiente).

Presso la Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Università di Trieste, diretta dal Prof. Giancarlo Tirelli, è stato istituito da circa 6 mesi un ambulatorio dedicato per i disturbi dell’olfatto e del gusto per i pazienti con pregressa infezione da Coronavirus. Presso tale ambulatorio i pazienti vengono sottoposti ad una accurata raccolta dei dati clinici e anamnestici, a questionari strutturati per caratterizzare il sintomo e le sue ripercussioni sulla qualità di vita, sono sottoposti ad esplorazione delle fosse nasali e della fessura olfattoria con fibre ottiche ed eseguono una serie di test psicofisici volti a misurare obiettivamente il senso dell’olfatto e del gusto e a quantificare a caratterizzare l’eventuale loro alterazione.
Al termine della valutazione al paziente viene suggerito un percorso terapeutico che si basa sul training olfattorio: il paziente si espone quotidianamente a delle fragranze che comprendono le categorie del floreale, fruttato, speziato e resinoso. Tale trattamento è quello che si è dimostrato il più efficace nel recuperare il senso dell’olfatto perso a seguito di infezioni virali e i primi risultati in una serie di pazienti sono davvero incoraggianti: a distanza di 3 mesi è stato osservato un miglioramento significativo degli score ottenuti mediante i test-olfattometrici.

Si accede all’ambulatorio mediante prescrizione di visita specialistica ORL del proprio medico curante e prenotazione tramite CUP. Il progetto si colloca nell’ambito della complessa gestione dei pazienti guariti dal Covid-19 ma che presentano sequele importanti sulla qualità della vita in una cospicua fascia della popolazione.

Accanto all’attività assistenziale, la Clinica Otorinolaringoiatrica è fortemente impegnata nell’attività di ricerca che si è concentrata proprio sulle alterazioni dell’olfatto e del gusto post-Covid e sul cosiddetto Long-Covid, un fenomeno crescente e che sta attirando sempre più le preoccupazioni dei pazienti e le attenzioni di medici e ricercatori, è che consiste nella persistenza di alcuni sintomi della fase acuta anche dopo negativizzazione dei test molecolari con la compromissione della salute generale a lungo termine dopo l’infezione.

Uno degli studi condotti dal prof. Boscolo Rizzo della Clinica ORL dell’Università di Trieste, è stato quello di valutare la prevalenza delle alterazioni dell’olfatto e del gusto ad un anno dalla malattia: “Per fare ciò abbiamo somministrato ad un gruppo di 268 pazienti risultati positivi al Covid-19 nel marzo del 2020 dei questionari specifici e validati di valutazione dei sintomi.”
Il 70% dei pazienti valutati ha sofferto di disturbi di gusto e olfatto durante la fase acuta della malattia, in oltre l’80% dei casi entrambi i sensi risultavano alterati. Circa la metà dei pazienti avevano un disturbo di intensità elevata. Ad un anno dall’infezione, circa 1 paziente su 3 fra quelli che avevano lamentato alterazioni di olfatto e gusto durante la fase acuta della malattia, riferisce la persistenza dei sintomi. Sono stati identificati come fattori di rischio per la persistenza di disturbi di gusto e olfatto a 12 mesi dall’infezione, la durata della positività al tampone e la severità del disturbo durante la fase acuta. In particolare la prima duplica il rischio di persistenza dei disturbi ad un anno, mentre la seconda lo triplica.

I risultati mostrano che una frazione significativa di pazienti continua ad avere un senso dell’olfatto alterato dopo l’infezione. È probabile che l’impatto di questo sul sistema sanitario sia elevato perché la presenza di questi disturbi può pesare significativamente sulla qualità di vita dei soggetti che ne soffrono e che si rivolgono ai medici per cercare una soluzione.
L’elevata prevalenza di disturbi chemosensoriali persistenti alimenta gli sforzi nella ricerca di trattamenti e strategie preventive efficaci. Al momento, i trattamenti più studiati sono quelli utilizzati anche per trattare l’anosmia post-virale dovuta ad altre infezioni.
L’associazione fra durata della fase acuta di malattia e persistenza dei sintomi suggerisce che la presenza prolungata del virus nelle cavità nasali comporti un danno cronico ai neuroni sensoriali olfattivi, con conseguente persistenza dei sintomi.
Lo studio della Clinica ORL “dimostra l’urgente necessità di lavorare sui trattamenti dei disturbi di gusto e olfatto nel cosiddetto Long-Covid. Studi futuri, con la collaborazione anche di altri centri al fine di disporre di casistiche maggiori, potranno testare nuove terapie”.

[i.v.]

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