31.05.2021 – 09.15 – Con l’arrivo del Coronavirus il mondo è cambiato e, con esso, anche noi. Catapultati da un giorno all’altro nell’emergenza, abbiamo dovuto forzatamente rimettere in discussione le nostre vite e le nostre certezze. Per cercare di dare risposta a quelle che sono le preoccupazioni, i dubbi e le domande dei lettori, Trieste.news ha deciso di ospitare una nuova rubrica a cura dell’équipe dell’associazione Telemaco di Trieste: l’obiettivo è quello di creare un luogo di accoglimento delle paure, delle incertezze e delle angosce. Un modo, in questo tempo di fatica e incognite, per essere vicini alla cittadinanza, per poter dare ascolto alle difficoltà e articolare delle risposte non normative ma che possano stimolare nuove domande.
Domanda: Buongiorno, sono Laura e sono la mamma di Giulia, una ragazza di 15 anni. Mia figlia ha sempre avuto molte amicizie, ragazze che conoscevo e mi piacevano: le figlie delle mie amiche, le compagne delle elementari oppure le compagne di pallavolo. Tuttavia, da un po’ di tempo ha una nuova migliore amica che non conosco e non mi piace per niente: ha piercing, tatuaggi e fuma.
Come mi devo comportare, impedirle di uscire con lei o fare finta di nulla? Ringrazio per la risposta.
Risponde Chiara Manzato per Telemaco Trieste: Buongiorno Laura, innanzitutto la ringrazio per questa domanda che porta a riflettere sul ruolo delle amicizie in adolescenza e soprattutto sul ruolo dei genitori quando i figli sono adolescenti: vietare o approvare? questo sembra essere il dilemma.
L’adolescenza è quel momento della vita in cui si passa dall’essere bambini e quindi dipendenti dei genitori, all’essere adulti e quindi autonomi. Per far ciò si deve guardare al di fuori della famiglia e quindi al gruppo sociale. L’amicizia, in questo momento, diventa essenziale e spesso si cerca un “doppio” per sentirsi più forti, un confidente, uno specchio vivente per trovare conforto quando non si è sicuri di sé. A volte si cerca un amico con cui fondersi, come si faceva con i propri genitori quando si era piccoli.
Il gruppo, soprattutto quello spontaneo, rappresenta la famiglia sociale dell’adolescente e diventa sia un luogo di appartenenza che un “laboratorio” dove acquisire nuovi valori di riferimento che vengono, tuttavia, integrati con quelli interiorizzati nelle fasi di vita precedenti, permettendo così la costruzione dei propri valori nuovi.
A volte può succedere che gli amici scelti spontaneamente dai propri figli non piacciano e come genitori spesso si è obbligati, però, a mantenere le distanze dal proprio figlio che trascorre la maggior parte delle giornate in compagnia di questi adolescenti sconosciuti, magari estranei all’ambiente che un tempo era monitorato dalla famiglia. Da un lato, quindi, c’è la necessità dei figli di entrare nel mondo per intrecciare nuovi legami, e dall’altro c’è la paura che l’ignoto possa rovinare il proprio figlio attraverso valori e ideali lontani dalla cultura affettiva familiare. È proprio l’ansia e l’angoscia che derivano da queste preoccupazioni che spesso fanno attivare vani tentativi di organizzare un regime di regole e divieti volti a limitare le uscite, i contatti reali e anche quelli virtuali.
Ma lei, Laura, è proprio su questo punto cruciale che si interroga: cosa fare? Sicuramente non ignorare le proprie preoccupazioni, ma non agire impulsivamente in base a quelle. Innanzitutto è bene che lei, come genitore, osservi la scelta degli amici di sua figlia, ma non si lasci prendere dalla paura e piuttosto parli con sua figlia, la ascolti, le dia fiducia, cerchi di capire cosa piace di quell’amica e magari provi a conoscerla, ricordandosi dei valori che ha trasmesso a sua figlia quando era piccola e fidandosi anche di questi. Questo può rassicurare sua figlia del fatto che lei, come madre, è una “base sicura” dalla quale allontanarsi, ma poter tornare nei momenti di difficoltà. Certo a volte le preoccupazioni sono molte, ma spesso possono essere associate al fatto che la propria figlia sta crescendo e sta diventando una donna diversa da noi, da ciò che si era immaginato e sta compiendo scelte diverse dalle nostre. A volte può essere opportuno intervenire, ma non come giudici severi o con divieti e imposizioni, ma forse riflettendo assieme sulle scelte che si stanno compiendo, lasciando sempre la possibilità di sbagliare. Spesso queste emozioni derivano dal processo di separazione in atto e spingono a realizzare un intenso lavoro di elaborazione del lutto della bambina che sta crescendo. Un lavoro, peraltro, difficilissimo, che richiede fiducia e saper mettersi da parte. Un caro saluto.


