04.03.2021 – 14.30 – In un 2021 complesso, dove un semplice abbraccio appare un ricordo spesso flebile e distante, l’interazione sociale, con gli strumenti possibili e sicuri, è un tassello fondamentale per superare il freddo emergenziale che accompagna le nostre vite da ormai un anno intero.
Una pandemia che, più di tutti, ha colpito le persone maggiormente vulnerabili, capofila giovani e anziani, e che, a oggi, non possono, e non devono, essere dimenticati.
Un calore, quello della collettività, che il programma Habitat Microaree, sotto la spinta del Comune di Trieste, dell‘Azienda Sanitaria e dell’Ater, porta avanti dalla fine degli anni Novanta e che, nonostante l’emergenza sanitaria, resta il cuore pulsante di questa grande rete operativa.
Delle iniziative promosse da Habitat Microaree e delle novità in serbo per questo 2021 ne abbiamo parlato con Massimiliano Capitanio, esponente della cooperativa la Quercia, nonché coordinatore generale del progetto.
Per chi non conoscesse il programma Habitat Microaree, di cosa si tratta e come si è articolato in questi anni?
Habitat Microaree esiste da fine anni Novanta e gli enti che l’anno promosso sono il Comune di Trieste, l’Azienda Sanitaria e l’Ater di Trieste.
Si tratta di un programma integrato perché, come si intuisce dai nomi che lo compongono, incrocia praticamente tutte le dimensioni di vita di una persona.
Gli enti hanno voluto sperimentare non solo una modalità di intervento integrato tra loro per migliorare la qualità di vita delle persone, ma facendo in modo che ci sia una partecipazione diretta da parte del territorio e, quindi, sia da parte delle comunità, sia in tutto il mondo del terzo settore.
Un programma che lei ha visto crescere negli anni…
Io ho avuto la fortuna di essere uno degli educatori dell’équipe educativa di strada che stava lavorando, a fine anni Novanta, a Rozzol Melara, e che è stato il primo quartiere in cui è stato avviato Habitat. Quindi, ho potuto partecipare fin dall’inizio agli incontri tra i vertici degli enti per poter determinare le linee d’azione.
Le aree poi sono rapidamente aumentate e via via, attorno al 2005, l’Azienda Sanitaria ha delineato un proprio programma, chiamato Microaree: i due programmi, a quel punto, sono stati messi insieme, dando vita a Habitat Microaree.
Quali sono le attività che caratterizzano Habitat Microaree?
Le attività sono diverse, due enti su tre esternalizzano una parte della funzione pubblica che gli compete, e qui ci inseriamo noi: nel caso del Comune di Trieste – assieme ai colleghi di Duemilauno Agenzia Sociale – per quanto riguarda la parte sociale dell’iniziativa, mentre con l’Ater di Trieste siamo solo noi, La Quercia, per la funzione di Portierato sociale.
L’Azienda sanitaria, per Microaree, agisce invece in maniera differente, cercando, in autonomia, di far sì che le pratiche di collaborazioni tra segmenti diversi della sanità si connettano nell’interesse della collettività.
Per quanto riguarda il Portierato sociale, per conto di Ater, trattiamo tutti i presidi territoriali in diverse aree della città, con 14 aree periferiche nel Comune di Trieste, quindi 14 presidi, che non sono affatto pochi.
E di cosa si occupano questi presidi?
Questi si occupano di tutto quello che ha a che fare con la dimensione abitativa: ciò significa, parlando della funzione a cavallo tra ‘il mattone’ e la parte delle relazioni, rivestire l’importante funzione di mediatore dei conflitti, ovvero entrare in relazione con le persone per tentare, tra le parti che sono in continuo conflitto, di risolvere la situazione.
C’è inoltre una funzione di raccolta delle segnalazioni, sulle necessità di tipo manutentivo: un presidio, quindi, vicino alle persone, che raccoglie le istanze della collettività.
Dal punto di vista prettamente sociale invece?
Per quanto riguarda il lavoro con il Comune di Trieste, ci occupiamo di tutte quelle attività di tipo sociale, che si possono dividere in due macro categorie: quella di supporto alla persona, quindi sostanzialmente individuale, e quella invece più comunitaria, rivolta a gruppi o intere comunità di questi rioni periferici, con interventi di socializzazione e laboratoriali.
A cosa mirano queste iniziative per la comunità?
L’obiettivo è spesso far uscire le persone di casa, per farle incontrare con altre persone e per immaginare insieme delle azioni di sviluppo di aggregazione all’interno dei luoghi in cui vivono, prendendosi cura non solo della propria casa ma anche degli spazi comuni, condividendo con altre persone il destino di quell’area.
Oltre alla riqualificazione, i motivi per cui si interviene su segmenti della comunità è quando insorgono dei problemi. Cerchiamo anche in questo caso di mettere in connessione le persone, per riuscire ad aiutare le comunità territoriali a non dare per scontato che ogni problematica debba per forza prevedere la delega ad altri, normalmente esterni a un quartiere, accompagnandoli invece verso una soluzione possibile.
Il vostro lavoro ha come caposaldo il rapporto interpersonale e, durante questo periodo emergenziale, immagino ci sia stato un arresto delle attività. Come l’avete vissuto voi e anche le varie comunità?
C’è stata una forte contrazione, purtroppo, del sistema di relazioni.
Questo, ancora una volta, è diventato un motivo in più rispetto al quale le persone in condizione già di difficoltà e vulnerabilità sono state ulteriormente penalizzate.
La nostra funzione, per quanto possibile e nel rispetto delle prescrizioni anti-Covid, è stata quella di essere vicini alle persone con gli strumenti più consoni.
Con giovani e persone adulte abbiamo operato, senza nessuna difficoltà, con i mezzi tecnologici che conosciamo maggiormente; mentre, con i più anziani, chiaramente il telefono è stato lo strumento molto più utilizzato.
Le persone infatti, non potendo vedere nessuno, avevano perlomeno la necessità di sentire e riconoscere la voce: è stato un aspetto determinante.
Ovviamente nelle situazioni di difficoltà più marcata sono continuate le visite domiciliari con tutti i crismi: chiaro che, nel periodo di lockdown totale, anche questo è stato più difficile, perché tutto è stato interrotto.
Quali sono state le ripercussioni più evidenti?
Il contraccolpo lo stiamo vedendo da alcuni mesi ed è stato molto pesante: le persone più anziane molto spesso sono rimaste atterrite dal rischio di poter contrarre il Coronavirus e questo ha fatto si che, anche nel momento di riapertura, hanno continuato a fare molta fatica a uscire.
Per questo motivo, la funzione di ascolto è molto importante, perchè non si può dare per scontato che, se cambia un Dpcm, sia esattamente immediata la reazione da parte delle persone, soprattutto quelle più vulnerabili.
Questo accade anche con i più giovani: abituati alla didattica a distanza, col tempo perdono motivazione nel ritrovarsi in presenza, disabituandosi all’interazione, osservando di conseguenza anche delle degenerazioni nei contatti, che diventano anche violenti, purtroppo.
Quali sono le novità che coloreranno Habitat Microaree in questo 2021?
La prima, ricollegandosi agli strumenti per stare accanto alle persone, è quella della MicroRadioTivù, fatto a Radio Fragola, in collaborazione con la cooperativa La Collina.
Si tratta di una serie di trasmissioni che raccontano, tra l’informativo e lo svago, le diverse aree di Habitat Microaree.
Ogni settimana, il martedì mattina, tra le 9.35 e le 10.45, va in onda la puntata sulle frequenze di Radio Fragola, ed è focalizzata su un’area e su un tema che quest’ultima porta e, attorno ad esso, si sviluppano una serie di dialoghi con alcune persone residenti in quella zona, o in altre.
L’iniziativa che invece portiamo avanti io e Federica Bisso, di Duemilauno Agenzia Sociale, oppure i referenti istituzionali del Comune di Trieste e Ater, sono invece contenuti di tipo più informativo e divulgativo, propri di Habitat Microaree.
Un altro elemento è la collaborazione con la Pagina Facebook del Dipartimento delle politiche e servizi sociali del Comune di Trieste che, invece, da la possibilità di dare informazioni su quello che Habitat Microaree fa e sviluppa.
Una comunicazione che si sposta su varie piattaforme con diverse metodologie di comunicazione…
A breve inizieranno anche, mettendo insieme questi due veicoli informativi, delle riprese e delle dirette che racconteranno Habitat Microaree anche attraverso le immagini.
Ci stiamo inoltre preparando per programmare le attività del 2021 e, da qui a pochi mesi, spero che la situazione pandemica sia migliore rispetto a quella attuale e quindi ci saranno ulteriori novità.
[c.c]


