Educare: e-ducĕre, portare fuori

17.02.2021 – 18:00 – Educare, da e-ducĕre verbo transitivo latino che significa “portare fuori”, “trarre fuori” (e congiunzione utilizzata per esprimere il complemento di moto da luogo, ducĕre che significa condurre).
Il verbo in sé, quindi, presuppone che ci sia un passaggio, una transizione da uno stato A ad uno B, durante il quale si trasferisce qualcosa. Che cosa esattamente? Questa è davvero una bella domanda. Ma forse ancor più pressante è l’interrogativo educare a cosa? per che cosa? con quale fine? Se ne discute da sempre e, molto spesso, la centralità riguarda l’educazione dei ragazzi.

A mio aviso l’obiettivo andrebbe ritarato. Siamo proprio sicuri che centrale sia l’educazione dei ragazzi? Mai come in questi ultimi anni, durante i colloqui con i genitori mi ritrovo ad ascoltare persone in crisi, che non gestire i loro figli, che sono in loro balia, che non sanno come muoversi. Forse ci sarebbe bisogno di traghettare gli adulti di “portarli fuori”. Non voglio ovviamente generalizzare ma ce ne sono molti in difficoltà, che non hanno risposte, che scaricano le responsabilità o, peggio ancora, che non se le vogliono assumere.

I primi educatori sono sicuramente i genitori ma che cosa si può fare per sostenerli e permettere loro di fornire un’educazione solida ai figli? Che non significa un semplice passaggio di nozioni, ma che è molto di più: è l’esempio. Ma se sono i genitori per primi ad essere in crisi come possono i giovani guardare a loro e trovare dei validi punti di riferimento?

Genitori, educatori, maestri, insegnanti non devono cercare di essere amati; loro compito precipuo è quello di tracciare una via che valga la pena di essere seguita. Non c’è da avere paura: i limiti e i paletti devono essere dati, le indicazioni fornite, per permettere ai giovani di acquisire il discernimento che permetterà loro di compiere le scelte importanti della vita.

L’on-line ci può venire in aiuto, perché proprio durante il lock-down sono nati spontaneamente, nel web gruppi di supporto gestiti da professionisti che, gratuitamente hanno messo a disposizione le loro competenze per sostenere le persone in difficoltà e creare rete. Molto attivo il torinese con le scuole di Psicodramma e Playbacktheatre. In particolare segnalo un’iniziativa interessante che si svolge a Provaglio d’Iseo in provincia di Brescia: qui c’è un’associazione di promozione sociale che tiene ogni mese, in presenza, uno Psicodramma e che, da quando i teatri sono stati chiusi, svolge le sue performance anche on-line. Le conduzioni degli incontri sono tenute da Luigi Dotti che, dal 2001 gestisce, insieme ai suoi collaboratori questa importante iniziativa che dà la possibilità, a chi vi partecipa, di confrontarsi su tematiche che riguardano le relazioni concrete delle persone, la loro vita quotidiana.

C’è estremo bisogno di confronto, di incontro, di relazioni nutrienti e, come scrisse qualcuno: il valore della performance psicodrammatica risiede nella sua capacità di colpire i sensi e, attraverso questi, l’anima che si mette in azione.

psicodramma pubblicoGiovedì 25 febbraio alle ore 20.30 si svolgerà un incontro su zoom dall’intrigante titolo: “Ma tu lo sai chi sono io?” dove ci sarà lo spazio per il confronto, la crescita e il nutrimento. Per partecipare basta solo inviare una mail a: [email protected]

Luigi Dotti è uno psicologo psicoterapeuta che si occupa da oltre quarant’anni di gruppi utilizzando i metodi attivi.