Douglas annuncia 5 chiusure in FVG, tra cui la profumeria delle Torri

18.02.2021 – 08.49 – Effetto Covid o ri-organizzazione societaria in atto da tempo? Probabilmente entrambi i fattori hanno giocato un ruolo importante nella scelta di Douglas, multinazionale tedesca del cosmetico, dirazionalizzare i punti vendita“: in altre parole, entro giugno 2022, la nota catena di profumerie chiuderà 128 negozi in tutta Italia, tra cui ben 5 in Friuli Venezia Giulia.
I vertici di Filcams Cgil Fvg ha incontrato la direzione italiana dell’azienda che in regione conta 17 profumerie (tre a Trieste, tre a Pordenone, quattro a Gorizia, sette a Udine) per un totale di 86 lavoratrici e due lavoratori.
Come riferito dai sindacalisti, la ditta ha dichiarato l’intenzione di procedere alla chiusura di cinque negozi, all’interno dei quali operano 22 lavoratrici. Secondo quanto riporta Il Friuli, sono destinati a chiudere l’attività i punti vendita di Trieste, presente al centro commerciale Torri d’Europa; quello di Udine, posizionato in via Rialto; quello di Cervignano del Friuli; di Gemona, presso il centro Le Manifatture e infine quello all’interno del Città Fiera di Martignacco.

Filcams Cgil Fvg ha denunciato come la riorganizzazione sia avvenuta senza nemmeno un avviso alle rispettive organizzazioni sindacali; si chiede pertanto “di conoscere nel dettaglio il piano Industriale, chiediamo di sapere cosa voglia diventare Douglas Italia da grande, quale ruolo voglia avere sul nostro territorio. Quale è la Responsabilità sociale di una multinazionale che, a scapito di interi territori, a migliaia di chilometri prende decisioni guardando grafici e numeri e senza pensare alla vita ed al futuro delle donne e degli uomini che profitti hanno portato agli azionisti?”.

Il coordinamento regionale, a conclusione, valuterà nei prossimi giorni, assieme alle lavoratrici e ai lavoratori, le iniziative di lotta e di mobilitazione da intraprendersi a supporto della vertenza nazionale, richiederà a stretto giro un incontro urgente all’Amministrazione regionale e agli Enti Locali interessati dalle chiusure, provando a ricercare soluzioni alternative alla chiusura dei punti vendita o che ne riducano quanto più possibile l’impatto occupazionale, “chiusure che appaiono come un segnale di lento ma inesorabile abbandono del territorio regionale da parte della multinazionale, multinazionale alla quale tanto il territorio ha dato negli anni, sia in termini di impegno e dedizione delle lavoratrici ma anche, crediamo, di risorse pubbliche”, conclude Filcams.

[i.v.]

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