Un’epigrafe romana usata come “frantoio”: la scoperta a San Giusto

18.01.2021 – 08.30 – Lo scorso novembre 2020, durante un intervento di AcegasApsAmga per “rattoppare” una perdita d’acqua avvenuta presso i bagni pubblici di San Giusto, gli operai avevano scoperto i malridotti resti di un’epigrafe romana. La lastra, situata in via della Cattedrale, era poi stata messa in sicurezza dalla ditta Archeotest, prima che subentrasse la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per appurarne l’origine e la funzione.
Sembra che si tratti di un’epigrafe romana riutilizzata durante il periodo tardo antico (IV-V secolo d.C.) quando la pietra venne scalpellata fino a creare un foro; l’antica lastra venne così riutilizzata quale “frantoio” dai triestini d’allora. Un riutilizzo “creativo”, non dissimile dalle tante pietre romane incastonante nella vicina cattedrale di San Giusto. Il fatto che un’iscrizione venisse riutilizzata per la macinazione delle olive dimostra quanto in basso fosse caduta Tergeste, lontana dai fasti traianei.
Il Piccolo cita, a questo proposito, un’intervista a Paola Ventura, il funzionario archeologo della Soprintendenza, che ha specificato come il frantoio fosse composto anche da parti di cornici ed elementi decorativi ri-assemblati ad hoc; nella stessa zona inoltre è stato ritrovato un muro basso medievale, rimanenze romane tardo imperiali e una conduttura in bronzo.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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