25.01.2021 – 08.45 – La campagna di vaccinazione in atto in Europa, sebbene rallentata e “monca” a causa dei ritardi continui dei produttori, già pone l’interrogativo se debba esistere un “passaporto vaccinale” che attesti la protezione dal Covid-19. Un interrogativo controverso considerando come non si disponga con chiarezza di una durata del vaccino stesso, tanto più considerando le sue molteplici alternative (Pfizer, Moderna, Astrazeneca…).
Tuttavia per le attività che dall’autunno scorso sono rimaste ferme, in primis piscine e palestre, il passaporto vaccinale sembra un’idea convincente per riaprire, cessando una pausa prolungata che rischia di condurre l’intero settore al fallimento.
Le interviste condotte dai media nazionali confermano un’apertura all’idea, campanello d’allarme delle difficoltà (pesanti) del settore: secondo Paolo Barelli, presidente Federazione Italiana Nuoto, “il passaporto vaccinale sarebbe, certamente, un bel mezzo per riaprire le attività“.
Altrettanto a favore Marco Bisciaio, referente nazionale Parkour-Federazione Ginnastica d’Italia: “Ben venga il passaporto vaccinale. Chiudere le palestre è stato un errore”.
“Lo sport – ricorda Bisciaio – rafforza le difese immunitarie ed è importante pure a livello psicologico. Inoltre, le varie strutture hanno lavorato per mettere in sicurezza i locali. Ci sono bimbi tra i 5 e i 7 anni, ad esempio nella ginnastica artistica, che stavano facendo attività preparatoria all’agonismo. Se non consentiamo loro di farla per un anno o due, i risultati li vedremo tra un paio di Olimpiadi. In altri Paesi, la preparazione è andata avanti”.
Attualmente la difficoltà a reperire le dosi per gli over 80 e il personale sanitario rende quest’ipotesi per l’appunto ancora solo un’ipotesi, la cui validità andrà piuttosto ridiscussa tra la primavera-estate 2021.
[i.v.]


