16.01.2021 – 13:45 – L’Italia rischia di gareggiare senza tricolore, divise, inno e medaglie alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 (rimandate al 2021 a causa della pandemia, ndr) e di perdere i contributi, o parte di essi (925 milioni di dollari, ndr), destinati alla realizzazione della 25a edizione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Il motivo? Una grave violazione della Carta Olimpica (documento ufficiale, approvato dal Comitato Olimpico Internazionale, che contiene l’insieme delle regole e delle linee guida per l’organizzazione dei Giochi Olimpici, ndr) da parte del nostro Paese (violazione all’art. 27: “i Comitati Olimpici Nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose o economiche”).
Con la nascita dell’ente pubblico “Sport e Salute” (già CONI Servizi S.p.A. fino al 2018, ndr) istituito con la legge di bilancio per il 2019 (Legge 30 Dicembre 2018, n.145, ndr) quest’ultimo ha ricevuto in affido da parte dello Stato la gestione di gran parte dei fondi stanziati dal Governo per il mondo dello sport italiano nonché per la realizzazione di manifestazioni sportive e per la preparazione olimpica degli atleti azzurri.
Detto ciò, la presenza di un Governo all’interno di un Comitato Olimpico Nazionale ha fatto storcere il naso al C.I.O (Comitato Olimpico Internazionale, ndr), portandolo a dichiarare che questo aspetto contrasta fortemente con i principi ed i fondamenti della Carta Olimpica e, per tanto, se entro la fine di Gennaio 2021 non verranno effettuate modifiche, sarà costretto a prendere provvedimenti drastici nei confronti del CONI e degli atleti italiani, impedendo loro di partecipare con il tricolore italiano cucito sul petto e di poter cantare l’Inno di Mameli in caso di vittoria. Inoltre saranno costretti ad indossare divise neutrali senza scritta Italia bensì “IOA”, acronimo di Independent Olympic Athletes (Atleti Olimpici Indipendenti, ndr).
Infine, ai giochi olimpicI nipponici, potranno prendervi parte esclusivamente atleti italiani qualificati a titolo individuale e non le squadre (niente nazionali di pallavolo, softball, pallanuoto e scherma, ndr); senza considerare l’interdizione dei terreni di gioco per dirigenti e giornalisti italiani. (Il C.I.O non rilascia accrediti ai membri di un Comitato Olimpico Sospeso, ndr). Provvedimenti disciplinari, questi ultimi, che fino ad oggi erano stati adottati solo in caso di atleti provenienti da stati in cui vige ancora una dittatura, in cui vengono violati i principali diritti umani o, come successo di recente alla Federazione Russia, in caso di scoperta di atleti positivi a Doping e/o sorpresi ad fare uso di sostanze psicotrope finalizzate al miglioramento dell’efficienza psico-fisica nel corso di una imminente prestazione sportiva.
Un grosso guaio da risolvere in breve tempo:
Per risolvere questo grosso guaio, tutto italiano, c’è tempo fino alla mezzanotte del 26 Gennaio. Se il Ministero dello Sport non apporterà modifiche al Decreto, facendolo entrare in vigore così com’è attualmente, previa pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, i componenti dell’esecutivo del C.I.O si riuniranno in seduta virtuale per definire le adeguate sanzioni. E’ quindi necessario avviare la stesura di un Decreto Legge urgente in materia di “Autonomia del CONI”; autonomia non solo sotto l’aspetto finanziario, ma anche nel numero dei dipendenti e soprattutto che definisca in maniera precisa le relative competenze di ognuno.
L’ex schermitore tedesco, Thomas Bach, attuale Presidente del C.I.O, a fine Settembre 2020 aveva avuto un botta e risposta a distanza con il Ministro dello Sport italiano, Vincenzo Spadafora, in merito alla questione, ma senza ottenere alcun risultato soddisfacente.
In quell’occasione il direttore dei rapporti con i Comitati Olimpici Nazionali, James Macleod, aveva quindi aggiornato i suoi membri (l’emiro del Qatar, il Granduca di Lussemburgo, Anna di Inghilterra, Alberto di Monaco, ndr) circa la situazione del CONI. Mcleod ha ricordato che “ci sono state discussioni con il CONI e le autorità di Governo; abbiamo cercato di convenire ad una soluzione reciprocamente accettabile ma il processo è stato ritardato e al momento non ha prodotto alcun risultato concreto”.
La soluzione potrebbe passare dal Premier Conte:
Vista la delicatezza di questa questione di stampo internazionale, non è da escludersi che la soluzione al problema possa passare direttamente dalle mani del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e del suo consigliere diplomatico Piero Benassi. Lo scorso 24 Giugno 2020, infatti, nel giorno in cui a Losanna, veniva celebrata la conquista da parte dell’Italia dell’organizzazione delle Olimpiadi Invernali 2026, Conte aveva assicurato al Presidente Bach l’impegno da parte del Governo italiano per superare le obiezioni del C.I.O sulla mancata autonomia del CONI. Tuttavia, dopo 6 mesi e a 10 giorni dal termine ultimo di adeguamento, il caso giace ancora in una situazione di stallo.


