Il mondo dell’arte resiste, e si reinventa. L’esempio di “De Chirico e la Metafisica”

“Un’opera d’arte per poter divenire immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica”.

27.01.2021 – 16.30 – Eccolo qui, di nuovo, il cuore pulsante dell’arte metafisica del grande Giorgio De Chirico (1888-1978), protagonista assoluto della mostra “De Chirico e la Metafisica” presso Palazzo Blu di Pisa.
Grazie all’ingegno e all’impegno dei galleristi e della Galleria Nazionale di Roma che ha concesso parte della collezione personale dell’artista “de Chirico di de Chirico” e alla moglie Isabella, sarà possibile penetrare a fondo le viscere più intime e il pensiero sofisticato di uno dei più grandi artisti del Novecento.
Con le dovute premure, nel totale rispetto delle leggi anti-Covid, la mostra sarà visibile in presenza, su prenotazione, seguendo le direttive esposte nella pagina web di Palazzo Blu di Pisa.

Questo si dimostra essere un grande traguardo, ad un anno e mezzo delle chiusure per Covid, dove l’arte in tutti i suoi aspetti, dalla scuola, ai cinema, teatri, concerti, letture, presentazione di libri, mostre e gallerie d’arte, hanno subito una chiusura costante. Ma la cultura resiste nei limiti e nelle difficoltà, affidandosi al buon senso e all’innovazione necessaria da trovare nei momenti di difficoltà, compito primo di ogni forma d’arte.

Pare che, seguendo le direttive anti-Covid per la tutela e la sicurezza pubblica, la mostra si possa finalmente visitare dal vivo. Un ottimo esempio dal quale possono prendere spunto moltissime realtà creative ad oggi ridotte al lastrico, o addirittura chiuse definitivamente, dimostrando agli amanti della cultura e alla società in generale, che l’arte può sopravvivere in qualunque circostanza, attraverso l’ingegno e la fantasia, prerogative primarie nel percorso di un artista, ma soprattutto utili per trovare un nuovo modo di esprimersi partendo dai limiti imposti.

Non più, quindi, assecondare un blocco, ma scalfirlo per renderlo gestibile sulle proprie esigenze: si può fare e lo dimostra la mostra sul Pictor optimus, a Palazzo Blu di Pisa, dove la scelta del singolo artista si dimostra, inoltre, rivelatrice in questo periodo storico che tutti stiamo vivendo, con i suoi simboli e il suo esempio ad osservare una dimensione anestetizzata dell’individuo, nella proiezione di sguardi sospesi tra passato, presente e futuro.

L’opera di De Chirico è conosciuta principalmente per la rappresentazione di piazze italiane come sfondo ad un manichino in primo piano, simbolo rivelatore di una ripresa della mitologia greca, ma smitizzata dai suoi eroi resi antieroi in tutta la loro tragicità. È la condizione devastante dell’uomo contemporaneo, nel suo individualismo forzato e malato, nella solitudine del singolo che non trova riscatto né risposta nella società in cui è inserito. Cavalli da battaglia, personaggi dell’Iliade in lotta, oracoli maestosi sono solo alcuni degli esempi esposti nella mostra di Pisa, intesi tutti come simboli che De Chirico svela al pubblico e al singolo come messaggio di anestesia emotiva, percepibile solo grazie alla metafisica dei sensi, dove l’uomo e/o l’artista in questione cerca al di là del visibile un atto di riscatto, qualcosa che sveli e risolva la precarietà dell’individuo nella sua condizione di silenzio.

Grazie ad un percorso che vede gli arrivi e i ritorni dell’artista nella sua vita, la mostra “De Chirico e la Metafisica” accompagna il visitatore sia nei luoghi della sua vita, sia negli abissi interiori della sua arte, precisa, sfrontata, enigmatica e nostalgica. Come ben espresso dalla pagina Facebook Eliconie:angolo delle muse, Palazzo Blu di Pisa presenta non solo una mostra, ma un vero e proprio “viaggio attraverso immagini e parole; una navigazione fatta di partenze e ritorni, che hanno lasciato tracce profonde lungo l’arco del Novecento e che ancora oggi ispirano le nuove generazioni di artisti. Una mostra che permette di conoscere de Chirico grazie a una serie di disvelamenti che aprono il sipario sui suoi enigmi, consentendo l’accesso al suo labirintico proscenio.”

f.s