05.01.2021 – 10.15 – “Non sarà poi così male. Anzi, sarà bello: staremo più tempo assieme”. Quante coppie, specie quelle tenute più distanti dal lavoro durante tutta la settimana, l’hanno pensato, nel momento in cui il lockdown è arrivato per davvero? La realtà per gli innamorati, purtroppo, è stata diversa: stando a quanto emerge da ricerche pubblicate sui media anglosassoni e del nord Europa, è molto più cupa. Non è passato neppure un anno, e già ci si separa e si divorzia molto di più: le ragioni dichiarate (ad esempio dalle associazioni degli avvocati divorzisti degli Stati Uniti, che si felicitano di un aumento dei guadagni di oltre il 30 per cento in pochi mesi) più o meno sono sempre le stesse (l’infelicità con una o l’altra situazione a casa o con il partner) e seguono una tendenza che negli anni era andata consolidandosi, ma l’incidenza è molto più alta e la decisione più rapida di prima, un vero e proprio boom.
Molte persone, fra le altalene di aperture e chiusure, si trovano intrappolate in una situazione nella quale si fa fatica a resistere di fronte ai problemi di ogni giorno, con l’impossibilità di pianificare qualsiasi cosa e la mancanza del conforto che potrebbe essere portato proprio dal sapere che un certo giorno, non importa fra quanto ma quel dato giorno, le restrizioni (dalla scuola, ai figli sempre a casa, allo smart working, al divieto di muoversi e di fare sport) finiranno. E se è difficile confrontarsi con le difficoltà esterne, figuriamoci cosa può accadere all’interno di una coppia: le pressioni crescono, e gli equilibri, che già prima potevano essere fragili, si spezzano di colpo. Le abitudini, anche quelle piccole e quotidiane (come il tanto deriso ‘caffè al bar’, accompagnato sui Social dal ‘cosa volete che sia rinunciarvi in nome della salute’), come ci insegnano psicologi e psicoterapeuti, possono offrire conforto e stabilità, e permettono di scandire il tempo che passa e di farlo trascorrere meglio: senza forme esterne di supporto, di sfogo o di stimolo, come proprio il caffè o l’oretta in palestra possono essere, all’interno di una relazione non resta che la relazione stessa. E anche quella più solida può diventare, spesso per motivi banali, un fattore d’oppressione proprio nel momento in cui si resta chiusi nello stesso appartamento per mesi interi: ecco che la separazione, se non il divorzio (ma il passo è breve) diventa una questione di vita o di morte, e a chiederla sono molto di più le donne che gli uomini (nei paesi dell’Europa occidentale, oltre il 75 per cento, con forte incidenza fra i giovani di meno di trent’anni). Numeri che tratteggiano un aumento a tre cifre, con punte addirittura del 120 per cento in Inghilterra e Francia rispetto al 2019 (a Trieste, città dei single, tanto bene da questo punto di vista non si stava già da una decina d’anni e più). L’uomo, in questa situazione, risulta spesso la parte debole e lo è forse in maniera stavolta innocente, in un’epoca in cui la donna ha acquistato nettamente una nuova identità rispetto alla fine del secolo scorso: è senz’altro più dinamica e intraprendente, e sopporta molto peggio la pressione psicologica dovuta alle costrizioni.
L’uomo, si sa, è pigro: e in più, anche durante il lockdown, a poter andare al lavoro, conservando la preziosa libertà di poter uscire di casa almeno per una parte della giornata, sono stati più spesso gli uomini, considerato che sui servizi del terziario, sul commercio e sul turismo (settori dove la donna trova più facilmente impiego, anche in virtù di una maggiore facilità nella gestione degli orari), la scure della crisi si è abbattuta con maggior forza. Dopo la rinuncia alla vita sociale, a volte accettata malvolentieri e altre accolta con consapevolezza, le differenze fra uomo e donna, dopo tanti anni spesi nel cercare di ridurle, hanno finito per essere, in un attimo, amplificate dalla pandemia: compresi i figli costretti a casa e tendenzialmente affidati a lei. E le cose non funzionano più: a volte lei ha bisogno di uscire, di spazio e di tranquillità, e lui degli amici, ed entrambe le esigenze hanno un loro senso.
Il lockdown, insomma, ha spazzato via una delle ultime illusioni del nostro tempo: quella su quanto perfetta e bella la vita possa essere, e su come sia un diritto universale pretenderlo sempre. Compreso il fattore finanziario: le restrizioni hanno creato, e stanno continuando a creare, forte preoccupazione e instabilità, e in tutte le situazioni di crisi economica dal Secondo dopoguerra a oggi il numero di divorzi è sempre aumentato. A peggiorare le cose c’è una caratteristica di questa epidemia: ha colpito di più chi già aveva un lavoro precario, mentre chi stava già piuttosto bene se l’è cavata meglio, fra una corsetta nell’attico e una villa in campagna, o addirittura ha guadagnato. La riduzione di liquidità e la necessità di intaccare i risparmi che magari erano messi lì da parte per un bel viaggio, o per l’auto nuova, o lo stage all’estero del figlio, con l’obbligo di dare diverse priorità rispetto a prima alle spese, crea ulteriori tensioni a casa. Un tanto di pioggia in più che cade, a inizio 2021, sulla testa delle politiche per la famiglia: per dare un segnale forte di supporto alle coppie, secondo gli studiosi di demografia, sarebbe necessario tornare il più possibile a una vita normale. E invece i figli, fino al 31 gennaio, restano a casa da scuola.
[r.s.]


