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sabato, 3 Dicembre 2022

Enzo Bearzot, 10 anni senza il ‘’Vecio’’. Perchè oggi è un esempio da seguire?

21.12.2020 – 08:00 – Sono già passati dieci anni esatti da quell’ormai lontano 21 Dicembre 2010 quando nella sua dimora meneghina, sita nel Quartiere Vigentino, è spirato Enzo Bearzot, ex calciatore ed allenatore friulano che negli anni ‘80 portò l’Italia a laurearsi Campione del Mondo al Mondiale di “Spagna 1982”. Soprannominato “Vecio” dal giornalista polesano Giovanni Arpino, Bearzot nacque ad Aiello del Friuli, in Provincia di Udine, nel 1927. Dopo aver giocato durante l’adolescenza nella locale squadra di paese, nel 1946 si accaserà alla Pro Gorizia, allora militante in Serie B. Dopo un biennio tra le file dei biancoblu isontini, con i quali totalizzerà 39 presenze e 2 reti, grazie alle sue qualità sportive sarà notato dagli osservatori dell’Internazionale Milano. Bearzot lascerà quindi la sua Regione natale per aggregarsi ai nerazzurri; esordirà con la maglia del biscione il 21 Novembre 1948, in un Inter-Livorno vinto per 3 reti a 1. Nel 1951, dopo un triennio passato all’ombra del Duomo, si trasferirà a Catania, nuovamente in Serie B, collezionando 95 presenze e 5 gol. Nel 1954, sarà ingaggiato dal Torino, alla ricerca di nuovi talenti per ricostruire una rosa competitiva in seguito al tragico episodio dell’incidente aereo di Superga. In 2 stagioni da titolare giocherà 65 partite, mettendo tuttavia a segno una sola rete. Dopo una poco prolifica stagione nuovamente tra le file dell’Inter, l’anno seguente farà ritorno a Torino. Qui, dopo 164 presenze e 7 gol nel 1964 concluderà la sua carriera da giocatore. Da calciatore Bearzot ha disputato 251 partite nella massima serie, di cui 46 con l’Inter e 205 col Torino. Inoltre, ha maturato anche una presenza in Nazionale contro l’Ungheria, nel Novembre del 1955.

La carriera da allenatore:

Durante la sua carriera da allenatore Enzo Bearzot otterrà le sue più grandi soddisfazioni professionali. La sua ascesa in panchina inizierà nel 1964, a Torino, dove intraprenderà un anno di apprendistato tecnico prima come preparatore dei portieri e poi come assistente di Nereo Rocco. Nella stagione 1968-1969, Bearzot diventerà allenatore del Prato, club militante in Serie C. Successivamente, entrerà a far parte dei quadri federali prima come Commissario Tecnico della Nazionale Under 23 e successivamente come assistente di Ferruccio Valcareggi sulla panchina della Nazionale maggiore.

Nel 1975, in seguito al mondiale di “Germania Ovest 1974”, sarà nominato CT a tutti gli effetti. La sua carriera sulla panchina azzurra, tuttavia, non inizierà nel migliore dei modi. Nel 1976, infatti, la selezione di Berazot fallirà la qualificazione all’Europeo di Jugoslavia, scatenando le critiche e i mugugni di stampa e tifosi. Inizierà a raccogliere i suoi primi frutti solo alcuni anni più tardi, nel 1978, in occasione del Mondiale di Argentina e nel 1980, all’europeo di “Italia 80”, dove la compagine azzurra terminerà la sua corsa, in entrambe le manifestazioni, in quarta posizione.

Il Mondiale di Spagna ’82:

Nonostante i buoni risultati conseguiti negli anni passati, il Mondiale di “Spagna 1982” non inizierà sotto i migliori auspici. Bearzot, infatti, sarà di nuovo aspramente criticato dalla stampa per alcune scelte ritenute controverse, come la convocazione di Paolo Rossi, reduce dalla squalifica per uno scandalo di calcio scommesse, (Bearzot credeva ciecamente nell’innocenza del toscano spronandolo a proseguire con intensità gli allenamenti nei due anni di squalifica, ndr). I modesti risultati nella prima fase indurranno Bearzot e la squadra ad introdurre la novità del “silenzio stampa”. Nella seconda fase, invece, la squadra apparrirà letteralmente trasformata dalla forza morale del gruppo e da alcuni cambiamenti tattici e di formazione operati da Bearzot, come l’inserimento tra i titolari di Gabriele Oriali, di un giovane Giuseppe Bergomi, e infine all’esplosione di Paolo Rossi. Gli Azzurri sconfiggeranno in successione l’Argentina (2-1), il Brasile (3-2), la Polonia (0-2 in semifinale) e la Germania Ovest (3-1 in finale) entrando di diritto nella storia del grande calcio assieme ai suoi ragazzi. La Nazionale italiana di quel Mondiale, infatti, sarà l’unica squadra nella storia a battere una dopo l’altra le detentrici dei tre precedenti titoli, ossia Brasile (Campione nel 1970), Germania (Campione nel 1974) e Argentina (Campione nel 1978).

Enzo Bearzot portato in trionfo dai ragazzi dopo la conquista del titolo mondiale (Foto: FIGC).

Nei mesi successivi, nonostante il trionfo ottenuto in terra iberica, Bearzot a causa del grande affetto per i suoi campioni del mondo, non volle apportare drastici cambiamenti alla rosa azzurra, mancando così la qualificazione all’Europeo del 1984. In seguito, nonostante avesse un contratto in scadenza appena nel 1990, presenterà le sue dimissioni.

Nel 2002, riavvicinatosi al mondo del Calcio, assumerà il ruolo di Presidente del Settore Tecnico della FIGC, carica che ricoprirà fino al 2005.

Morirà nel 2010, all’età di 83 anni; sarà sepolto presso il Cimitero di Paderno d’Adda.

Perchè oggi Enzo Bearzot può essere considerato un modello da seguire?

Quello di Spagna 1982, passato alla storia con l’appellativo de “Il Mondiale delle Polemiche” è stato per Bearzot quello che per un artista potrebbe essere considerato il suo capolavoro assoluto, l’atto ultimo di un uomo che, inseritosi con non poche difficoltà nei ranghi federali, era riuscito a riportare una Nazione sul tetto del mondo dopo ben 44 anni di derisioni e fallimenti. Quell’11 Luglio 1982, quando l’Italia scese in piazza per festeggiare, Bearzot non aveva ancora compiuto 55 anni ma gli era già stato dato del “Vecchio”. In quel periodo in Italia si scendeva in piazza per ben altri motivi; erano infatti gli anni di piombo, erano i mesi dell’agguato al sindacalista Pio La Torre, dell’invio anticipato in Sicilia del Generale Dalla Chiesa per contrastare Cosa Nostra e della Marcia dei Quarantamila. Bearzot, con il suo orgoglio e la sua straordinaria umanità, era riuscito a compiere il miracolo, proprio nel momento in cui il Paese aveva estremamente bisogno di qualcosa nella quale tornare a credere, risollevando il morale del Popolo.

Come ci riuscì? Semplicemente cercando di trovare il lato positivo e le qualità in qualsiasi cosa, in particolare nei suoi ragazzi, nei quali le qualità erano di gran lunga maggiori rispetto ai difetti.

Oggi, in un Italia fortemente funestata e martoriata, tanto socialmente quanto economicamente, dalle conseguenze del Covid-19, la favola dei ragazzi del ‘82, uscita dalla “penna” di Bearzot, è una storia da prendere a modello, una storia alla quale vale la pena ispirarsi per incominciare a riguardare con positività verso il futuro, cercando di trovare dentro di noi capacità e risorse che fino ad oggi non abbiamo mai pensato di avere. Per farlo, tuttavia, sarà necessario mettere da parte l’egoismo e l’individualismo che ci domina e che attanaglia l’attuale società, facendo spazio a valori come la generosità, la fiducia e la voglia di fare qualcosa di buono nel nome del bene comune. Gli stessi valori nei quali con molta probabilità Bearzot ha creduto alla vigilia del Mondiale 82. Valori che in questo periodo di emergenza sanitaria abbiamo ritrovato in medici, infermieri, operatori sanitari, ma anche imprenditori, volontari e cittadini comuni; uomini e donne che, nonostante le asperità, hanno continuato a lavorare con coraggio e abnegazione, spinti dal vero amore per il proprio mestiere, per il prossimo e per la salute di un’intera Nazione. Oggi, tutti noi dovremmo essere un po’ Bearzot.

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