20.12.2020 – 15.31 – Il premier Boris Johnson, pur confermando una rapidità di diffusione per il ceppo inglese di Coronavirus scoperto negli ultimi giorni maggiore fino al 70 per cento, ha tranquillizzato l’opinione pubblica del Regno Unito comunicando che il Sars-CoV-2 anglosassone non è diventato più pericoloso e non c’è variazione, perlomeno per ora, delle categorie a rischio o dell’infettività. Una diffusione così veloce, capace di far variare l’indice ‘R’ anche dello 0,4 per cento, può però mettere in dubbio, e anche questo è stato confermato, non l’efficacia dei vaccini in fase di distribuzione, ma la loro capacità di poter portare con rapidità all’immunità di gregge: questo vorrebbe dire avvicinarsi ancora di più alla possibilità di dover affrontare il virus che può causare il Covid-19 (occorre sottolineare ancora una volta che risultare positivi al virus non vuol dire ammalarsi) proprio così come si fa per l’influenza, vaccinandosi, nei confronti delle sue varianti, ogni stagione.
Bloccare i voli da e per il Regno Unito, come ha appena annunciato il ministro Luigi Di Maio, serve a qualcosa? Gli scienziati e l’OMS dicono di no. L’inefficacia dei metodi di contenimento come quello appena messo in atto da Di Maio, se non c’è adeguata e precisa capacità di tracciamento, è già stata ampiamente dimostrata in febbraio e in altre occasioni precedenti, con altre malattie: la nuova variante di virus, che potrebbe essere già presente anche in Italia, se non lo è arriverà semplicemente attraverso altre rotte, magari portato in un camion, e si perderà l’occasione di uno screening all’ingresso, allo stesso tempo creando maggior confusione e panico, e ce ne sono già in abbondanza. Il virus inglese è un Coronavirus mutato? Sì. Mutare e adattarsi, come hanno ricordato gli epidemiologi inglesi, è del resto quello che i virus fanno: le mutazioni sono a volte lievi e non portano a nessuna variazione nel comportamento, a volte migliorative e rendono il virus in grado di vivere nel suo ospite senza dargli alcun disturbo, e a volte peggiorative, come in questo caso, anche se l’aggettivo potrebbe ribaltarsi perché una diffusione più rapida senza alterazione nelle conseguenze non esclude il risolversi in una popolazione maggiormente immunizzata per via naturale, e quindi nella scomparsa del virus stesso, che non riuscirebbe più a passare in nuovi ospiti vista proprio la rapidità di contagio.
Non si tratta della prima mutazione: c’è già stato il “ceppo spagnolo”, e precedentemente quello italiano.
Sono due i motivi principali per i quali la comunità scientifica tiene ora sotto controllo la mutazione. Il primo è che il livello di presenza del virus mutato è più alto nei focolai in cui il numero di casi è alto, e il virus potrebbe aver acquistato una capacità di infettare le persone in un tempo ancora minore (sembra in pochi minuti). Il secondo è scoprire la ragione del perché la mutazione sia avvenuta: secondo il professor Nick Loman, del consorzio Covid-19 Genomics UK, intervistato da BBC, il Coronavirus ha un numero “sorprendentemente alto di mutazioni”, molte di più di quelle che i ricercatori si attendevano: ruotano attorno al comportamento dell’ormai nota “proteina Spike”, attraverso la quale il virus entra nel nostro organismo: nella variante di virus che ha ora diffusione più rapida potrebbe essere intervenuto qualcosa proprio legato a questa proteina, ed è un adattamento diverso dagli altri già verificatisi.
Tutti e tre i vaccini che sono in fase di rilascio e distribuzione insegnano al nostro corpo a difendersi dalla proteina Spike: ecco che, se il comportamento della stessa dovesse essere diverso nella nuova variante che si sta diffondendo, ci sarebbe ampia giustificazione alla preoccupazione degli scienziati. Si teme inoltre che gli anticorpi presenti nelle persone che sono già state contagiate o che sono state vaccinate siano meno efficaci contro la variante stessa. Occorreranno però ancora studi e ricerche in laboratorio per saperne di più: troppo presto per dire qualsiasi cosa, perché il nostro corpo sa funzionare meglio di un laboratorio e può già imparare da solo come attaccare più parti della proteina stessa, difendendosi. Da qui la convinzione degli scienziati stessi che l’eccessivo allarme non sia in questo momento giustificato: da quando il Coronavirus è comparso (o per meglio dire, è diventato noto a Wuhan), è mutato già circa due volte al mese. La politica però, sul treno del panico, è già salita, con le dichiarazioni di “epidemia fuori controllo” e di “pronti a usare l’esercito”: ed è accompagnata dai media.
[r.s.]


