13.11.2020 – 12.00 – Sergio Bologna, presidente di A.I.O.M. (Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi), esperto di economia marittima e portuale, è intervenuto qualche giorno addietro sulle prospettive future del Porto di Trieste durante una videoconferenza dal breve e agile titolo de “La pandemia da Covid-19: geopolitica ed economia del Mare. Quali i cambiamenti intervenuti/prevedibili sulla politica mondiale, sui traffici marittimi internazionali e locali, sulla logistica ed il mondo del lavoro?“. L’evento è stato organizzato dal Propeller Club Port of Trieste ed è stato seguito dall’Ansa Mare.
Sergio Bologna va controcorrente e sul rapporto Trieste-Pechino, già in realtà invalidato dal riassetto dell’Italia a favore del blocco occidentale, spara ad alzo zero: “Occorre uscire dall’ubriacatura della “via della seta”. Trieste non deve dare ad essa un’importanza particolare, che invece deve riservare al suo hinterland, ossia Austria, Baviera, Repubblica Ceca e Slovacca. Perché se quest’area è in salute, produce, importa ed esporta, anche lo scalo triestino ne beneficia. Area, tra l’altro che ha delle ottime previsioni di crescita del Pil nel 2021″. Sempre in quest’ambito si dovrebbe investire su “una ‘via dell’automotive’ che parte dalla Germania, che investe Trieste“.
L’opinione di Bologna sull’hinterland lascia perplessi, perché l’espansione nei territori dell’Europa centrale non esclude la Via della Seta; anzi i due vanno di pari passo. E’ inevitabile per un porto quale Trieste stringere accordi e intese in quest’ambito; ed è in realtà un’operazione già in corso. Proprio i collegamenti di Trieste con la Germania e con l’Europa orientale l’avevano resa “interessante” agli occhi della Cina. I due settori non si escludono, ma si supportano reciprocamente; a sua volta proprio l’interesse di Amburgo è in relazione all’export della Germania verso la Cina. E tra gli accordi della Via della Seta c’era proprio il rafforzamento portuale della Slovacchia, con un terminal a Kosice.
[z.s.]


