Immigrazione, Fedriga: ripensare politiche su arrivi irregolari e controllo dei confini

09.11.2020 – 18.00 – Il ripensamento delle politiche di controllo dell’immigrazione irregolare e dei confini è stato il tema al centro dell’intervento del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga nel corso dell’audizione informale in videoconferenza della I Commissione Affari costituzionali della Presidenza del Consiglio, nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 2727, di conversione del decreto legge n. 130 del 2020, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare.
Fornendo un quadro della situazione in cui versa attualmente il territorio regionale attraverso i dati relativi agli ingressi sul territorio (aggiornati al 18 ottobre 2020), è stato evidenziato “un forte aumento a partire dal mese di aprile per un totale di 9935 rintracci e 4535 arrivi: numeri molto consistenti soprattutto se parametrati a una popolazione di 1 milione e duecentomila persone. Le reimmissioni sono state 1321, mentre le espulsioni sono state 1124 molte delle quali, come noto, non si riescono a effettuare”. Una situazione che lo stesso Fedriga ha definito di “costante allarme”.

Preoccupazione è stata poi espressa in merito ad alcuni aspetti presenti nel provvedimento approvato dal Governo: innanzitutto, quello riguardante l’introduzione della protezione speciale. “Se è vero che la dottrina specifica di questa misura andrebbe a riguardare profili dettagliati” ha affermato Fedriga, “è anche vero che già a suo tempo la protezione umanitaria doveva occuparsi di casi limitati ma di fatto venne utilizzata in modo molto diffuso”. Una situazione, ha spiegato, che rischierebbe di “avere effetti devastanti sul territorio per quanto riguarda il numero di persone accolte”.
In secondo luogo, un’ulteriore criticità evidenziata è stata quella riguardante il ri-potenziamento dell’accoglienza diffusa, che rischia di “rendere sempre più difficile garantire il controllo del territorio e la sicurezza dei cittadini”.
“Pare si voglia restituire centralità agli enti locali anche per quanto riguarda le forme di protezione allargata“, ha affermato il governatore, che si rivolgerebbe così non solo “ai minori stranieri non accompagnati che hanno diritto alla protezione internazionale, ma anche ai richiedenti asilo e ai titolari di permesso di soggiorno che possono ottenere appunto protezione per cure mediche, per condizioni sociali, per violenze domestiche, per calamità naturali, per particolare sfruttamento lavorativo, per atti di particolare valore civile e per casi speciali”.

In tal senso, ha evidenziato, la situazione rischierebbe di diventare insostenibile in termini di spesa per gli enti locali stessi: “lo Stato garantisce al singolo Comune 45 euro al giorno per ogni minore straniero non accompagnato, ma queste risorse non sono sufficienti” ha infatti ricordato. “La Regione, nonostante non sia sua competenza, solo nel secondo trimestre 2020 ha garantito ai Comuni 2 milioni di euro in più per i minori stranieri non accompagnati. Quasi 300mila euro sono stati stanziati invece per i neomaggiorenni e quasi 200mila euro per l’emergenza sanitaria che ha sancito per queste persone il blocco degli spostamenti durante il lockdown“.
“Già è difficile garantire l’accoglienza diffusa in una situazione di normalità, lo è ancora di più oggi che stiamo vivendo una grave crisi di carattere sanitario” ha continuato “Inoltre, abbiamo visto che chi è entrato irregolarmente sul territorio nazionale molto spesso ha una scarsa propensione al rispetto della quarantena o ancor peggio delle regole di isolamento in caso di positività”. “Il controllo in una situazione di accoglienza diffusa spalmata su diversi comuni diventa molto complicato” ha aggiunto “perché, di fatto, le forze dedicate a questo non sarebbero mai sufficienti. Il risultato sarebbe quello di non controllare chi riesce ad entrare irregolarmente nel nostro Paese, fatto ancor più grave in un periodo di pandemia”.

Sulla questione dei minori stranieri non accompagnati, Fedriga ha inoltre evidenziato una seria problematica relativa al definire l’effettiva minore età di chi fa ingresso in Italia: “Sui 545 minori stranieri non accompagnati che abbiamo registrato complessivamente fino a giugno 2020, ben 401 avevano 17 anni, mentre nessuno aveva una età compresa fra 0 e 11 anni. Un aspetto, ha aggiunto, che andrebbe “considerato in sede di conversione del decreto, approvando misure più stringenti al fine di individuare veramente i minorenni che hanno diritto a una maggiore tutela.” Tra le altre criticità del provvedimento del Governo, inoltre, quella “data dal nuovo obbligo di iscrizione all’anagrafe e dal rilascio della carta d’identità che graverebbe sull’operato dei Comuni”.

In termini di sicurezza, ha inoltre ricordato il governatore, “non va scordato quanto accaduto alla Caserma Cavarzerani di Udine con gli interventi delle forze dell’ordine dopo che il Comune di Udine aveva dichiarato la quarantena per alcuni casi di Covid. Sono strutture dove bisogna fare particolare attenzione per fermare la diffusione del contagio” ha affermato, illustrando le misure e le forze messe in campo per il controllo della caserma.
Ad essere ribadito, infine, come nonostante l’attuale chiusura del confine con la Slovenia, il flusso di immigrati non si sia fermato “e il presidio degli oltre 200 chilometri che separano l’Italia dalla Slovenia continua a presentare forti criticità” in particolare, anche a causa dell’aumento degli ingressi tramite mezzi e non più attraverso i sentieri sul Carso, fenomeno che, ha concluso, “ha portato al rintracciamento di immigrati irregolari in territori più distanti dalle aree di confine”.

n.n

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