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martedì, 4 Ottobre 2022

Il Rosso, e il Blu: chi vince in America? Per ora e ancora per giorni, nessuno. Politica atomizzata

04.11.2020 – 20.47 – Negli USA, chi vince? Blu o Rosso, Biden o Trump? “Forse non tutti sanno che”, titolo di una famosa rubrica d’altri tempi, riassume bene la situazione: in realtà questa sera negli Stati Uniti non vince nessuno, perché non si vince oggi: il sistema elettorale americano è profondamente diverso dal nostro (né migliore, né peggiore: diverso, e molto lontano da noi non solo in termini di chilometri), e quella della “notte elettorale americana” è solo una tradizione sviluppatasi nel corso del tempo. Non c’è nessun obbligo legale di annunciare un vincitore oggi, e i numeri sono solo proiezioni fatte dai media: il conteggio non si completerà stasera e i voti postali, per essere contati e verificati tutti, richiederanno diversi giorni. La bilancia potrebbe benissimo spostarsi da Trump a Biden e viceversa ancora altre volte, a sottolineare l’incertezza, la mancanza di una vera e propria maggioranza e la divisione praticamente netta, cinquanta a cinquanta, fra le opinioni dei cittadini statunitensi. Un nuovo segnale di quell’atomizzazione dell’elettorato che è un fatto ormai reale, con cui confrontarsi e di fronte al quale occorre reimparare a far politica.

La certificazione del risultato verrà solo fra qualche settimana e gli Stati Uniti potrebbero andare avanti senza il nome del nuovo presidente, come estremo limite, fino al 20 gennaio, mese in cui comunque il mandato di Trump decadrebbe, per passare – sempre se non dovesse esserci un vincitore – nelle mani di Nancy Pelosi in quanto Speaker del Congresso: fatto finora senza precedenti storici. Gli Stati Uniti hanno 538 collegi (definiamoli in questo modo, anche se è più complesso: il sistema è sancito dalla Costituzione e non è mai stato finora modificato) dai quali uscirà una preferenza o per i repubblicani, o per i democratici, e con 270 si vince. E negli Stati Uniti chi vince piglia tutto, e va alla Casa Bianca: niente lunghe discussioni di fronte al Presidente della Repubblica. Ma c’è ancora tempo, Trump potrebbe contestare i risultati (anzi, questo è praticamente certo; ma anche Joe Biden è pronto a farlo, ed entrambi i candidati hanno il diritto di chiedere il riconteggio, inoltre i voti postali potrebbero venir contestati in sede legale), ed è possibile persino un pareggio: quindi ciascuno dei candidati potrebbe finire per avere 269 preferenze a testa. A quel punto, sarebbe il Congresso a decidere. Difficilissimo; non impossibile, però. Insomma una gran confusione, quella di questa elezione americana, con una certezza: Trump non ne uscirà perdente. Anche se non sarà più presidente, infatti, al di là delle opinioni ha già dimostrato ai suoi avversari quanto sbagliati fossero i loro calcoli e quanto distanti dalla realtà le opinioni di chi lo dava per spacciato. Un po’ malconci ne escono invece i democratici, che hanno visto larghe fasce di elettori tradizionalmente a sinistra, come quelli della comunità latino americana, spostarsi verso Trump, spesosi in sostegno dell’economia, oppostosi alla Cina e che ha riportato a casa il lavoro finito oltreoceano. Insomma Trump sa ancora parlare alla pancia della gente e parla in modo semplice: e questo, dall’altra parte, a quanto sembra continua a mancare. Per ora è tutto, e siamo 50.2 per il Blu, e 48.2 per il Rosso: “A house divided cannot stand”. Per l’Europa, non andrà bene in nessun caso.

[r.s.]

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Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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