29.11.2020 – 15.10 – È una protesta sia contro il fine, limitare la libertà dei cittadini e il diritto di cronaca, che i mezzi, le forze di polizia e l’estensione del potere delle stesse, quella che agita da ieri la Francia ancora in pieno lockdown. Protestano, i francesi, contro la proposta di nuova legge sulla sicurezza generale attualmente in discussione al parlamento, e l’ipotesi che la stessa possa impedire la possibilità di filmare e documentare le azioni dei poliziotti, in particolare dopo le violenze dell’ultimo periodo culminate nel pestaggio del produttore musicale di colore Michel Zecler e lo sgombero di un accampamento di migranti e senzatetto a Parigi ordinato dal prefetto Didier Lallement, nel corso del quale sono stati aggrediti anche numerosi giornalisti con immagini e video diventati virali sui Social media.
Ed ecco che la protesta dei cittadini francesi, che inizialmente avrebbe dovuto essere confinata per ordine di Lallement stesso a Place de la Republique (luogo dell’intervento di sgombero) si è poi estesa, trasformandosi in una marcia dalla piazza fino al luogo simbolo della Bastiglia grazie alla decisione di un tribunale amministrativo di Parigi di annullare l’ordine della prefettura. Organizzatore della protesta è il collettivo “Fermate la legge di sicurezza globale”, composto da giornalisti e dai loro sindacati, da esponenti della sinistra parlamentare e sindacale, dalle organizzazioni per i diritti umani e dagli attivisti in materia di libertà civili: non c’è solo la sinistra, in ogni caso, perché più di 100 fra politici e pubblici ufficiali, anche della polizia, hanno aderito secondo i media alla protesta. La richiesta è quella di ritirare gli articoli 21 e 22 della legge proposta, che contengono punti relativi alla sorveglianza di massa attraverso nuove tecnologie, e l’articolo 24, che punirebbe la pubblicazione, definita nella proposta di legge con l’aggettivo “maliziosa”, di immagini di poliziotti impegnati in azione. Il collettivo di protesta chiede anche la soppressione dello schema di regole di polizia annunciato nel settembre scorso dal Ministro dell’interno francese Gerald Darmanin, che costringe i giornalisti ad allontanarsi durante le dimostrazioni e proteste pubbliche quando questo viene loro ordinato dagli agenti, impedendo di fatto il diritto di cronaca e la documentazione delle proteste stesse: se la proposta dovesse passare, documentare la condotta e le eventuali violenze della polizia francese diventerebbe illegale.
Il governo francese ha assicurato che la proposta di legge, che dovrebbe venir presentata al Senato in dicembre, sta venendo emendata in modo da garantire la libertà di stampa. Per quanto riguarda la risposta del Ministero dell’interno francese in merito alle violenze nei confronti dei giornalisti, però, non ci sono state al momento grandi spiegazioni: il giornalista picchiato e ripreso nei video, reporter della testata Brut, secondo il ministro Darmanin “non si sarebbe presentato alla polizia prima della manifestazione per ottenere il permesso”, come fatto invece da altri colleghi: una risposta inquietante, non fosse altro perché nessuna legge francese, e più in generale europea, prevede che i giornalisti ottengano il permesso delle forze dell’ordine prima di svolgere il loro lavoro in caso di proteste pubbliche. La prefettura di Parigi, sull’onda dello scandalo provocato dai video, visti su Internet, in poco tempo, da più di 15 milioni di persone (13 milioni solo su Twitter), ha comunque avviato un’indagine e chiesto di sospendere gli agenti coinvolti nell’episodio a titolo precauzionale. Il presidente Emmanuel Macron ha definito “vergonose” le immagini dei pestaggi da parte della polizia e chiesto al governo “rapide proposte” per risolvere la situazione; l’ha già fatto almeno in due occasioni quest’anno, sia in occasione degli scontri con i Gilet gialli che a seguito dell’ondata di proteste seguita alla morte di George Floyd, ripresa essa stessa in diretta, con il cellulare, dai cittadini statunitensi che si trovavano sul posto. Cecile Coudriou, presidente di Amnesty International in Francia, ha dichiarato a CNN: “Se le persone non possono filmare nulla nel momento in cui la polizia può fare un uso a volte illegale della forza, ebbene, questo manda un messaggio molto preoccupante. Da una parte si chiede ai cittadini di accettare di essere filmati con il pretesto della sicurezza e del non aver niente da temere se non hanno fatto nulla di sbagliato, e allo stesso tempo la polizia rifiuta di essere filmata, cosa che è un diritto in qualsiasi democrazia del mondo”. Un diritto sempre più sotto assedio.
[r.s.][foto di repertorio: sgombero dei senzatetto a Parigi]


