Amazon: la rovina dei negozi? Trapani: ”Impossibile fargli concorrenza; per aiutare, fate acquisti in città”

19.11.2020 – 16:27 – Con l’avvicinarsi del Natale, le campagne pubblicitarie del colosso dell’E-Commerce per eccellenza, Amazon (società statunitense con base a Seattle) si fanno sempre più insistenti: lo spettatore, nonché potenziale cliente, viene invitato ad effettuare per tempo gli acquisti per i regali di Natale. Acquisti on-line, di oggetti e beni di consumo di ogni tipo, dai libri (il prodotto che ha visto Amazon stessa debuttare sul mercato) all’elettronica anche specializzata e di fascia alta, fino ad arrivare all’abbigliamento, allo sport, alle torte variegate al cacao, alla Serenoa per la prostata per concludere con preservativi e Sex toys. Sembra un vero e proprio assalto finale ai cosiddetti negozi di vicinato, già fortemente penalizzati dai debiti contratti durante la pandemia e dalla riduzione del loro fatturato a causa del numero fortemente minore di clienti circolanti nei centri cittadini: parliamo di ordini di grandezza, e non di poche unità. Se, da un lato, anche i consumi e le produzioni italiane potrebbero beneficiare del commercio online, dall’altro ci sono un danno enorme per il commercio al dettaglio tradizionale e una palese lesione della capacità di fare concorrenza e degli equilibri di mercato. Una concorrenza ritenuta sleale; Franco Rampelli, di Fratelli d’Italia, non esita a dire: “Va stroncata sul nascere. “Il negozio è un presidio comunitario oltre che un’attività economica, una luce accesa nelle periferie o nei piccoli centri poco abitati; è la resistenza, quindi, alla desertificazione sociale. Senza considerare che riducendo la vitalità all’interno delle strade urbane non si fa altro che spianare la strada all’ascesa della criminalità”.

Per comprendere meglio la situazione, soprattutto in ambito locale, ci siamo rivolti a uno dei protagonisti del mondo del commercio al dettaglio del territorio giuliano, Fulvio Trapani, titolare della storica Coltelleria Fantona di Via Gallina 4 a Trieste, responsabile per il piccolo commercio ed esponente del Comitato Trieste Centro.

Nelle ultime settimane, Amazon ha dato il via nel nostro paese e più in generale in Europa alla campagna pubblicitaria dedicata al cosiddetto “Black Friday” di fine novembre, diversi esponenti della politica locale e nazionale si sono immediatamente mobilitati per dire no. Lei, da negoziante, che idea si è fatto a riguardo?

“Da negoziante posso affermare che Amazon ci sta facendo una concorrenza sleale per diversi motivi: il primo risiede nella quantità irrisoria di tasse che paga, non paragonabile alla nostra, il secondo, invece, va ritrovato nel volume d’affari. Se nel mio negozio in una giornata entrano 10 persone ed ognuna compra un prodotto, io sono contento. Amazon in un giorno vende 2000 volte lo stesso articolo solo in Italia: in altre parole, il ricarico che per forza di cose devo fare io, lui può anche non farlo. In terzo luogo, ci sono prodotti venduti nei negozi che non possono essere concorrenziali in nessuna maniera: spesso il nostro prezzo di acquisto dell’oggetto è superiore al prezzo di vendita finale pubblicato da Amazon. In queste situazioni non c’è alcun modo di competere”.

Acquisti on-line che vanno di pari passo ai pagamenti elettronici?

“Il governo sta spingendo, non so se in maniera consapevole o meno, affinché la gente prediliga gli acquisti online. Quando il governo afferma che per evitare il rischio di contagio da Coronavirus bisogna preferire i pagamenti con carte e non con il contante, secondo me dice una grossa assurdità. Lo scopo, a mio modo di vedere le cose, è quello di abituare il cittadino a pagare con le carte di credito e le carte prepagate, al fine di far guadagnare gli istituti bancari attraverso i costi di commissione e far prendere alle persone dimestichezza con gli acquisti rapidi per via telematica. Così si perde di vista il valore del proprio denaro”.

Che conseguenze potrebbe avere, sulla società, l’incentivazione all’utilizzo dell’E-Commerce?

“Incentivare gli acquisti online, spingendo verso la nascita di un commercio globale, a mio modo di vedere le cose porterà ad annullare le naturali differenze tra popoli. Fino ad un secolo fa, era impensabile vendere lo stesso identico prodotto ad un italiano, ad un tedesco o ad un cinese, in quanto ogni cliente di ogni popolazione aveva gusti, idee e necessità diverse. Oggi, invece, Amazon vende lo stesso articolo in tutte le nazioni, uniformando così gli acquisti e omologando i cittadini di paesi con usanze e culture diverse. In televisione, negli ultimi mesi, sono comparse diverse pubblicità di altrettante aziende che invitano il cittadino ad effettuare la spesa alimentare via Internet o via telefono, senza recarsi quindi di persona al supermercato. Se questa pratica dovesse riscontrare un buon seguito, molto probabilmente nei prossimi anni anche Amazon istituirà tale servizio: abbiamo già visto quanto accaduto nel settore dei libri”. [Amazon è in grado di stampare la singola copia di un libro a richiesta; a Seattle, ha aperto una libreria fisica in cui vengono offerti gli stessi titoli ordinabili online e con gli stessi prezzi dal valore variabile in base a portata di vendita e disponibilità. Competizione che le librerie indipendenti non riescono a sostenere NdR].

Astenersi, quindi, dagli acquisti on-line? Lo ritiene possibile?

“No, non è possibile e con questo non voglio dire che non bisogna comprare niente su Amazon; io stesso utilizzo i suoi servizi. A volte ci sono prodotti che nei negozi sono introvabili, che vale la pena acquistare online: penso a dvd, o a prodotti e libri di nicchia. Tuttavia non possiamo permetterci di acquistare online qualsiasi prodotto o bene: se così facessimo le nostre città morirebbero in un batter d’occhio. Il problema, tuttavia, non è Amazon in sé: è un’azienda ed in quanto tale, se ha la giuste capacità per esercitare globalmente la sua potenza di fuoco è giusto che la eserciti. Il problema sono i governi nazionali, che in questo periodo di emergenza sanitaria non stanno facendo nulla per regolamentare questo fenomeno. In maniera più o meno complice, stanno portando la gente ad isolarsi”.

Voi, come impresa, negli ultimi nove mesi avete accusato grosse perdite? In particolare, alcuni settori di vendita al dettaglio, soprattutto quelli dedicati allo svago e al divertimento, hanno avuto cali di oltre il 90 per cento.

“Fortunatamente, nonostante il virus e il primo lockdown, io non ho avuto particolari perdite, grazie soprattutto ad alcuni prodotti sempre utili e richiesti presenti nel mio negozio, come rasoi, forbici e coltelli. Tuttavia ci sono miei colleghi operanti in altri settori di vendita al dettaglio, come i rivenditori di abiti da sposa o di articoli da cerimonia, che con l’impossibilità di celebrare feste ed eventi hanno subito perdite dal 60 al 100 per cento. In ogni caso vorrei ricordare che nonostante ciò, in questo momento, i loro negozi continuano ad essere aperti”.

Da commerciante, quali sono le sue paure in questo periodo di incertezza economica?

“Allo stato attuale delle cose, oltre allo spopolamento delle vie del centro, ciò che mi spaventa maggiormente è la sensazione che si stia cercando di diffondere appositamente terrore e smarrimento tra i cittadini. Così facendo, la gente non esce più di casa, non entra nei negozi e non spende, decidendo così di reperire i propri beni necessari solo via Internet. Io non sono né un complottista, né uno di quelli che nega la serietà della situazione sanitaria, e ci tengo a sottolinearlo. Tuttavia, se si fa uno più uno, qualche dubbio a riguardo credo sia legittimo porselo. Stanno annullando anche qualsiasi tipo di spettacolo o evento culturale: la cultura è fondamentale per tenere allenata la capacità di pensare ed agire delle persone. Chiudendo musei, cinema e teatri queste capacità vengono meno; questo si che mi spaventa. Sembra che l’idea sia quella di creare una società in cui la gente non pensa: una società di persone omologate l’una all’altra, dove chi prova a dire la sua viene etichettato e discriminato in quanto visto come minaccia per il benessere dei più. Di conseguenza, così facendo, potrebbe veramente concretizzarsi l’obiettivo delle grandi multinazionali: la creazione della figura del perfetto consumatore, identico per capacità, necessità e gusti, indipendentemente dalla propria cultura e nazione d’appartenenza’’.

Nel post lockdown, il 19 Maggio scorso, il Governo ha approvato il cosiddetto Decreto Rilancio. In questi giorni, invece, si è deciso di intervenire tempestivamente con un ulteriore supporto economico attraverso l’approvazione del Decreto Ristori. Avete ottenuto quanto promesso dallo Stato? Credete sia utile a garantire la salute delle piccole e medie imprese italiane?

“Nelle scorse settimane ho ottenuto i contributi del Decreto Rilancio e il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. Dal Decreto Ristori però non riceverò nulla, in quanto il mio negozio è attualmente aperto, e questo, assurdamente, mi penalizza. Credo che il discorso fatto da Giorgia Meloni a tutela dei commercianti sia molto più valido: dare i contributi in base alla differenza di fatturato tra il corrente mese e quello dello scorso anno credo sia un buon modo di procedere per aiutare gli esercenti a sopravvivere”.

Cosa ne pensa della proposta di Silvio Berlusconi di congelare per un anno tutte le tasse dei proprietari di impresa?

“L’idea di Silvio Berlusconi non mi dispiace affatto; più che congelare le tasse, però, io annullerei per un anno quelle più onerose da pagare, ad esempio l’IMU. Annullarle tutte credo sia utopistico, nonché controproducente: uno Stato non può sopravvivere senza le entrate tributarie. Un compromesso più che funzionale potrebbe essere cancellare i debiti individuali creati dal Covid-19, aiutando i commercianti a non farne di altri. In ogni caso una cosa è certa: in questo periodo di emergenza non è il momento di risparmiare ma anzi, è il momento giusto per spendere e far girare l’economia. Se i negozi dovessero chiudere, sarebbe una immane tragedia. Poi riaprirli a pandemia finita, avendo accumulato anche debiti, sarebbe pressoché impossibile”.

E il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri? Ha dichiarato che nessun dipendente perderà il lavoro a causa degli effetti negativi della pandemia. Secondo lei?

“Il Ministro dell’Economia Gualtieri ha dichiarato che nessun dipendente perderà il proprio posto di lavoro in quanto gli imprenditori verranno opportunamente supportati con lo stanziamento di 3 miliardi di euro e con la cassa integrazione. Ma così dicendo ha fatto passare l’idea che gli unici lavoratori siano quelli dipendenti. E i titolari? E gli autonomi? Non sono lavoratori anch’essi?”

Negli scorsi giorni il Vicepresidente provinciale di Confcommercio, Franco Rigutti, ha dichiarato che tenere accese le luci di natale sugli alberi nelle piazze e sulle luminarie stradali, dopo il coprifuoco della sera, non ha molto senso, chiedendo inoltre al Comune di Trieste di donare quanto risparmiato in termini economici ai negozianti; che ne dice? Una proposta utile?

“Apprezzo la proposta del collega Rigutti, ma credo che spegnere le luci dopo le 22 non possa portare altro che a rendere ancora più triste la città vuota. In questo periodo abbiamo bisogno di vedere la bellezza nelle cose, di attingere ottimismo da qualsiasi simbolo. Senza la voglia di fare e senza la volontà di vedere la luce in fondo al tunnel siamo destinati a soccombere”. Io per natura sono una persona ottimista, lo sono stato in primavera e ho continuato ad esserlo durante l’estate; in questo momento però faccio grande fatica. Devo essere onesto. Fortunatamente ho un sacco di interessi e in qualche modo riesco a combattere questa quotidiana cappa di grigiore. Ma il diffondersi della paura e la mancanza di ottimismo all’interno della società è un problema serio. Lo si è già visto altre volte; governare su una collettività smarrita ed impaurita è molto più semplice che amministrarne una in salute, ottimista e che guarda con fiducia verso il futuro”.

[g.t.]

Ultime notizie

Dello stesso autore