Il consigliere Bordin, primo firmatario dell’emendamento, ha confermato di non volerlo ritirare, ma ha anche sottolineato “è stato presentato con intento collaborativo per non bocciare la mozione e per giungere a un’approvazione che contrasti ogni forma di discriminazione. Puntare su un solo aspetto e sull’identità di genere, però, significa portare un contenuto divisivo”.
I rappresentanti del Partito democratico (Chiara Da Giau, Diego Moretti e Cristiano Shaurli) hanno esplicitamente invitato Honsell a ritirare la mozione per non alterarne i significati. “Mi chiedo – ha esordito Da Giau – come si possa essere contrari su un tema specifico che, soprattutto oggi, richiede una sottolineatura particolare. Piuttosto che snaturata, meglio bocciata“. Moretti ha invece parlato di “umiliazione attraverso un emendamento che stravolge e modifica l’impostazione del discorso“, mentre il collega Shaurli ha aggiunto che “non si può annacquare il testo allargandolo a tutte le violenze del mondo, che ovviamente ci sono e vanno combattute. Sarebbe irrispettoso non solo per Honsell, ma anche per chi quelle violenze le subisce”.
Ilaria Dal Zovo (M5S) si è invece rivolta a Bordin auspicando che “si sia espresso male perché, se lui vuole sentirsi libero di essere sé stesso, anche queste persone vogliono essere libere di vivere la loro vita e la loro sessualità senza subire discriminazioni e violenze. Chiedo alla Maggioranza di ritirare l’emendamento”.
Anche l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, è intervenuta nonostante “io sia consapevole di non avere voce in capitolo. Se avessi idea che c’è qualcuno in quest’aula, di qualsiasi orientamento politico, che ha riserve sul fatto che vadano garantiti i diritti di queste persone, non lo saluterei più. Tuttavia, non credo proprio – ha concluso auspicando una via d’incontro – che qualcuno pensi una cosa del genere”.
Giacomelli, dal canto suo, ha chiesto esplicitamente di “togliere ogni riferimento alla controversa legge Zan. Rivendico come dovere civile il fatto di non essere violento e di non discriminare nessuno, ma anche di essere contrario a questa pdl”.
Il leghista Lorenzo Tosolini ha premesso che “chi esercita violenza deve essere punito come prevede il Codice penale”, aggiungendo però che “se la legge Zan giace ancora tra le Commissioni e non è ancora arrivata in Parlamento, vuol dire che i legislatori hanno delle difficoltà, poiché essa incide sulle possibilità di espressione”.
Il provvedimento originario suggerito da Honsell invitava la Giunta Fvg “a promuovere azioni finalizzate al contrasto di ogni forma di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, anche mediante appositi progetti di formazione e sensibilizzazione rivolti in maniera specifica al mondo della scuola, funzionali al contrasto degli stereotipi e alla promozione del diritto di uguaglianza e alle pari opportunità tra persone”. Inoltre, chiedeva l’impegno “a porre particolare attenzione al linguaggio di cui si fa uso in ogni atto legislativo e amministrativo, onde evitare suggestioni che possano indirizzare al pregiudizio”. “Apprezzo lo sforzo e spero che, nel corso delle consultazioni previste nei prossimi giorni, si possa trovare un accordo – ha commentato Honsell a fine lavori – in maniera tale da soddisfare le mie formulazioni e trovare infine l’unanimità”.
c.s


