04.06.2021 – 08.30 – Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale (AdSP) Zeno D’Agostino è stato recentemente intervistato dalla rivista Porto & Interporto con un reportage che ha mescolato economia e geopolitica, distaccandosi con decisione dalle dichiarazioni dei giornali generalisti. L’occasione è stata la nomina dello scorso dicembre 2020 alla guida di Ram Logistica, Infrastrutture e Trasporti Spa nel contesto delle “autostrade del mare”.
L’intervista coinvolge direttamente Trieste, perchè il Presidente ha delineato il futuro degli scali italiani, evidenziando come il fattore chiave ormai non sia più la rapidità dello spostamento delle merci o il gigantismo delle stesse (le mega portacontainer), quanto piuttosto la capacità di poter tenere le proprie merci che siano sfuse o TeU per lunghi periodi all’interno dei magazzini del porto, con una “quiescenza” che non reclude anche una successiva lavorazione del prodotto. Specializzandosi nello stoccaggio di specifici tipi di merce, il Porto ne diventa così anche parte attiva nel determinarne l’andamento dei prezzi. L’esempio vincente è il cosiddetto porto franco del Thè e del Caffè a Dubai dove il prodotto viene depositato e rimane immagazzinato anche per inconsueti lunghi periodi, in alcuni casi sottoposto a processo di fabbrica. Non solo dunque sterile stivaggio, quanto lavorazione del prodotto stesso. Tutte funzioni per le quali il Porto Franco, se venisse attuato nella sua interezza, così come le Zone Economiche Speciali (ZES), sarebbero uno strumento perfetto.
A questo proposito occorre rilevare come la lavorazione del prodotto fosse già presente, nell’ottocento e nella Belle Époque, nei porti europei; lo stesso Porto Vecchio era noto per lavorare le materie prime, specie di origine coloniale (gomma, caucciù, ecc ecc).
In questo contesto i porti maggiormente attrezzati nel Mediterraneo sono Trieste e il Mezzogiorno; secondo infatti d’Agostino “L’errore dell’Ue consiste nel guardare ad Est e non al Sud. Nel Mediterraneo, e il discorso riguarda prima di tutto l’Italia, ci stiamo per sbaglio. Non è un problema di soldi, ma di idee. Servono cervelli, non portafogli. E la capacità, oltre all’intenzione, di studiare gli scenari futuri. C’è una funzione mediterranea, specialmente per il Mezzogiorno, che va ripensata fin dalle fondamenta. Le AdSP dovrebbero essere autonome nel dialogo con i paesi dell’area, nell’ottica seconda la quale quando il pubblico si muove lo fa con una sua forza peculiare, come portatore di un interesse collettivo”.
È noto in questo contesto che il nuovo protagonista del Mediterraneo rimane la Cina; potenziale partner-antagonista della quale non si può negare il comeback a un anno dall’emergenza Covid: “Nel 2020, con lo scoppio della pandemia, si era prospettato il rischio di una massiccia migrazione della attività dalla Cina. Oggi, considerando che si tratta dell’unico paese in cui l’attività economica è ripresa a pieno ritmo, si potrebbe addirittura ipotizzare un esito inverso”.
Fonti: Giovanni Grande, D’Agostino: l’errore dell’Ue è guardare ad Est e non a Sud
[z.s.]


