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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Influenza e Coronavirus, come distinguerli? Le preoccupazioni per i bambini

04.10.2020 – 15.21 – Con l’influenza, non c’è da scherzare. In dieci anni, dal 2007 al 2017, le morti per influenza comune sono state almeno cinquemila, con una media di oltre 450 l’anno e annate molto più pericolose delle altre; a queste si aggiunge un valore stimato in almeno 8 mila morti ogni anno per complicazioni cardiovascolari o polmonari causate dall’influenza stessa. Un totale in dieci anni che potenzialmente supera i 100mila decessi, come ha spiegato nel febbraio di quest’anno a Pagella Politica, il sito italiano di Fact Checking, Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore all’Università degli Studi di Milano. Questo sarà però ancora un inverno, il secondo, che passerà all’insegna del Coronavirus; e, mano a mano che si avvicina il momento in cui l’influenza stagionale effettivamente esploderà (fra dicembre e febbraio, sovrapponendosi al Covid-19), cresce anche la preoccupazione e l’incertezza su come distinguerne i sintomi, in particolare nei bambini. E la preoccupazione è giustificata: i sintomi delle due malattie sono quasi esattamente sovrapponibili; senza un test, o più probabilmente due o tre per avere certezza assoluta, non si possono distinguere, ed esiste la possibilità di avere entrambe le infezioni contemporaneamente, come è stato visto in Cina. Proprio per questo la prima raccomandazione che arriva dai servizi sanitari è quella di vaccinarsi contro l’influenza; le stesse misure raccomandate dall’OMS per la riduzione della diffusione del Covid-19, il distanziamento e il lavaggio frequente delle mani, servono anche per prevenire l’influenza; la vaccinazione antinfluenzale può però ridurre drasticamente il rischio di doppia infezione, nonché i ricoveri per complicazioni da influenza stessa.

Di virus capaci di causare il raffreddore, malattia che è con noi da sempre e del quale possiamo ammalarci, se siamo soggetti sfortunati, persino ogni mese e lungo tutto l’arco della nostra vita, ne esistono un centinaio, fra i quali i Coronavirus stessi; il più comune è il Rinovirus. Sono solo quattro, invece, i virus che causano l’influenza stagionale, e la differenza principale tra le due malattie è la febbre e il forte senso di spossatezza. Tutti capiamo di avere l’influenza quando abbiamo febbre, mal di testa, dolori muscolari, tosse, naso e gola infiammati; e nei bambini ci sono anche a volte infiammazioni alle orecchie, diarrea e vomito. I sintomi del Covid-19 sono anch’essi febbre, tosse insistente e affaticamento; la differenza che può aiutare a distinguere i due casi sono il naso che non cola in modo altrettanto insistente e la perdita dell’olfatto, anche di fronte a odori molto forti, e del gusto, che si verifica secondo gli ultimi studi nella maggioranza dei casi di Covid. Per quanto riguarda l’incubazione, i sintomi del Covid-19 possono iniziare da due giorni a due settimane dopo l’esposizione al virus, un tempo piuttosto lungo: nella maggioranza dei casi, cinque o sette giorni dopo. È un fatto certo, ormai, che sia possibile rimanere asintomatici – e quindi assolutamente sani – pur essendo venuti in contatto con il virus, ed essere contagiosi; e comunque, se invece ci si ammala, si è contagiosi almeno nei due giorni che precedono la comparsa dei sintomi. L’unica misura effettivamente efficace per prevenire il contagio è risultata finora, oltre a rispettare scrupolosamente le norme di igiene personale.quella di evitare i contatti fisici non necessari e rimanere a distanza, cosa che si scontra però, e se ne è già parlato molto, con la necessità primaria di continuare una vita il più possibile normale e libera: lockdown e restrizioni rigide, ciò che hanno prevenuto da una parte hanno causato almeno in pari misura come danno dall’altra.

La complicazione più grave dell’influenza è la polmonite, un rischio mortale: il respiro diventa rapido, corto, nei nostri polmoni si accumula liquido, la mancanza di ossigeno ci toglie di colpo le forze e proviamo dolori al petto e alla schiena e un senso di oppressione. Possono poi subentrare stati di confusione e perdita di conoscenza. Nel marzo del 2019, erano stati rilevati dall’Istat più di 15mila decessi causati dalla polmonite; nel 2018 erano stati oltre 16mila. Un dato certo, che supera il numero di decessi per Covid-19 dichiarati nel marzo di quest’anno (12mila e trecento). Anche il Covid-19 può condurre alla polmonite e lo fa in maniera più subdola, portando chi è malato fino alla soglia della condizione critica di mancanza di ossigenazione senza che se ne renda conto, e ancora non si sa bene perché: una delle ipotesi è che i polmoni si danneggino in un modo che non fa avvertire la sensazione di mancanza d’aria, fino a quando non è troppo tardi. In molti paesi, i servizi sanitari hanno raccomandato l’acquisto di un pulsossimetro da dito, uno strumento di controllo dal costo di pochi euro che misura l’ossigenazione del sangue, e di avvisare il medico curante in tutti i casi in cui il valore, dopo una misurazione ripetuta più volte, sia sotto il 92 per cento.

E nei bambini? Soffrono degli stessi sintomi degli adulti, ma Il rischio portato dal Covid-19 è ritenuto inferiore a quello dell’influenza e ciò che preoccupa più che la malattia è la possibilità che essi siano veicolo di diffusione, soprattutto a scuola, piuttosto che soggetti che destano preoccupazione. È sufficiente, quindi, prestare attenzione all’evolversi del loro raffreddore o influenza, tenendosi pronti a tenerli a casa e a ricorrere al consiglio del medico in tutti i casi in cui i problemi respiratori diventino sospetti; per il bambino, sarà il medico stesso a suggerire eventualmente anche un test per il Coronavirus, se riterrà che la situazione lo richieda. Questo anche per evitare la corsa ai tamponi e l’allarme ingiustificato in una stagione dell’anno nella quale comunque avere i figli con il naso che cola e la febbre è sempre stato assolutamente normale, e lo è tuttora. “Mister Bean segue i consigli dell’OMS su come proteggersi dal Covid-19. Ecco come potete star sicuri anche voi: mantenete pulite le vostre mani e non toccatevi il viso, tenete una distanza di almeno un metro dagli altri. Tenetevi in contatto con i vostri cari. Se avete sintomi, chiamate il vostro servizio sanitario”. Tutto chiaro e semplice, nello spot dell’Organizzazione della Sanità, che chiama a testimonial uno dei personaggi più famosi di tutti i tempi, nientemeno che ‘Mister Fagiolo’, che non ha mai mancato di farci ridere. Di fronte alla pandemia, non c’è da ridere, ma possiamo almeno cercare di affrontarla con serenità e razionalità, combattendola per quella che è senza sostituirci al medico, lasciando Facebook spento ed evitando di spaventarci di fronte a più di qualche titolo a effetto sui giornali. E le mascherine all’aperto? Nello spot dell’OMS, non ci sono.

[r.s.]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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