29.10.2020 – 12.05 – Stando all’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, la pandemia è destinata a presentare a Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone un conto che sia aggira in totale fra i dieci ed i quattordici miliardi di euro. Tale dato emerge da uno studio del Cerved, un’azienda di San Donato Milanese che valuta la solvibilità e il merito creditizio delle imprese, monitora e gestisce il rischio di credito durante tutte le fasi, la quale ha realizzato uno studio sugli introiti prodotti da industria e servizi in novantatré città italiane di medie dimensioni. In queste ultime, le perdite causate dalla pandemia ammonterebbero a 344 miliardi di euro, approssimativamente la metà del totale della ricchezza persa da tutto il paese.
Specificamente si stima che le città capoluogo del Friuli Venezia Giulia, nello scenario peggiore, vedranno un calo rispettivamente: Udine di circa 6,3 miliardi, Pordenone 3 miliardi e mezzo, Trieste 2,5 miliardi e, infine. Gorizia perderà approssimativamente un miliardo e mezzo. Inoltre, sfortunatamente, Udine risulta essere, secondo questo studio, una delle città con l’economia meno resiliente d’Italia, piazzandosi al decimo posto in classifica con una perdita di fatturato quest’anno che si attesta al 14%. Infine, per quanto riguarda i problemi di liquidità la situazione risulta grave sia a Pordenone che a Gorizia, rispettivamente al decimo e sesto posto nella classifica, dove il numero delle imprese che potrebbe faticare in tal senso è di poco al di sopra del 32% in entrambe le città.
Inoltre, col passare del tempo, le aziende e le economie locali potrebbero faticare a ottenere sostegno dal settore pubblico, visto il durissimo subito da quest’ultimo non solo in regione ma anche a livello nazionale ed europeo. Infatti, la riduzione complessiva delle entrate degli enti pubblici in Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, nell’anno corrente, si stima che sarà attorno a 77 miliardi di euro, pari al 6% delle entrate correnti aggregate nel 2020, secondo un rapporto di Moody’s, Public Sector Europe. Di conseguenza, il ricorso all’indebitamento per il finanziamento di infrastrutture e per il rifinanziamento dei debiti in scadenza è destinato a crescere significativamente nel 2020, invertendo un trend discendente in corso da alcuni anni. Moody’s stima in 285 miliardi di euro il nuovo debito che verrà contratto nel 2020 rispetto ai 186 miliardi del 2019. Tuttavia, si ipotizza che negli anni successivi il debito crescerà a ritmi inferiori a seguito della ripresa del ciclo economico.
Pertanto, il rischio di un calo dei servizi degli enti locali, non solo a sostegno delle imprese, è piuttosto pesante e concreto. Il presidente del Comitato europeo delle Regioni, Apostolos Tzitzikostas, ha sottolineato infatti l’importanza di coinvolgere le Regioni con un ruolo centrale nel rilancio economico al fine dì “Essere sicuri di ottenere il massimo da ogni euro speso e che le risorse vadano dove servono di più. […] il coinvolgimento delle autorità regionali e locali nella governance del Recovery Plan è alquanto limitata nel modo in cui è stato disegnato […]” con il “rischio di un aumento della centralizzazione a livello di Stati membri” nell’uso della politica di coesione, che mira a ridurre le disparità economiche tra le varie regioni UE, per rispondere alla pandemia.
In generale, la situazione è a colorata a tinte fosche e richiederebbe misure coraggiose, e, per quanto passi in tal senso come il fondo scure e il Recovery Fund sono stati presi, e possibile che non siano sufficienti. Inoltre, i prossimi mesi saranno delicati dal punto di vista politico in Europa, non solo per le elezioni olandesi, che portano sempre ad un irrigidimento delle posizioni dei suoi rappresentanti, ma anche e soprattutto per l’uscita di scena della cancelliera Merkel che creerà inevitabilmente un vuoto di potere e oltre che una forte incertezza visto il ruolo rilevante ricoperto negli ultimi quindici anni a livello continentale.
a.z


