22.09.2020 – 13.14 – 24 miliardi e mezzo di euro: sono le perdite stimate per il 2020 in uno dei settori economici trainanti del nostro paese, dovute alla cancellazione dal calendario, in pratica, di un intero anno di attività. Parliamo naturalmente del turismo e delle conseguenze di lockdown, confini chiusi, tamponi e procedure legati al Covid-19. Fino allo scorso anno, l’estate e le vacanze rappresentavano un momento imperdibile, la valvola di sfogo e la pausa dalla vita di ogni giorno non solo per i più giovani, ma per i lavoratori di tutte le età e anche per pensionati e anziani. Con la propria macchina, utilizzando il treno, l’aereo o su una nave per una crociera, si partiva per godersi un periodo di relax per fuggire dalla routine quotidiana. Gli italiani andavano all’estero, mentre gli stranieri arrivavano in massa ad affollare le nostre città e le nostre spiagge. Oggi, anche se c’è chi in Friuli Venezia Giulia prova a essere più ottimista parlando di tenuta, siamo di fronte a un disastro: come ha dichiarato Giorgio Palmucci, presidente dell’ENIT, Agenzia Nazionale Turismo, la perdita è enorme, riguarda sia chi parte che chi arriva e non va considerata solo sul breve periodo: “Prevediamo che tutte le città italiane siano colpite in modo significativo, in particolare quelle che più dipendono dai visitatori internazionali come Venezia, Firenze e Roma”. E Trieste, che ha identificato proprio nel turismo una delle sue fonti principali di affari, ha subito la stessa sorte toccata alla maggior parte delle città turistiche italiane; qualche presenza in più in luglio e agosto, e ora è tempo di bilanci non rosei: accanto alle tasse di soggiorno che entrano nelle casse del Comune a flusso ridotto rispetto all’anno precedente, grande assente di questa nostra estate è stata l’assenza di avvenimenti e spettacoli.
Julia Viaggi, celebre agenzia di viaggi in centro città a Trieste, rappresenta dal 1982 un punto di riferimento per chi cerca una destinazione di qualità e un servizio di alto livello; per parlare di Covid-19 e delle sue conseguenze economiche in questo momento estremamente complesso abbiamo incontrato Andrea Romano, suo titolare.
Romano, com’è andata questa estate post lockdown?
“Male. Inutile dire altrimenti; inizialmente siamo stati travolti dalla confusione generata dalle comunicazioni di carattere eccezionale che ci arrivavano dai media e abbiamo sperato che si trattasse di una fase che sarebbe durata poco, quando invece all’inizio ai marzo abbiamo iniziato a cancellare le partenze dei nostri viaggi abbiamo capito che la cosa non si sarebbe risolta facilmente. Proprio in termini economici questa emergenza è una vera e propria tragedia, soprattutto perché nel settore lavoriamo in previsione per l’anno successivo: nel 2019, quindi, abbiamo lavorato come ogni anno per realizzare tutti i nostri prodotti che sarebbero stati venduti nell’arco del 2020: tre cataloghi Stati Uniti e Canada, Europa, Grecia e i viaggi di gruppo che purtroppo non sono partiti a causa della pandemia. Uno dei punti di maggior disagio per la nostra realtà è stata quella di affrontare quotidianamente l’ignoto, non sapendo quando sarebbe terminato il lockdown e purtroppo ricevendo informazioni con cadenza quindicinale senza quindi poter pianificare nulla. In questo modo e stato impossibile pianificare una ripartenza di qualsiasi tipo, e questa incertezza, credo, ha creato anche gran parte del panico e sostiene ancora oggi la paura di ricominciare a muoversi. Con questo tipo di condizioni non solo le persone rimangono a casa ma le aziende non sono in condizioni di programmare il proprio lavoro”.
Da quanti anni è presente nel settore?
“25 anni di carriera, sono entrato nell’azienda a 23 anni, sul finire degli anni Novanta, lavorando in contabilità e amministrazione, poi mi sono dedicato al prodotto. Fortunatamente abbiamo lavorato sempre molto bene, in un ambiente professionale quasi familiare e affiatato. Gli anni Novanta sono stati il periodo dei grandi cambiamenti nel modo di viaggiare, delle partenze turistiche dall’aeroporto di Lubiana con i charter fino ad arrivare a oggi con i nostri tour. Nel 2006 ci siamo trasferiti nella nostra attuale sede, in via San Lazzaro, superando i 17 dipendenti e, nel 2010, abbiamo trovato nuovi partner per realizzare i voli con partenza dall’aeroporto di Trieste. Nel il 2013 si sono registrati i primi segnali di decrescita del settore dei viaggi, soprattutto con l’insorgere di una certa mentalità al ribasso, complice Internet, in cui il cliente si è messo a considerare maggiormente il minor prezzo rispetto alla qualità offerta. All’inizio di quest’anno stavamo registrando un sensibile miglioramento nella vendita dei nostri prodotti, poi è arrivata la pandemia”.
Tirando le somme, quanto si è perso in questi mesi estivi?
“Ad oggi abbiamo perso circa l’80 percento del nostro fatturato abituale. Nei mesi di gennaio e febbraio le vendite sono andate bene e le partenze anche, poi sono arrivati il lockdown e la cancellazione della maggior parte dei pacchetti venduti. Tutti i viaggi di gruppo sono stati annullati, così pure i nostri tour negli Stati Uniti e Canada, e stessa sorte è toccata ai tour in europa”.
E dopo la ripartenza di giugno, come sono andate le cose?
“Giugno e luglio, nonostante le criticità del periodo, non sono andati così male; rispetto ovviamente al precedente periodo di lockdown totale. Con le novità in materia di sicurezza emanate ad agosto, le destinazioni da noi trattate – Grecia, Spagna e Croazia – che prevedevano di effettuare il tampone al rientro con possibile quarantena in autoisolamento di quattordici giorni, abbiamo avuto un nuovo tracollo, e settembre sembra seguire la stessa linea, questa volta però perché l’estate è finita, e non ci sono prodotti da vendere a causa delle difficoltà di spostamento tra i vari paesi”.
Guardando ad un futuro prossimo, tra 6 mesi, cosa pensa cambierà?
“Purtroppo è impossibile fare previsioni. La situazione attuale è talmente confusa da non lasciar spazio né a pronostici né, come si diceva, alla possibilità di fare piani d’azione. Tutto può cambiare in qualsiasi momento. Basti pensare alla questione dei paesi di provenienza, etichettati sicuri o non sicuri. da un momento all’altro può essere necessario sottoporsi a tampone e a tutte le pratiche necessarie per poter viaggiare e, conseguentemente, tornare in Italia; è ovvio quindi che le persone non abbiano voglia di muoversi. Pochissime persone decidono di mettere a rischio la loro possibilità, ad esempio, di poter tornare al lavoro finite le vacanze; sicuramente non può farlo un professionista o un imprenditore”.
Quale sarà la vostra linea d’azione?
“Difficile a dirsi: dobbiamo proseguire alla cieca, cercando di tamponare il più possibile il danno economico. L’unica cosa che bisogna fare è continuare a lavorare, non mollare e cercare con i propri mezzi di ripartire, di rimettersi in pista. In questo periodo dell’anno avremmo avuto l’ufficio pieno di clienti con richieste relative a Capodanno e ai Mercatini di Natale; non è questo il caso del 2020 perché nessuno sa cosa succederà tra un mese, figuriamoci tra tre. Diciamo che sono molti i fattori che hanno influenzato questo forte timore nello spostarsi, fra i quali metto certamente la lentezza da parte dello Stato nel dare sostegni concreti, spesso anche insufficienti, ai cittadini e alle aziende”.
Quanto tempo pensa passerà prima che la gente torni a viaggiare senza titubanze?
“Secondo me l’arrivo del vaccino anti-Covid sarà il punto di svolta, anche se ovviamente non mi aspetto sia una soluzione a breve. A suo tempo ho letto una dichiarazione di EasyJet sulla stampa di settore, che indicava un ritorno alla normalità a partire dal 2023-2024. Sul momento sono rimasto sbalordito; oggi posso dire che probabilmente questa previsione non è sbagliata, poiché i danni strutturali sono davvero gravi, a meno che tutto il settore – compagnie aeree, crociere, ristorazione, alberghiero, tour operator e agenzie di viaggi – non venga aiutato concretamente”.
Quali sono le mete che vengono ora considerate più sicure?
“Ovviamente la meta più quotata oggi è la nostra penisola: l’Italia. Chi viaggia si sente più sicuro nel rimanere su suolo nazionale, anche se purtroppo ci sono delle difficoltà concrete anche restando sullo Stivale. Parlando del nord Italia, infatti, la situazione è nettamente più grave rispetto al sud che, nonostante tutto, ha mantenuto un buon indotto turistico. Il nostro paese, però, specialmente in alcune zone del Meridione, offre esperienze di turismo d’élite, molto costoso, che (un italiano tende ad evitare) non tutti si possono permettere”.
I viaggi in Italia compensano i mancati viaggi all’estero?
“No, è impossibile. Come giro d’affari, come dicevamo, siamo a meno di un terzo”.
Fino al 2023, la strada è lunga. Che cosa farà il settore viaggi e turismo in Italia?
“Lotterà per sopravvivere. Stiamo preparando nuove cose, pensiamo a nuove destinazioni e a una tipologia diversa di clienti. Siamo sicuri che, nel momento in cui potremo veramente ripartire, saremo pronti. Fino a quel momento non si può fare altro, ma c’è tanto bisogno di sostegno da parte dello Stato e delle istituzioni”.
[c.d.][r.s.]


