07.09.2020 – 08.55 – Domani, martedì 8 settembre, riprenderanno gli incontri, interrotti durante il periodo estivo, tra Governo e Sindacato, in modo da affrontare i ritocchi da inserire nella prossima la legge di bilancio con l’obiettivo di prorogare ed estendere l’Ape sociale e Opzione donna.
Ma ovviamente si guarda ancor più lontano, alla riforma previdenziale necessaria, con delega, nella prima metà del 2021 per evitare il pericoloso stacco previsto a inizio 2022 con la fine della sperimentazione triennale di Quota 100.
Un tema saliente che sarà perno fondante del secondo incontro tra Cgil, Cisl e Uil e il Governo, previsto per il 16 settembre.
Una delle possibili proposte che saranno poi messe sul tavolo delle trattative è l’introduzione di un meccanismo flessibile per consentire le uscite a partire da 62, o 63, anni di età anagrafica e un’anzianità contributiva minima di 38 anni, o forse anche 36, prevedendo una penalizzazione, con l’aggancio pieno al sistema contributivo puro, sotto forma di riduzione del trattamento del 2,8-3% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia del pensionamento di vecchiaia.
Poche possibilità di riuscita invece per la richiesta dei sindacati sull’allargamento della platea dei pensionati che beneficia della cosiddetta 14esima mentre potrebbe spuntare il ripristino dell’Ape volontaria o aziendale.
Una misura che potrebbe essere presa in considerazione per consentire una flessibilità in uscita in più a 63 anni con minimo 20 di contributi, anche perché è a costo zero per lo Stato e potrebbe tornare utile per gestire ristrutturazioni aziendali.


