Quando l’uomo sbarcherà su Marte? Un obiettivo lontano per ESOF2020

06.09.2020 – 10.48 – Perchè esplorare Marte? In primo luogo è il pianeta a noi più vicino; secondariamente, invece, è straordinariamente simile alla Terra. E come tale presenta le maggiori probabilità di trovare tracce di vita (defunta) nel nostro sistema solare. A causa di una finestra temporale che permette di avvicinarsi al pianeta rosso con (relativa) facilità ogni due anni, le missioni con i rover e coi robot si sono susseguite con una certa regolarità. Uno degli elementi emerso da queste missioni è come Marte presenti un terreno stratificato: laddove in superficie c’è un deserto di polvere sterilizzato dai raggi UV a causa dell’atmosfera rarefatta, scendendo sottoterra le probabilità di trovare materiale “interessante” aumentano. Il focus pertanto si è spostato a favore di robot capaci di penetrare in profondità aggredendo la superficie marziana e analizzando direttamente in loco eventuali reperti estratti, in maniera simile a quanto avviene con le “carote” di ghiaccio in Antartide.

Il nuovo robot sul fronte della ricerca marziana è stato costruito e testato da un’eccellenza italiana, l’agenzia spaziale ALTEC. Costruito a Torino attraverso una collaborazione multilaterale, nella quale ha giocato un ruolo determinante la Federazione Russa, l’ExoMars potrà percorrere su Marte 60 metri al giorno – una distanza straordinaria per un robot marziano – fino a giungere al luogo predestinato per la trivellazione che eseguirà con un trapano capace di scendere fino a 2 metri in profondità. Mentre la strumentazione per le analisi è di fattura russa, il trapano è un’eccellenza di ALTEC, a cui le principali agenzie spaziali guardano con grande interesse.

Paolo Angelo Nespoli

Sebbene fosse il coraggioso robot italiano il protagonista della conferenza di ESOF2020, “Exobiology and Solar System Exploration: Habitability on Early Mars and the Search for Biosignatures with the ExoMars Rover“, il reale interesse per il pubblico era la possibilità o meno di sbarcare un uomo su Marte. A rispondere a questo quesito c’era un altro orgoglio italiano, l’astronauta Paolo Angelo Nespoli, le cui missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale l’hanno portato nello spazio per un totale di 313 giorni, 2 ore e 36 minuti.
“Quando ero appena un bambino, negli anni Settanta, ricordo che mi dicevano: “Tra 15 anni saremo su Marte!” – ha raccontato Nespoli – Poi, col tempo, scelsi di avvicinarmi all’industria spaziale; e ancora mi ripetevano “Ancora 15 anni e saremo su Marte!”
E alla fine scelsi di diventare astronauta e tutt’oggi, mi dicono, “Tra 15 anni, è sicuro, saremo su Marte!”. Tuttavia l’obiettivo di giungere su Marte con una missione umana rimane ancora lontano e i robot quali quello prodotto dalla Altec sono la nostra maggiore possibilità, secondo Nespoli. D’altronde il veterano astronauta non vede contraddizione tra l’umano e il robotico: “Le macchine ricordano sempre più gli esseri umani: sono in grado di eseguire intere azioni dall’inizio alla fine, senza dover specificare ogni movimento. Nel contempo, sulla Terra, vediamo gli uomini assomigliare sempre più alle macchine. E non ho alcun problema con ciò: non possiamo in ogni caso, attualmente, andare su Marte”.

Certamente, ha sottolineato Nespoli, se un uomo arrivasse su Marte “in un paio di giorni farebbe più di quanto ogni robot ha compiuto in tutti gli anni precedenti”. Tuttavia troppi sono gli ostacoli tecnici, troppe le avversità ancora insolute: “Le persone ancora non comprendono quanto difficile sia andare nello spazio. Pensano si tratti di salire su un razzo. Ma lo stesso combustibile richiesto per andare su Marte richiederebbe sensori e motori “intelligenti” che dobbiamo ancora sviluppare”.

Un viaggio su Marte richiederebbe inoltre di pensare un uomo “nuovo”, un astronauta diverso da quelli dei primi viaggi sulla Luna o che tutt’ora giungono sulla Stazione Spaziale Internazionale: “Ogni anno teniamo una grande rimpatriata di tutti gli astronauti del mondo: ed è sempre interessante come i “veterani” dei primi viaggi negli anni Settanta e Ottanta siano venerati come dei pionieri, ma a loro volta proprio questi eroi siano impressionati dalle nostre azioni: “Voi restate in spazio tantissimo tempo, ci dicono: settimane, mesi interi!” ha raccontato Nespoli.

L’astronauta che opera oggigiorno nello spazio, infatti, “è l’unica forza-lavoro disponibile: non è uno scienziato, ma “fa” scienza agli ordini degli scienziati sulla Terra. L’astronauta è sulla Stazione Spaziale Internazionale soprattutto per aggiustare le cose; per pulire; si lavora a trecentosessanta”. Inoltre ogni singola azione, ogni compito sulla Stazione viene programmata nel dettaglio; non c’è spazio per l’iniziativa personale, ha rilevato Nespoli.
Un eventuale viaggio su Marte richiederebbe invece che l’astronauta abbia spirito di iniziativa, sappia fronteggiare l’ignoto: sulla Stazione si è a soli 400 km dalla Terra; in un viaggio su Marte l’equipaggio sarebbe solo. Nespoli ha paragonato queste difficoltà a un marinaio che naviga in mare, ma potendo ancora vedere la costa; rispetto invece a un marinaio che navighi in mare aperto, senza riferimenti di sorta. L’impossibilità di vedere la Terra e le difficoltà nelle comunicazioni, ha avvertito Nespoli, richiederebbero per essere affrontate “una preparazione psicologica molto intensa“.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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