“Passion for space” Re-inventare Trieste attraverso l’urbanistica

10.09.2020 – 16.36 – LORENZATELIERS festeggia quarant’anni di attività con una mostra gratuita di architettura negli spazi finora inediti dell’ex arsenale del Lloyd Austriaco (Androna Campo Marzio, 8).
L’allestimento ripercorre attraverso disegni e fotografie, video e plastici i progetti realizzati dallo studio dell’architetto Peter Lorenz tra Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia. L’intento non è però celebrativo, ma mira a trasferire dagli esperti alla cittadinanza quel discorso sulla “Charta di Trieste” inaugurato lo scorso weekend.
L’obiettivo è di ripensare Trieste e la figura dell’architetto post emergenza Coronavirus, fornendo la visione di una città vivibile, a misura di “cittadino”, capace di attirare i giovani d’Europa. Non a caso l’ultima sezione della mostra presenta i progetti per la città, come ad esempio i masterplan per la riqualificazione di Piazza Sant’Antonio e della Ex Fiera di Montebello nonché la visionaria proposta de “La Costa Triestina” ideata per ricollegare la costa dalla Lanterna fino a Miramare riconnettendo in tal modo anche l’area di Porto Vecchio al tessuto urbano esistente.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 13 settembre all’11 ottobre 2020, da lunedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30.

L’architetto austriaco Peter Lorenz ha esordito ricordando che “il Covid ci ha fatto ripensare alla nostra situazione; a quali sono le reali responsabilità dell’architetto. Gli architetti del Novecento, si pensi a Le Corbusier, ma anche ad artisti quali Picasso, hanno scoperto il nuovo ruolo di far progredire la società nel futuro. In precedenza l’architetto realizzava su commissione; oggigiorno deve ripensare la propria funzione in relazione alla società. Viviamo in un’età di crisi: economica, sociale, sanitaria, ambientale… Il Covid in tal senso offre una chance di riflessione. A Vienna, ad esempio, avevamo bisogno di una nuova scuola; e invece di costruirla da zero abbiamo scelto di porla sopra l’Interspar, collocando il parcheggio sottoterra, in modo da risparmiare il traffico e favorire uno sviluppo vivibile.
Il futuro sarà questo: edifici multifunzione, inseriti all’interno di un piano urbanistico progettato nel dettaglio. Dopo aver risolto i problemi dell’Ottocento – smog, degrado sociale, ecc ecc – la nuova sfida sarà di avere luoghi silenziosi e vivibili. Ad esempio, sempre a Vienna, abbiamo progettato 80 appartamenti sociali (social housing) raggiungibili a prezzi bassi. La città dev’essere risanata riunendo più funzioni al suo interno; c’è da dire purtroppo che mentre in Italia di queste cose si discute e basta, a Vienna le si realizza”.

L’antico Magazzino di Androna Campo Marzio

L’architetto triestino Giulia Decorti si è dichiarata concorde, citando esplicitamente il capoluogo giuliano: “Il filo conduttore che lega questa mostra, così come quest’intero discorso, è l’urbanistica: presentiamo qui infatti progetti irrealizzati per Trieste che evidenziano come la città disperatamente necessiti di un discorso sull’urbanistica, la quale fino a cinquant’anni fa era proprio l’emblema della città. Occorre anche capire cosa voglia Trieste: se vuole crescere, invertire il trend demografico, o continuare a rimanere una shrinking city“.

Il critico e giornalista Antonio Angelillo, redattore per un decennio del giornale “Casabella“, è poi intervenuto, sottolineando come la mostra sia una sintesi di cosa si può fare (e si fa) con l’urbanistica al di fuori dell’Italia; e di cosa invece manca a Trieste.
Un luogo straordinario per una mostra straordinaria – ha esordito – Si tratta di una selezione di centinaia di progetti; non solo ideati a Trieste, ma tanti realizzati concretamente a Klagenfurt, Lubiana, Innsbruck… E molti degli autori sono, come gli stessi presenti, triestini di fatto. I progetti, come secoli fa, vengono infatti realizzati indistintamente nella zona dell’Alpe Adria (o della Mitteleuropa se preferite).
Nicolò Pacassi, ad esempio, lavorava come a Gorizia, così a Praga. Non mancano gli esempi di questa circolarità della storia dell’architettura; permessa unicamente dall’apertura dei confini, dalla transnazionalità di questi architetti. Trieste in tal senso ha grandi potenzialità; e la mostra stessa lo dimostra. A mio parere ad esempio c’è una capacità di sviluppo enorme per la costa triestina, le “rive”. Eppure non è mai stato fatto nulla”.

“L’amministrazione di Lisbona, ad esempio, ha riaperto i 14 km di costa del proprio porto, restituendolo ai cittadini e ciò ha permesso una crescita della città senza paragoni.
Ma questa è responsabilità della politica, la quale dal duemila in poi ha delegato ogni compito ai privati che de facto diventano i responsabili dell’urbanistica, in collaborazione con i governi locali. Non è che non ci sia una cultura dell’urbanistica, ma non viene applicata. La mostra dimostra proprio ciò, ovvero come le regioni e gli stati confinanti hanno applicato le regole di una moderna urbanistica sostenibile. Sono esempi che ci dimostrano cosa potremmo fare se avessimo un approccio politico all’ecosistema urbano. La città non deve essere data in affidamento a gruppi immobiliari privati che ne decidono le sorti, come avviene a Milano, dove ci sono problemi di sovrappopolazione e inquinamento proprio in conseguenza di questa delega” ha concluso Angelillo.

L’antico Magazzino di Androna Campo Marzio

L’architetto Peter Lorenz, infine, ha ripreso la parola, spiegando quale sia la missione della mostra, a cosa vorrebbe dare inizio, proseguendo il lavoro già iniziato con la “Charta di Trieste”: “È importante iniziare un discorso costruttivo, compresa la critica. Non bisogna isolarsi dal discorso, altrimenti l’architettura diventerà come in America un appannaggio del committente senza alcun ruolo personale. L’architetto negli States è uno schiavo del Capitale senza capacità di creare. L’architetto non deve dare la colpa al politico, ma muoversi a sua volta, sapersi re-inventare. Occorre inoltre evitare di adagiarsi sugli allori; incontro molti che mi dicono “qui a Trieste si sta bene“; sì, va bene, ma non è un futuro sostenibile, né include la gioventù. C’è sempre benessere prima della decadenza. Il magazzino in cui ci troviamo dimostra bene come la storia di Trieste sia internazionale e multiculturale: costruito da Ivan Borland, è un’architettura tipicamente inglese. L’attrazione di Trieste è europea, non italiana; Trieste dovrebbe tornare a comunicare con l’Europa. C’è una grande concorrenza per città simili a Trieste nelle dimensioni e nelle opportunità: Lubiana, Klagenfurt, Gratz, Udine, Treviso, Genova…
Tra queste, Trieste ha le migliori potenzialità, se saprà coglierle” ha concluso Peter Lorenz.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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