Gli italiani e le tasse del 2021, addio al bonus Renzi? Le proposte di Matteo Salvini e dell’esecutivo

09.09.2020 – 18.13 – Oggi più che mai, la necessità di tagliare il cuneo fiscale dell’imposta personale e progressiva sul reddito (IRPEF) non è più una novità e non è più rimandabile. Dopo anni di dibattiti, spesso accesi, sulla necessità di operare una vera riforma fiscale per gli italiani, sembra che l’esecutivo abbia finalmente deciso di passare ai fatti, ed è al vaglio presso il MEF la Riforma IRPEF 2021, con l’ipotesi di nuovi scaglioni rimodulati. Nel frattempo, il leader della Lega Matteo Salvini fa la controproposta.

Diverse soluzioni sono allo studio per capire quale sarà l’approccio giusto e soprattutto proponibile ad un’economica come la nostra, che versa, oggettivamente, in grave difficoltà: una delle situazioni peggiori in Europa. In effetti, si è a lungo parlato dell’evasione fiscale (l’ha evidenziato nel dicembre scorso anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) come il male maggiore dell’economia italiana, ma accanto all’evasione c’è anche il fenomeno crescente dell’elusione fiscale, sfruttando la quale chi deve pagare le tasse mette in atto lecitamente, ma in maniera non proprio da buon cittadino e spesso in modo sleale, tutta la conoscenza che ha a disposizione (da solo o con l’aiuto di consulenti specializzati) delle leggi e dei tributi – comprese le virgole, le interpretazioni e i commi – per utilizzare istituti fiscali pensati per finalità diverse allo scopo di ridurre il proprio carico: una vera e propria evasione legale (nessuna normativa viene violata, ma si sfruttano lacune e imperfezioni che permettono di aggirare il fisco). E c’è un terzo problema, quello costituito dall’erosione fiscale, legata alla riduzione della base imponibile sulla quale lo Stato può fare affidamento, a sua volta molto spesso derivante dall’abbassamento del reddito dei cittadini. Chi non ha soldi, per dirla in maniera semplice, non paga le tasse; e se il legislatore interviene in suo sostegno, ad esempio attraverso una politica fiscale di supporto che determina l’esenzione parziale o totale dai tributi, ecco che anche lo Stato ha meno denaro e non solo perché non riceve, ma per sostenere chi non ha ed è debole deve a propria volta spendere. Questi tre fenomeni (evasione, elusione ed erosione) possono portare ad interessanti riflessioni sul tema della fiscalità.

Le sfide per rialzare l’economia attuale dell’Italia sono tante ma la priorità del MEF è concentrata su come sdoganare un piano efficace di riforma Irpef per favorire soprattutto i redditi medio-bassi. Il ministro Roberto Gualtieri ha lasciato intendere che il governo Conte auspica una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta (IRPEF e IVA); ma per portare avanti la Riforma Irpef 2021 occorrono almeno 10 miliardi di euro, se no i conti non quadrano e non si possono rimodulare gli scaglioni (accorpando le aliquote oggi esistenti, riducendole da 5 a 4 o magari a 3) e far decollare l’assegno unico per i figli (già approvato nei mesi scorsi), in sostituzione a tante precedenti agevolazioni (circa otto, tra bonus e detrazioni) a sostegno dei genitori. Oggi l’imposizione sul reddito del contribuente è scaglionata in cinque livelli:

  • Tra 0 e 15000 euro, ad aliquota del 23 per cento;
  • Da 15001 a 28000 euro, ad aliquota del 27 per cento;
  • Da 28001 a 55000 euro, ad aliquota del 38 per cento;
  • Da 55001 a 75000 euro, ad aliquota del 41 per cento;
  • Da 75001 in poi ad aliquota del 43 per cento

Dagli attuali 5 scaglioni sarebbe possibile passare a 4 scaglioni (il Movimento 5 Stelle spinge per tre), accorpando lo scaglione ad aliquota del 27 per cento con quella del 38 per cento (per i redditi compresi tra 15 e 55 mila euro) e fissando la nuova aliquota tra il 33 ed il 36 per cento. Oppure, in alternativa alla precedente ipotesi di accorpamento, si potrebbero unire le aliquote centrali del 38 e del 41 per cento (per i redditi sino a 75 mila euro) per farne un’aliquota del 36 per cento; è chiaro che la scelta finale su quali delle due aliquote accorpare va a indirizzare due diverse tipologie di contribuenti, e la seconda andrebbe a riflettersi maggiormente sui redditi più alti. L’accorpamento delle aliquote fra i 15 e i 55 mila euro colpirebbe invece anche chi ha uno stipendio che consente un tenore di vita modesto, i ben noti mille euro al mese o poco più, con un aumento delle tasse che sulla fascia bassa sarebbe almeno del 6 per cento. Non poco.

Il leader della Lega Matteo Salvini fa invece una controproposta (sempre sull’onda del programma della Flat Tax) che costerebbe 13 miliardi di euro. Spiega l’Onorevole Armando Siri della Lega: “La fase 1 della Flat Tax l’abbiamo già portata a termine con l’aliquota unica al 15 per cento per le partite Iva fino a 65 mila euro”, e per la nuova fase, descritta dallo stesso Salvini come Fase 2 della Flat Tax, ci sarebbe “un’aliquota unica per le famiglie mono componente con reddito fino a 30 mila euro, le famiglie monoreddito fino a 60 mila euro e le famiglie con reddito fino a 70 mila euro“. Il senatore conclude aggiungendo: “Si lascia il concetto della tassazione individuale per passare a una tassazione familiare” . Secondo altre indiscrezioni, la riforma fiscale in arrivo potrebbe ispirarsi invece al modello tedesco: composto da quattro scaglioni e un’aliquota variabile che cresce in proporzione al reddito nella fascia in cui si concentrano il numero maggiore di contribuenti. Ma si tratta di una soluzione ritenuta poco probabile, in quanto il modello tedesco è ritenuto da molti esperti improponibile in Italia.

E il bonus Renzi? I 100 euro in busta paga vanno verso la scadenza e l’esaurimento? Con la riforma IRPEF 2021 in arrivo, stando alle voci di corridoio (finora, si tratta di questo), il bonus 100 in sostituzione all’ex bonus Renzi in vigore dal 1 luglio fino al 31 dicembre 2020 non verrà più ricondotto in busta paga e cesserebbe. Per le partite Iva, come rilevato dal quotidiano La Stampa, si sta pensando di introdurre una “cash flow tax”, flusso di cassa, prevedendo pagamenti automatici su base mensile o trimestrale in base ai dati ricavati dalle fatture elettroniche senza dover quindi fare più previsioni sulle possibili entrare future; il “cash flow”, però, non è guadagno: la differenza fra utile e cassa va tenuta sempre ben presente, e mettere in pratica azioni automatiche può generare meccanismi pericolosi.

[c.a.][r.s.]

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