29.09.2020 – 10.04 – Il Friuli Venezia Giulia, con particolare riferimento all’entroterra friulano, continua ad annoverare una carenza di infermieri, specie a fronte del rafforzamento del sistema ospedaliero che si va allestendo per un’eventuale aumento dei contagi da Coronavirus nei mesi a venire. Non mancano gli infermieri che si formano grazie alle aziende sanitarie presenti; ma una quota consistente, intorno al 20%, preferisce trasferirsi in altre regioni, dove le condizioni di lavoro e il sistema di welfare appare più vantaggioso. Stefano Giglio, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Udine, parla esplicitamente di Asl “poco attrattive“, osservando che “il 20% degli infermieri che formiamo poi se ne vuole andare perché non ha stimoli a fermarsi qui“.
Si tratta di una problematica destinata ad aggravarsi nei prossimi mesi, perché il nuovo Decreto legge stabilisce esplicitamente la figura degli infermieri di famiglia e di comunità, con criteri piuttosto rigidi; non deve avere un rapporto di lavoro subordinato né con strutture sanitarie pubbliche, né private; contemporaneamente l’infermiere dovrà essere una figura professionale, con esperienza pregressa alle spalle.
Secondo Stefano Giglio occorre “trovare un meccanismo che non ci faccia scappare almeno il 20% degli infermieri. Serve una politica di welfare aziendale mirato per trattenere gli infermieri. Penso, ad esempio, a facilitazioni per trovare un alloggio o la mensa gratuita. È un tema che dobbiamo affrontare, per cui serve aprire subito un tavolo con la regione per migliorare l’attrattività delle nostre aziende”.


