Villa Necker, al vaglio la riapertura del parco. Una proposta difficile

16.09.2020 – 09.24 – Correva l’anno 1790 quando il finanziere egiziano Antonio Cassis Faraone acquistò una casa di campagna con una vasta tenuta nota come Villa Anonima, trasformandola in una residenza signorile con un grande parco ornato di statue e giochi d’acqua. La Villa, dopo alcuni, successivi, cambi di proprietà, venne infine acquistata da Teodoro Necker nel 1824, il quale a sua volta la rivendette al Governo Austriaco che vi installò il Comando della Marina Militare. D’allora in poi la Villa è sempre stata sede di comandi militari, mantenendo però il nome del suo ultimo proprietario, “Necker”. Il parco, sebbene tutt’ora gigantesco, un tempo abbracciava un’area molto più vasta che andava dalla Salita Montanelli, Viale III Armata, Salita Promontorio e Via dell’Università. La sua sistemazione attuale risale al 1854; d’allora non ha subito sostanziali alterazioni. E proprio il parco è stato oggetto, negli ultimi giorni, di discussioni tra i militari e il Comune di Trieste. S’ipotizza infatti una sua riapertura anche ai civili, seguendo un iter simile al giardino dell’adiacente Villa Bazzoni.

È Il Piccolo a riportare la notizia, affermando che vi sia stato un sopralluogo da parte del sindaco Roberto Dipiazza con il generale di brigata Andrea Bertocchi, a capo della caserma. Attualmente infatti Villa Necker rimane la sede del Comando militare dell’Esercito “Friuli Venezia Giulia”. L’eventuale riapertura del parco – certo non una novità, se ne parlava anche ai tempi dell’ex sindaco Cosolini – impone alcune sfide difficili: sarebbe infatti necessario delimitare quale parte rimarrà al Comando (la Villa, il parcheggio retrostante, i campi da tennis…) e quale passerebbe al Comune; e a sua volta quale forma legale assumerebbe questo “passaggio”. Ulteriori ostacoli potrebbero giungere dalla Soprintendenza o dal Ministero dei Beni Culturali (Teatro Tripcovich docet). Il Comando Militare stesso non può agire autonomamente, ma deve comunicare la proposta allo Stato Maggiore della Difesa, giustificando la perdita di un bene militare. Infine rimarrebbe l’incognita di un ingente lavoro di restauro e manutenzione del verde; il parco era in origine una tenuta di campagna; e le stesse dimensioni lo dimostrano, con tre ettari di terreno. Il tutto nel contesto di una crisi economica e sanitaria.
Una strada che appare, insomma, in salita; e ci si può domandare se la proposta non vada configurata all’interno della campagna elettorale per le elezioni comunali del 2021.

[z.s.]