25.08.2020 – 09.34 – Il continuo flusso di migranti provenienti dalla Rotta Balcanica impone tamponi tanto per i richiedenti asilo, quanto per i poliziotti a contatto; ma non solo, perché vi sono poi i focolai delle discoteche di Lignano e i tanti casi di infezioni da Coronavirus che devono essere “tracciati” e seguiti uno a uno. A cui si sono aggiunti nelle ultime settimane le migliaia di turisti che rientrano dalla Spagna, dalla Grecia e dalla Croazia. Un altro fronte verso cui c’è disinteresse nelle forze politiche, ma che impegna i reparti di prevenzione sono le centinaia di badanti, di operai edili, di addetti alle pulizie dall’Europa dell’Est. Senza infine trascurare l’idiosincrasia degli eventuali imprenditori che chiedono ai propri subordinati un tampone negativo per ritornare al lavoro. Paradossalmente, come annota Il Gazzettino, in Friuli Venezia Giulia si stanno eseguendo molti più tamponi di quanto avvenisse tra marzo e aprile. Solo nell’ultima settimana sono stati eseguiti 10mila test complessivamente.
Tuttavia non sembra che alla crescente richiesta si sia affiancato un piano di assunzioni per integrare il persone addetto ai tamponi: anzi, i lavoratori sono da tempo sotto pressione, anche perché intercorre pure per loro il periodo delle ferie.
Conseguentemente iniziano a formarsi le prime code, tanto virtuali, per la prenotazione telefonica, quanto fisiche, nei centri deputati alla prevenzione, compresi quelli privati.
La Cgil descrive una situazione al limite: “Nemmeno durante il lockdown c’era così tanta pressione”.
“L’Azienda sanitaria – commenta la Cgil – ha peccato di una mancata previsione del fenomeno. Siamo di fronte ad un aumento esponenziale dei test, ma con lo stesso personale di prima.”
L’altro ieri, a nella Fiera di Pordenone, si erano create continue file di cittadini diretti a ricevere il tampone; ci si può domandare come e quando si evolverà al situazione a settembre, con la riapertura delle scuole.


