CNA, scuola e trasporti pubblici: “Utilizzare pullman turistici per ridare lavoro a conducenti cassaintegrati”

31.08.2020 – 12:47 – A pochi giorni dall’avvio dell’anno scolastico, è ancora caos per gli scuolabus. Lunedì scorso, a Palazzo Chigi, il Comitato Tecnico Scientifico del governo presieduto da Giuseppe Conte ha ribadito la proposta di distanziare di almeno un metro i passeggeri di pullman, bus e scuolabus; un limite fortemente contestato dai governatori, i quali hanno fatto presente al CTS che tale proposta, porterebbe i mezzi delle aziende di trasporto pubblico italiane a viaggiare (tanto in contesti urbani, quanto in quelli extraurbani) con un gran numero di posti vuoti, lasciando a piedi la metà degli alunni potenziali passeggeri e costringendo così le famiglie, già in difficoltà nella galassia di complicazioni dovute al perdurare dello stato di emergenza Coronavirus, a farsi carico del problema. Difficoltà che si riversano, naturalmente, anche sui fornitori dei servizi di trasporto.

L’accorgimento proposto dal Comitato Tecnico Scientifico, per quanto possa sembrare facile da mettere in atto, in realtà non lo è per niente e un grossissimo limite sono i tempi. Per le Regioni che gestiscono il trasporto pubblico locale come il Friuli Venezia Giulia, infatti, il requisito non può essere soddisfatto nell’arco di due settimane (la scuola dovrebbe ricominciare il 16 Settembre). Di questo parere è anche l’assessore regionale ai trasporti, Graziano Pizzimenti, il quale ha dichiarato che: “Se ce lo avessero comunicato a maggio, avremmo potuto lavorarci sopra”; insomma, finora a Roma si è atteso, e adesso è troppo tardi, e se la norma proposta dal CTS dovesse entrare in vigore per il trasporto extraurbano della nostra Regione, la giunta di Massimiliano Fedriga ha stimato un fabbisogno di circa 400 veicoli tra autobus e pullman. Nei pochi giorni rimasti, “impossibile reperire così tanti mezzi e autisti”, ha concluso Pizzimenti. Il Comitato Tecnico Scientifico, dal canto suo, ha provato a tornare sui suoi passi dichiarando che “la distanza di almeno un metro potrebbe essere derogata se il viaggio da A a B dura meno di 15 minuti”. Nonostante tali proposte siano ritenute illogiche, i rappresentanti del CNA relativi al settore degli autisti e dei conducenti di veicoli adibiti al trasporto pubblico si trovano però in forte disaccordo con quanto dichiarato dall’assessore ai Trasporti del Friuli Venezia Giulia in quanto non solo 400 vetture sarebbero di facile reperimento tra le aziende di trasporto sparse sul nostro territorio, ma rappresenterebbero anche un’ottima soluzione per far ripartire l’intero settore del trasporto persone, rimettendo al volante decine di autisti attualmente in cassa integrazione per mancanza di lavoro dopo la pressoché totale cancellazione della stagione turistica. A causa dell’epidemia di Covid-19, infatti, sono stata centinaia le disdette di gite e viaggi organizzati giunte negli uffici delle aziende dei trasporti, e con la chiusura di uffici e scuole e il prender piede della pratica dello “Smart working” le corse sono state ridotte all’osso.

A dare un quadro della situazione sul piano regionale è Fabio Fontanot, presidente di categoria della CNA FITA e operatore del settore con By Bus. “A partire dallo scorso febbraio, fino ad arrivare ad oggi, le disdette sono state tante, toccando il picco in primavera, con il 100 per cento delle cancellazioni. La causa va ritrovata da un lato nella chiusura delle scuole, con le quali erano già stati calendarizzati numerosi viaggi di istruzione e gite didattiche; dall’altro, con l’arrivo della bella stagione, si è risentita la caduta verticale del comparto turistico e l’arresto generale delle attività legate alla cultura e al tempo libero. Molti dei nostri clienti, infatti, non erano legati solamente al comparto turistico, ma si trattava anche di enti ed associazioni, le quali, venendo a mancare le loro attività, non hanno avuto più bisogno dei nostri servizi di trasporto”, spiega Fontanot. “Veniamo fuori da anni già difficili, in cui purtroppo la politica non ha mai tutelato come si deve la nostra categoria, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione di determinate normative che tenessero conto anche di quelle già vigenti negli altri paesi europei. Lo scorso Maggio, in sinergia con Confartigianato, avevamo stilato un documento comune assieme all’assessorato ai trasporti del Friuli Venezia Giulia, per tutelare la categoria di autisti bus, taxi e NCC, ricevendo delle garanzie. Purtroppo, ad oggi, non abbiamo visto nulla di quanto convenuto sei mesi fa. Con la crisi causata dall’emergenza Coronavirus, andiamo incontro ad una possibile chiusura; sono tanti i colleghi che stanno pensando di interrompere le attività, e questo è inevitabile in una situazione in cui vi sono zero introiti ma dove le spese comunque permangono: spese fiscali, leasing dei mezzi, assicurazioni”, conclude il presidente.

[g.t.]