18.08.2020 – 12.30 – “Questa crisi, tra le tante conseguenze, genera incertezza; un’incertezza che è paralizzante nelle nostre attività e nelle nostre decisioni. C’è però un aspetto della nostra personalità su cui l’incertezza non ha effetto ed è il nostro impegno etico“. Con queste parole Mario Draghi ha inaugurato la quarantunesima edizione del Meeting di Rimini dal titolo “Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime“.
“Dodici anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica in periodo di pace” ha proseguito “abbiamo poi avuto una seconda recessione e un’ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell’euro e la minaccia della depressione e della deflazione eppure superammo tutto ciò. Quando la fiducia tornava a consolidarsi, e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancora più duramente dall’esplosione della pandemia. Essa non minaccia solo l’economia” ha evidenziato Draghi “ma anche il tessuto della nostra società, diffonde incertezze, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti”.
“In questo susseguirsi di crisi, i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti e specialmente coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire, ai giovani bisogna però dare di più. I sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e i loro redditi futuri. Ma la società nel suo complesso” ha affermato “non può accettare un mondo senza speranza ma deve, raccolte tutte le energie e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione”.
“Nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario, non sappiamo quando sarà scoperto il vaccino né tantomeno come sarà la realtà allora; le opinioni sono divise, alcuni ritengono che tutto ritornerà come prima, altri vedono l’inizio di un nuovo cambiamento, probabilmente la realtà starà nel mezzo. In alcuni settori i cambiamenti non saranno sostanziali, in altri le tecnologie esistenti potranno essere rapidamente adattate, altri ancora cresceranno e si espanderanno”. Ha proseguito “Ma per altri, un ritorno agli stessi livelli operativi che avevano prima della pandemia è quanto meno improbabile. Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non si sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche. Ma non dobbiamo rinnegare i nostri principi, dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento, altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di essere noi a controllarla”.
“Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani” ha proseguito Draghi. “È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza“.
“Vi è però un settore essenziale per la crescita” ha concluso “dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani“. “Questo è stato sempre vero, ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento”.


