Migranti uccisi, “La Libia non è un porto sicuro”: l’Unhcr chiede indagine urgente

31.07.2020 – 08.30 – Pochi giorni fa tre migranti hanno perso la vita ed altri quattro sono stati feriti in una sparatoria avvenuta nella notte ad Al-Khums a est di Tripoli. Il fatto è avvenuto nel corso di un’operazione di sbarco, dopo che i migranti erano stati intercettati in mare e riportati a terra dalle autorità marittime libiche. “Le autorità locali hanno iniziato a sparare nel momento in cui alcuni migranti, scesi da poco a terra, avevano cercato di darsi alla fuga” ha reso noto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), il cui capo missione in Libia, Federico Soda, ha definito “intollerabili” le “sofferenze patite dai migranti” nel Paese dove, attraverso “l’utilizzo di una violenza eccessiva”, vi sono state “ancora una volta delle morti senza senso, in un contesto caratterizzato da una mancanza di iniziative pratiche volte a cambiare un sistema che spesso non è in grado di assicurare alcun tipo di protezione”.

Sulla vicenda, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha richiesto un’indagine urgente: “Questo incidente sottolinea fortemente che la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco“, ha dichiarato l’inviato speciale per la situazione nel Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel. Un giudizio condiviso anche dall’Oim, che lancia nuovamente l’appello all’Unione Europea e alla comunità internazionale “affinché si agisca con urgenza per fermare i ritorni in Libia di persone vulnerabili” mettendo in atto un “sistema alternativo che permetta che le persone soccorse o intercettate in mare siano portate in porti sicuri”.

La notizia arriva a non molti giorni di distanza, 16 luglio, dal via libera da parte della Camera al rifinanziamento delle missioni militari Italiane all’estero e ai fondi per l’appoggio e l’addestramento della cosiddetta “guardia costiera” libica, un corpo militare creato nel 2017, che si occupa di bloccare le imbarcazioni di migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale che cercano di fuggire dalla guerra civile, riportandoli nei centri di detenzione. Il testo, che ha scatenato un forte dibattitto all’interno della maggioranza è stato votato in due parti separate: la prima, che non comprendeva il finanziamento in Libia, approvato con 453 voti favorevoli, nessun contrario e 9 astenuti; e la seconda, in riferimento invece proprio alle missioni in Libia, passato comunque con voto favorevole a larghissima maggioranza, 401 sì, e con pochi contrari, 23 deputati di Leu e Partito Democratico.

Ad essere contestata non è la presenza dell’Italia nei Paesi considerati instabili, come sottolineato dallo stesso Matteo Orfini del Partito Democratico, ma il fatto che la permanenza in Libia debba essere finalizzata alla risoluzione dei problemi “e non per armare e addestrare chi quei problemi li crea; per difendere i più deboli e non per addestrare chi li tortura”. “Un grande paese come l’Italia mette al centro di una politica estera la difesa dei diritti umani” ha aggiunto “oggi ci si sta chiedendo di chiudere gli occhi di fronte alla barbarie, alla sistematica violazione di quei diritti”. Orfini, intervistato da Radio Radicale in merito ai recenti fatti avvenuti in Libia ha rimarcato la sua posizione: “Era tutto noto, è così che va da tanto tempo. La cosa grave è che” nonostante questo “si è deciso di andare avanti lo stesso, credo scrivendo una delle pagine più orribili del nostro Paese“.
Secondo il deputato dem Luca Rizzo Nervo, il tema in questione va “ben oltre le dinamiche interne al Pd o al Governo, ai compromessi o ai sacrifici della nostra opinione personale a cui spesso siamo chiamati e che accettiamo nel nome di un equilibrio politico. Qui” continua “siamo nel campo dei diritti umani, nel campo dei valori che da sempre portiamo avanti, nel campo della difesa della nostra identità di democratici”.

Il testo fin dal principio, già in Senato, aveva scatenato divisioni e aspre polemiche all’interno della maggioranza, “placate” grazie all’ordine del giorno di Italia Viva, con cui si richiede al Governo attenzione, rispetto e protezione dei diritti umani: viene previsto l’impegno dall’Esecutivo a modificare in tempi stretti il Memorandum sottoscritto con le autorità libiche nel 2017, nella direzione del rispetto dei diritti umani e della maggiore presenza delle organizzazioni internazionali nei campi di accoglienza profughi. Inoltre, viene previsto l’impegno del Governo ad evitare che ai corsi di formazione destinati alla guardia costiera libica partecipino persone coinvolte in episodi di sfruttamento dei migranti, l’apertura di canali umanitari per l‘accesso sicuro di profughi di guerra, nonché di fare luce sul reale utilizzo di fondi pubblici italiani stanziati a favore di progetti delle municipalità libiche.

“Ora il governo parla genericamente di una revisione ‘entro fine anno’. Ha dichiarato Riccardo Magi di +Europa su Fanpage.it, tra i 23 firmatari della risoluzione che era stata presentata contro il rifinanziamento degli interventi in Libia e con la quale si chiedeva l’interruzione della collaborazione con le milizie. “Eppure avevamo ascoltato un impegno solenne da parte della ministra dell’Interno Lamorgese” continua, sottolineando, come non vi siano, ad oggi, “garanzie sul fatto che le modifiche promesse a quel patto, nato per il contenimento dei flussi migratori, possano essere risolutive”.
“Dal voto di oggi (16 luglio) emerge un Partito Democratico sostanzialmente compatto, allineato sulle posizioni della maggioranza”. Ha evidenziato  “Dov’è finito l’impegno, più volte annunciato, di rivedere il memorandum Italia-Libia del 2017?” Quello stesso impegno che in precedenza aveva portato il Partito Democratico a votare all’unanimità all’Assemblea nazionale un ordine del giorno per non sostenere più il rifinanziamento.

 

(Agenzia stampa Dire, Repubblica, Il Sole 24 Ore)

 

Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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