Il futuro del commercio dopo l’emergenza: l’E-commerce, da opportunità a necessità

02.07.2020 – 07.30 – Il processo di digitalizzazione, a seguito dell’emergenza sanitaria, è passato in breve tempo dal rappresentare un’opportunità per lo sviluppo della propria attività al divenire una necessità per garantirne la sopravvivenza. In particolare, sono stati proprio il mondo dell’impresa e del commercio a doversi interfacciare con una realtà che, seppure ormai ha preso piede da diversi anni, per molti rappresenta ancora un’incognita: il cosiddetto E-commerce. Sulle più recenti dinamiche del fenomeno e sul riflesso che la Pandemia ha avuto su di esso, si concentra lo studio “L’E-commerce ai tempi del Covid, i riflessi su mercato, abitudini dei consumatori ed imprese” realizzato da Format Research, illustrato nella giornata di ieri nella presentazione dell’Osservatorio E-commerce 2020, l’appuntamento organizzato da Confcommercio Trieste d’intesa con le associazioni di categoria degli altri tre ambiti provinciali.

Partendo da un dato più generale, con lo sviluppo delle nuove tecnologie e della rete, l’utilizzo di quest’ultima nel mondo ha visto negli ultimi vent’anni un incremento eccezionale: su 7,7 miliardi del totale della popolazione mondiale, 4,5 miliardi sono coloro che dispongono di un accesso a internet. L’Italia in particolare, si posiziona al diciannovesimo posto a livello mondiale per quanto concerne l’utilizzo di internet da parte degli utenti, aumentato del +315 per cento nel periodo che va dal 2000 ad oggi. Le ragioni sono molteplici: dalla comunicazione, con la messaggistica istantanea (88,3 per cento), chiamate e videochiamate (64,5 per cento), l’informazione, dalla lettura di giornali alle riviste online (57 per cento), il download di contenuti multimediali e giochi (47,3 per cento), l’utilizzo di servizi bancari (46,4 per cento), e le relazioni con la pubblica amministrazione (29,3 per cento).

Tuttavia, il Report evidenzia al contempo come in Italia sussista ancora un forte gap digitale rispetto al resto dei paesi dell’Unione Europea, posizionandosi venticinquesima nella classifica DESI – Digital Economy and Society Index, che misura lo stato dell’Agenda Digitale dei Paesi dell’UE. Il valore dell’indicatore tiene conto di cinque parametri: connettività, capitale umano e competenze digitali, utilizzo di Internet da parte dei cittadini e integrazione di tecnologie digitali nelle aziende e digitalizzazione dei servizi pubblici.
Da un lato, appare evidente il ritardo del nostro Paese rispetto ai competitor delle altre nazioni, particolarmente accentuato per quanto riguarda la connettività, le amministrazioni pubbliche e l’utilizzo della rete da parte del tessuto produttivo. Al contempo, però, nel 2019 è stato registrato un aumento dell’utilizzo dei servizi internet da parte della popolazione: sono infatti ben il 76,1 per cento le famiglie che possiedono un accesso a internet, dato che aumenta nel caso del Friuli Venezia Giulia con un 78,7 per cento. Un trend positivo, avviatosi a partire dal 2013, con una crescita del +25 per cento per quanto concerne l’utilizzo di internet.

In questo scenario, non stupisce quindi l’esponenziale crescita del E-commerce a livello mondiale, avviatasi ben prima dell’arrivo del Coronavirus, che vede nel 2019 la Cina in qualità di capofila, seguita da Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Germania, Francia, Canada, India e Russia.
Per quanto riguarda il contesto europeo, dove la quota di imprese che nel 2019 ha venduto almeno un prodotto o servizio online è stata pari in media al 17 per cento, ai primi posti si posizionano Irlanda e Danimarca con rispettivamente il 36 ed il 34 per cento di imprese che vendono online, (più di una ogni tre). L’Italia, anche in questo caso, si posiziona tra gli ultimi Paesi in classifica, al quartultimo posto nella graduatoria relativa all’incidenza dell’E-commerce tra le imprese, con solo il 10 per cento di operatori che vendono online. Un dato, tuttavia, che se confrontato al 2018, registra una crescita in positivo pari al +2 per cento.
Nel 2019, a livello nazionale, sono stati il 57,2 per cento gli utenti di Internet che hanno effettuato acquisti online; un dato che aumenta nel caso della nostra regione che registra un 61,8 per cento, più alto della media del Nord-Est del Paese che si attesta invece al 59 per cento.

Un dato che ora, a seguito dell’emergenza sanitaria, potrebbe assistere ad una svolta radicale. Secondo lo studio, infatti, si stima che il valore degli acquisti online in Italia potrebbe raggiungere nel 2020 livelli ben più elevati, raggiungendo quasi cinquanta miliardi di euro; un incremento dell’E-commerce che si aggira al +55 per cento. Nel dettaglio, ad aumentare sarebbero in particolare l’acquisto online di beni alimentari, con un +23 per cento e di prodotti farmaceutici, con un +15 per cento.
Relativamente a questo aspetto, il Report confronta il periodo che va da gennaio a maggio del 2020, con lo stesso periodo del 2019. Emerge che i consumatori italiani online sono triplicati, passando da 700 mila a oltre due milioni, ovvero 1,3 milioni di nuovi consumatori online, attribuibili all’emergenza sanitaria.

Analizzando le ricerche degli utenti su Google emerge che tanto a livello nazionale, quanto a livello regionale la “corsa all’acquisto”, abbia riguardato in particolare il segmento food, con un incremento importante relativo alle ricerche su Internet di prodotti alimentari, prezzi, sedi dei possibili acquisti e fruibilità del servizio di consegna a domicilio.
Su quest’ultimo punto, in Friuli Venezia Giulia, nell’ultimo trimestre, la possibilità di fruire di tale opportunità è stata oggetto di una media di ottantuno clic, con particolare attenzione rivolta dai consumatori ai negozi di vicinato.

E per quanto riguarda le imprese? In Italia la crisi ha accelerato da un lato l’apertura dei canali a domicilio, passando da un 7 per cento di imprese che già ne facevano utilizzo prima dell’emergenza, ad un 22 per cento, con un aumento del 214 per cento; dall’altro, il dato riguardante le imprese passate all’offerta E-Commerce, registra un incremento del 136 per cento, passando dal 14 al 33 per cento.
In quest’ultimo caso, un dato lievemente superiore è stato registrato in Friuli Venezia Giulia, con un numero di imprese passate all’E-commerce che va dal 15 al 36 per cento, con un +140 per cento.
Nel caso dell’E-commerce le imprese del territorio decise a continuare a utilizzare questa modalità anche dopo l’emergenza raggiungono quasi la metà, con il 46 per cento tra coloro che lo hanno attivato durante la crisi; per quanto riguarda invece il servizio di consegne a domicilio durante la fase d’emergenza, sono ben il 74 per cento quelle intenzionate ad utilizzarlo ancora.
Inoltre, a livello nazionale, particolarmente interessante risulta essere l’acquisizione di nuovi clienti avvenuta durante la fase d’emergenza, dichiarata dal 77 per cento delle imprese che vende online nei diversi settori. Tra i prodotti più venduti nel periodo tra febbraio e aprile 2020, le mascherine chirurgiche (+12,559 per cento), la spesa online (+5436 per cento), prodotti per l’allenamento in casa (+1053 per cento), e i giochi creativi per bambini (+699 per cento).

Assieme all’E-commerce, tuttavia, sono ben pochi i comparti che effettivamente potranno beneficiare degli effetti della crisi: oltre al commercio online, per cui si prevede un aumento del fatturato pari al +40 per cento nel 2020 rispetto al 2019, un futuro altrettanto roseo spetterà alla fabbricazione di dispositivi per la respirazione artificiale, (+19,5 per cento), la fabbricazione di vetro per laboratori, farmacie e ad uso igienico, (+15 per cento), le attrezzature ed articoli di vestiario protettivi di sicurezza (+14 per cento), “tessuti non tessuti” e altri tessili tecnici e industriali, (+13,8 per cento), specialità farmaceutiche, (+13,5 per cento), supermercati discount e mini market, (+12,3 per cento), materie prime farmaceutiche (+10,1 un cento) e commercio al dettaglio di prodotti surgelati (+8,2 per cento).

Analizzando i dati del Report illustrato da Pierluigi Ascani, presidente di Format Research, come evidenziato dallo stesso, appare evidente che è proprio l’E-commerce “la chiave di quello che sta diventando il commercio e la tendenza del mondo“. Una realtà che, ha aggiunto “non va demonizzata” ma, al contrario, deve apparire quale “modello da vendere”, e da armonizzare “con quello che è il modo tradizionale di vendere. Ora sarà possibile avere ‘una stanza in più’, ibridando la vendita tradizionale con la vendita online“.

“Una riflessione” ha evidenziato il presidente di Confcommercio Trieste Antonio Paoletti, “sulla necessità di saper diversificare e rimodulare, da parte delle imprese, la propria offerta commerciale alla luce appunto dei nuovi strumenti e tendenze del mercato. Più equilibrio, specie in termini di fiscalità, fra le componenti, la rete distributiva e le risorse per le aziende meno strutturate e di vicinato essenziali per la produttività, l’occupazione e la sicurezza dei territori, e per consentire loro l’acquisizione di competenze digitali indispensabili per assicurarne la sopravvivenza, nonché nuovi spazi di business“.

 

Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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