16.07.2020 – 07.45 – Sul tema dei percorsi formativi per i lavoratori somministrati della Ferriera, è intervenuta nella giornata di ieri l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen fornendo un quadro completo della situazione e ricordando, inoltre, come si sia “in attesa del protocollo Mise-Fincantieri annunciato dal ministro Patuanelli”.
“Tutti i 66 lavoratori interinali sono stati contattati dai servizi per il lavoro. Già a gennaio, in tempi non sospetti, la Regione ha incontrato le proprietà di Arvedi e Icop per i percorsi formativi più adatti. Nella giornata di martedì c’è stato uno dei periodici incontri con Arvedi per fare il punto della situazione e programmare le prossime iniziative.
Questa l’attività svolta: tutti i lavoratori sono stati contattati 3 o 4 volte, sono 44 le persone che hanno partecipato al laboratorio iniziale e 33 i soggetti che hanno già svolto il colloquio specialistico. Dieci lavoratori hanno comunicato di essere già occupati e, quindi, non interessati ai corsi formativi, mentre 11 ex dipendenti Arvedi sono stati contattati da Fincantieri: di questi, dieci hanno svolto un colloquio presso il cantiere di Monfalcone, mentre l’undicesimo è risultato non reperibile. Ci saranno altri colloqui individuali e la Regione, tramite il Centro per l’Impiego, è in contatto con aziende del territorio per valutare il reinserimento dei lavoratori, mettendosi a disposizione per percorsi di formazione specifica. Tutti i curriculum sono stati inviati a Fincantieri per le valutazioni e del caso. Sono 40 le persone che hanno accettato di fare un corso finalizzato ad un’assunzione come tubista o saldatore”.
“C’è, infine” ha concluso l’assessore “una considerazione di carattere generale rispetto alla formazione: la Regione, grazie al Fondo Sociale Europeo, finanzia corsi formativi rivolti a persone disoccupate o sospese e poste in riduzione di orario con ricorso ad ammortizzatori sociali. Nel caso di dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato, anche da agenzie, è bene chiarire che l’obbligo della formazione resta in capo al datore di lavoro. Concettualmente – e qui il nodo è puramente politico – il servizio pubblico interviene in modo complementare al privato. Nel momento in cui un lavoratore si rivolgesse a noi perché interessato ad approfondire le proprie competenze specifiche rispetto a una professionalità identificata, valuteremo quale sia la strategia migliore”.


