06.07.2020 – 18.21 – Questa volta sono 239 scienziati, da 32 nazioni, a chiedere all’Organizzazione Mondiale della Sanità di rivedere le raccomandazioni per la protezione dal virus Sars-CoV-2 e dalla malattia Covid-19 che esso causa: “Il virus”, sostengono gli scienziati nella lettera aperta che intendono pubblicare e che hanno preannunciato attraverso il New York Times (dovrebbe arrivare la settimana prossima), “rimane nell’aria”; assieme alla loro opinione gli scienziati hanno intenzione anche di pubblicare le prove che supportano la loro teoria.
Di cosa si tratta? In realtà, l’opinione degli scienziati autori della lettera era già stata anticipata nei mesi scorsi, è tuttora ancora priva di prove (ora promesse), e riguarda la permanenza del virus in particelle molto piccole che rimarrebbe sospese nell’aria anche senza essere trasportate dal respiro, e potrebbero infettare altre persone. Finora, l’OMS ha mantenuto la sua posizione, evidenziando che la malattia causata dal Coronavirus si trasmette principalmente attraverso le goccioline di liquido espulse con uno starnuto o con la tosse: trasmissione, quindi, primariamente da persona a persona e, in maniera molto minore, attraverso contatto con superfici vicine. Gli scienziati firmatari sostengono invece di avere prove che il virus rimanga comunque in sospensione nell’aria e che possa infettare gli individui anche attraverso il semplice respiro, saturando l’aria degli ambienti chiusi in cui le persone infette, anche asintomatiche, si trovano. Se così fosse, la trasmissione aerea diventerebbe un fattore significativo: il pensiero va immediatamente alla necessità di indossare sempre le mascherine all’interno degli ambienti chiusi. In realtà, ipotizzare che il virus possa essere ancora più piccolo e persistente di quanto si immaginasse porterebbe a rendere molto poco efficaci tutti i tipi di mascherine e protezioni in tessuto tranne quelle professionali con filtro, da indossare con perfetta tenuta d’aria: un argomento di cui si è già molto parlato nei mesi scorsi. E rafforzerebbe l’opportunità di rimanere all’aperto il più possibile, piuttosto che al chiuso senza ricambio d’aria in condizioni di ‘lockdown’ (a meno che non si decida di rimanere senza contatto con nessuno fin quando non verrà prodotto un vaccino; cosa che non sembra prossima ad accadere, né esiste certezza che il vaccino venga trovato).
Benedetta Allegranzi (prevenzione e controllo delle infezioni, OMS Ginevra), ha risposto alle domande del Times ricordando che fino a questo momento non ci sono prove certe di una trasmissione aerea: “In particolare negli ultimi mesi, abbiamo detto diverse volte che consideriamo la trasmissione aerea come possibile, ma non ancora supportata da prove concrete o chiare. Su questo punto è ancora in atto una forte discussione”. La lettera, quindi, inasprirà una discussione fra scienziati che è già in corso da diverso tempo e che non è ancora riuscita a creare un consenso in una direzione o nell’altra. Questo nel momento in cui gli Stati Uniti attraversano ancora una situazione di picco di casi: in ogni nazione, il Coronavirus sembra però comportarsi diversamente. Finora, stando ai dati della Johns Hopkins University, il Sars-CoV-2 ha causato 530mila morti in tutto il mondo; i guariti sono 6 milioni e mezzo, mentre il 99 per cento delle persone ancora malate ha sintomi lievi o poco preoccupanti. La letalità apparente del Coronavirus risulterebbe quindi attorno al 6,8 per cento della popolazione mondiale; ‘apparente’, in quanto rimane sconosciuto il numero di persone asintomatiche, che realisticamente è estremamente elevato e va così a modificare completamente il calcolo della letalità stessa. Fino ad ora, il Covid-19 si conferma una malattia degli anziani: più dell’80 per cento delle morti sono avvenute fra persone con più di 60 anni,in maggioranza uomini, e il 75 per cento di esse aveva situazioni mediche preesistenti di altra natura, nella maggior parte dei casi serie.
[r.s.]


