16.07.2020 – 15.49 – John Iver Borland fu uno dei tanti inglesi che giunse a Trieste attirato dalle franchigie vantaggiose del porto franco; non a caso la sua prima attività fu un commercio di granaglie (1826) che presto sostituì con una vasta gamma di operazioni edilizie e industriali, volte a modificare profondamente il tessuto urbano della città che Borland immaginava di poter trasformare in una “seconda Liverpool“.
C’era la Villa Borland, maniero personale a Chiarbola, così come il molo “Borland” (con annessa gru), il Viale e il Piazzale Sant’Andrea, il Piazzale dell’Arsenale di Artiglieria e il primo tratto di via Franca.
Verso il 1830-40 John Iver Borland costruì tre grandi magazzini/officine nella zona di Campo Marzio, destinata a diventare parte dell’hub industriale triestino dall’ultimo quarto dell’ottocento. I tre grandi magazzini – strutture solide e semplici, ma non prive di bellezza architettonica, specie nei portoni – erano destinate a un Lloyd Austriaco in vertiginosa crescita.
I tre magazzini, sebbene fatiscenti, hanno resistito al ventesimo secolo nell’ala sinistra della strada privata di Campo Marzio, corrispondente alla laterale della via Campo Marzio, parallela della via Guido Reni, a fianco dell’omonima Androna sede del Dipartimento di Umanistica dell’Università di Trieste.
Il Piccolo a questo proposito ha svelato che vi sono rilevanti interessi immobiliari nell’altrimenti periferica zona: vi potrebbe essere un acquirente e un riutilizzo della zona.
Inizialmente i 2500 metri quadri dei magazzini venivano utilizzati dalla ditta Fadalti di Pordenone specializzata nell’edilizia, il cui fallimento, dovuto peraltro proprio all’utilizzo di giganteschi magazzini in Regione, ha condannato la zona all’abbandono.
Sembra che un potenziale acquirente possa essere lo studio di architettura austriaco Lorenz Ateliers, già noto per un ardito progetto edilizio realizzato con il complesso residenziale “Sottolfaro” nella zona panoramica del Faro della Vittoria. Lorenz ha la madre triestina, è noto in città e ha contemporaneamente già manifestato un forte interesse per il Porto Vecchio, proponendo il suo progetto per la “sofferta” piscina terapeutica.
Il progetto Sottolfaro si caratterizza per un uso generoso di vetro, metallo e cemento con un’attenzione notevole alla direzione dei venti e alla gestione di una superficie muraria di pietra dura ed essenziale, senza fronzoli. Le abitazioni del Sottolfaro vengono definite “case californiane” epperò caratteristicamente “mitteleuropee”. Difficile giudicare come ciò si potrebbe tradurre nel caso dei magazzini/officine di Borland nonostante si tratti di strutture effettivamente solide ed essenziali – un tratto in comune con i progetti di Lorenz.
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