7.6.2020 – 17:20 – La scorsa settimana, nel cortile della Questura di Milano, è stato collocato nel pavè, il mosaico realizzato dagli allievi del corso di perfezionamento della Scuola Mosaicisti del Friuli, quali, Simona Di Maio, Alessia Filippi, Luis Sobejano Guerra, Gabriele La Sala, Andrea Giulia Paliaga e Chiara Platolino. La costruzione dell’opera, raffigurante lo stemma araldico della Polizia di Stato, era stata interrotta a causa della chiusura dell’accademia di Spilimbergo (UD) per l’emergenza coronavirus; ma, alla riapertura dei laboratori, avvenuta nei primi giorni di Maggio, l’opera è stata portata a termine e, successivamente, installata dal maestro Luca De Amicis e dall’allievo Luis Guerra presso la Questura meneghina, a sostituzione di un precedente mosaico visibilmente compromesso dal tempo e dalle intemperie.
Storia dello stemma:
Il primo stemma della Polizia nacque nel 1957. Lo scudo, è stato diviso in due parti verticali, è sormontato da un’aquila, emblema tradizionale della Polizia. La parte sinistra è stata divisa in due registri dal fondo dorato, separati da una fascia azzurra, simbolo delle decorazioni concesse alla bandiera della Polizia. Nel registro superiore è stato raffigurato un libro chiuso, il cui titolo LEX sottende il compito della Polizia di esser fedele e di far rispettare le Leggi e i Regolamenti della Repubblica. In quello inferiore, il motivo delle due fiaccole fiammeggianti incrociate si riferisce alla fondamentale attività di soccorso e assistenza della popolazione in caso di calamità. Nel lato destro sul fondo purpureo un leone rampante dorato, che impugna con la zampa anteriore destra un gladio romano, sottolinea l’imprescindibilità di forza, coraggio, onestà nella difesa della legge.
Sotto lo scudo lungo il nastro sinuoso dalle estremità bifide, il motto Sub Lege Libertas, ricorda come l’azione della Polizia deve svolgersi nel rispetto delle Leggi e dell’Istituzione Repubblicana. Lo scudo e il motto sono racchiusi da due rami incrociati, uno di quercia, simbolo della forza, l’altro di alloro, simbolo del valore.
Nel 1991 l’aquila è stata sostituita da una cinta turrita a forma di corona. Il motivo è estrapolato da un disegno realizzato per la scelta dell’emblema della neonata Repubblica nell’immediato dopoguerra. L’impianto iconografico dello Stemma fu semplificato nel 2007 con l’eliminazione delle fronde arboree che ornavano lo scudo, in quanto più consone all’araldica dei comuni e delle province.
La conformazione attuale dello stemma, invece, è frutto di una rivisitazione stilistica avvenuta nel 2018 che ha, tuttavia, lasciato inalterata la descrizione e la cromia nel rispetto del patrimonio valoriale.


