08.06.2020 – 13.10 – Passa attraverso l’istituzione di una commissione internazionale, secondo Podemo (il movimento nato da triestini che intende presentarsi alle elezioni comunali del 2021 “per rompere il paradigma di sconforto e disillusione in cui è caduta Trieste”), la soluzione per superare i problemi di gestione del porto di Trieste, messi ancora più in luce dalla decisione di Anac relativa alla decadenza di Zeno D’Agostino. Commissione internazionale che, tra l’altro, sarebbe uno strumento già previsto dalla legge.
“Dalla questione D’Agostino”, scrive Podemo, “possiamo imparare alcune cose. Siamo in mano ad un sistema di giustizia fortemente inefficiente: ci hanno messo infatti ben 4 anni per accorgersi di quest’incompatibilità. Rispetto al totale immobilismo dei direttori precedenti, Maresca e Monassi, anche la (molto) parziale attività di sviluppo di un tecnico come D’Agostino è stata in grado di ottimizzare alcuni aspetti del nostro Free Port, pur avendo mancato del coraggio necessario per effettuare cambiamenti davvero profondi. L’applicazione del solo 1 per cento del Trattato di Pace, come avviene oggi, ha portato indubbi miglioramenti; c’è solo da immaginare cosa avverrebbe una volta applicato interamente, come i governi romani sono peraltro obbligati a fare. Da uno status di illegalità non può nascere nulla di buono: il finto decreto del Partito Democratico del 2018 è rimasto, come prevedibile e previsto, lettera morta. Il governo a Roma ha tutti i mezzi per emanare un vero decreto legislativo in piena applicazione del Trattato di Pace senza sottostare ad alcun iter parlamentare, e quindi in tempi brevi. È il caso di farlo, ed è urgente. Per risolvere tutti i dubbi legali e i vuoti di governance esistenti, la soluzione più semplice e vantaggiosa per Trieste consiste nel partire, riesumando gli Articoli 21-26 dell’Allegato VIII, dalla pronta instaurazione della prevista Commissione Internazionale per il Free Port di Trieste, di cui il prossimo Direttore del Porto sarebbe membro permanente”
[c.s.]


