25.06.2020 – 08.37 – Si delinea un nuovo acquirente per il palazzo Carciotti: si tratta della Invimit Sgr (Investimenti Immobiliari Italiani Sgr S.p.A.), una società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Lo comunica Il Piccolo che tuttavia precisa come si tratti finora solo di speculazioni, voci di corridoio: la Sgr ha chiesto di rinviare tutte le trattative di altri, eventuali, acquirenti, riservandosi per metà settembre la decisione se acquistare o meno l’immobile. A rafforzare l’impressione che si tratti di qualcosa di più di un “rumor“, la Sgr ha anche mandato i propri rappresentanti al Carciotti, onde svolgere un sopralluogo. Indubbiamente, dopo le prime due aste conclusosi senza acquirenti, dopo aver abbassato il prezzo base dell’asta da 22,7 a 14,9 milioni e dopo il qui pro quo della terza asta con l’imprenditore stiriano, il Comune di Trieste comincia a vedere scarseggiare le proprie opzioni, specie in un clima di difficoltà economica, causa Covid-19, e finanziaria, per gli annosi problemi di bilancio.
Sui giornali si specula che potrebbe trattarsi di un riutilizzo del Carciotti quale residenza per studenti universitari di fascia medio-alta, come nel caso dell’Ospedale Militare; o in alternativa, di una residenza per anziani di alto livello, con un eventuale presidio medico.
Si tratterebbe, come nel caso dell’albergo progettato inizialmente, di soluzioni riservate unicamente alla fascia medio-alta della popolazione triestina.
Il palazzo Carciotti nasce quale casa-magazzino, peculiare costruzione propria del Borgo Teresiano, per volontà del commerciante greco Demetrio, che desiderava “una grandiosa fabbrica senza risparmio di spesa alla riva del mare in fianco del Canal grande, che riuscirà di abbellimento e decoro a questa città” (1799).
La Soprintendenza ha posto sotto tutela la facciata, che rappresenta la componente in assoluto di maggiore pregio del palazzo, così come al suo interno i pavimenti lignei e lapidei, gli stucchi, le stufe in maiolica, i camini, le sculture di Antonio Bosa e gli affreschi di Giuseppe Bernardino Bison.


