18.06.2020 – 11.52 – Più di 5300 realtà piccolissime, piccole e medie, protagoniste del giornalismo locale (e non solo), in tutto il mondo, aiutate nell’emergenza economica portata dal Coronavirus da Google. È quanto sta facendo in queste settimane l’azienda statunitense, inviando direttamente fondi di sostegno agli editori (che, purtroppo, in Italia stanno ancora attendendo invece l’attenzione del legislatore) attraverso il JERF o Journalism Emergency Relief Fund, che è parte della Google News Initiative. La motivazione di base è l’opinione di Google che il lavoro delle piccole redazioni sia stato, e sia, fondamentale per tenere in contatto le persone e informarle, soprattutto durante il periodo della prima emergenza e delle restrizioni e misure di prevenzione dal contagio, in merito a quello che stava accadendo e a come superare le emergenze; allo stesso tempo le testate giornalistiche, con le loro redazioni e i loro direttori responsabili, sono in grado di fornire informazioni verificate e selezionate, contrastando così il fortissimo rischio delle Fake News veicolate da sconosciuti in particolare attraverso i Social network.
Proprio le piccole testate, quotidianamente in prima linea, sono ora minacciate dalla crisi economica, dai grandi gruppi editoriali controllati da poche persone e dal taglio di posti di lavoro dovuto al ridursi dei flussi di cassa, ed è stata questa la motivazione che ha spinto il colosso di Mountain View ad aprire il fondo di sostegno. L’iniziativa è stata indirizzata agli editori che siano produttori di contenuti giornalistici digitali, già attivi su Internet da almeno 1 anno, e con un numero di addetti da 2 a 100, dividendo il sostegno in varie fasce ed estendendolo a tutto il mondo (incluse le organizzazioni no-profit, ed escludendo quelle governative e, purtroppo, i professionisti individuali con partita IVA per motivazioni legate alla complessità di indirizzare la loro situazione). In due sole settimane, in aprile, Google ha ricevuto più di 12mila domande da Europa, Africa, America e Asia, e il novanta per cento da testate giornalistiche con meno di 30 persone; moltissime composte addirittura da 3 o 4 collaboratori solamente. Una situazione che Chris Jansen, direttore del servizio di News & Publishing di Google per gli Stati Uniti, ha definito impressionante, soprattutto confrontando la quantità e qualità di contenuti pubblicati da redazioni con meno di 10 persone, capaci di produrre 20 o 30 articoli al giorno su quello che stava succedendo e di informare con puntualità anche le comunità più piccole e nelle situazioni più disagiate, con quello pubblicato da realtà molto più grandi e diversamente orientate. Le testate che hanno presentato la richiesta di sostegno a Google descrivendo la loro attività, e sono state ritenute meritevoli d’attenzione per la qualità dei loro contenuti, riceveranno un importo fra 5mila e 30mila dollari da utilizzare per il finanziamento delle attività inclusa sia la produzione di contenuti originali che il pagamento degli stipendi dei dipendenti. Oltre al fondo di sostegno d’emergenza, Google ha donato 1 milione di dollari all’International Center for Journalists e Dart Center for Journalism and Trauma, un progetto della Columbia Journalism School per sostenere i giornalisti che si occupano della pandemia causata dal Sars-CoV-2.
Un po’ più, questi importi a fondo perduto di diverse migliaia di euro, dei 600 euro del governo Conte, o del famigerato ‘bonus pubblicità’; dal quale ai piccoli editori poi non arriva niente o quasi, e che, dopo le brutte sorprese degli anni scorsi (nei quali chi aveva aderito, come cliente, si è visto poi decurtare contributi che erano stati già confermati e messi a bilancio con la semplice spiegazione: ‘sono finiti i soldi’), non attira più. Certo si potrebbe dire: di fronte alle capacità economiche di Google, che oggettivamente con i suoi servizi di News va a interagire direttamente con la vita dei piccoli editori stessi (e Google, più volte, è stata al centro di polemiche sulle pochissime tasse pagate in proporzione ai guadagni e per abuso di posizione dominante), è una goccia nel mare. Eppure, è ugualmente un gesto molto importante e generoso, indirizzato proprio a chi probabilmente non avrebbe la possibilità di ricevere denaro da nessun altro se non da clienti pubblicitari diretti a loro volta fortemente colpiti dalle restrizioni imposte dalla quarantena. E che permette a molti piccolissimi editori di sopravvivere.
[f.f.][nell’ambito dell’iniziativa JERF, Trieste All News è stata ritenuta testata qualificata rispetto ai requisiti richiesti e ha quindi ottenuto accesso al fondo d’emergenza]


