Coronavirus, difficile avere presto un vaccino. I casi sono ormai troppo pochi.

02.06.2020 – 09.41 – C’è solo il 50 per cento che un vaccino contro il Sars-CoV-2 possa essere messo a punto e funzionare, perché i casi stanno scendendo in maniera talmente rapida da rendere la sperimentazione impossibile. A dirlo non è il professor Alberto Zangrillo, autore di pubblicazioni e primario dell’Unità operativa di anestesia e rianimazione del San Raffaele di Milano, trovatosi sotto il fuoco di fila dei media e di molti colleghi per aver affermato in questi giorni che il Covid-19, da un punto di vista clinico, non esiste più e che i numeri esposti in questi mesi sono fuori contesto e non hanno valore – ma il professor Adrian Hill, direttore dell’istituto Oxford Jenner e dell’Oxford Vaccine Group, che ha iniziato a sviluppare un vaccino in gennaio.

Le dichiarazioni di Hill sono del 25 di maggio, e sono state rilasciate alla stampa inglese prima di quelle di Zangrillo. Hill ha precisato che quella del Jenner è una “corsa contro il virus che sta scomparendo, e quindi contro il tempo: abbiamo pensato, a inizio anno, di poter avere una possibilità dell’ottanta per cento di sviluppare il vaccino entro settembre, ma ora è scesa al cinquanta, e ci troviamo nella situazione bizzarra di sperare che il Covid-19 rimanga attivo sufficientemente a lungo da potercelo permettere”.
Le considerazioni del professor Hill, fatte nel momento in cui, sabato 20 maggio, il numero di vittime nel Regno Unito era sceso a 282 contro un picco di 1000 al giorno nel momento peggiore, se rapportate a quelle di Zangrillo fanno effettivamente riflettere su quali possano essere le reali previsioni di evoluzione della malattia. Su quali siano quindi i numeri reali, e se le prospettive, date quasi per certe, di una seconda ondata a settembre, siano da considerarsi veritiere, visto soprattutto che il temutissimo picco di nuovi contagi dopo le prime riaperture e con il passaggio alla fase 2 non si è per nulla verificato: anzi, i casi continuano a scendere, pur di fronte alla cosiddetta ‘movida’ diventata scontro generazionale e all’impiego completamente sbagliato dei dispositivi di protezione come mascherine e guanti, che usati così come sono usati equivalgono a nulla. Se nel Regno Unito il virus non colpirà un sufficiente numero di persone, quindi, gli scienziati non avranno sufficienti riscontri per poter determinare la validità o meno di un vaccino, e sarà stato tutto fatto per nulla; sta accadendo anche in Italia e questa, a oggi, sembra l’ipotesi più probabile – e solo probabilità resta, perché è ancora troppo presto per dire se il virus che provoca il Covid-19 scomparirà, come la Sars, o se ritornerà fra noi con l’inverno. Se dovesse, nel nostro paese, effettivamente scomparire (lasciandoci però con un PIL ridotto del dieci per cento, una montagna di debiti e un’intero anno turistico saltato) la politica, che nel corso della crisi di marzo e aprile aveva preso punte o poche decisioni delegando le stesse ai comitati tecnico-scientifici, avrà trovato la sua ancora di salvezza: potrà sempre dire che sono stati i medici e gli scienziati a sbagliare, e a guidar male i governi, e già a fine marzo qualcuno ha iniziato a ricordare come gli eroi, in Italia, in un attimo possano finire nella polvere. A volte immeritatamente.

Contro Zangrillo, però, che ha scelto di andare controcorrente affermando che “terrorizzare il paese è qualcosa di cui qualcuno si deve assumere la responsabilità”, le reazioni sono state immediate, e hanno coinvolto persino Michael Ryan, al quale è stato chiesto di rispondere sulle ‘pretese di un medico italiano’ (Zangrillo) il quale ‘afferma che il Covid-19 ha perso la sua potenza’. E Ryan, a nome dell’OMS e tradotto sui quotidiani italiani più o meno bene (e più o meno nel contesto), ha risposto. “I nuovi virus”, ha spiegato Ryan, “in una popolazione umana possono fare una delle due cose: possono evolvere e diventare meno patogeni, o a volte diventarlo persino di più”, senza che però questo sia di interesse primario per il virus stesso, che non cerca di uccidere tutti quelli che infetta, ma di sopravvivere il meglio possibile all’interno di una comunità. “Dobbiamo stare attenti, questo è ancora un virus che uccide. Dobbiamo avere grande attenzione ed evitare di far pensare che il virus, improvvisamente, di sua volontà, abbia deciso di essere meno patogeno. Non è così”. Secondo Ryan, una possibile spiegazione per i risultati presentati da Zangrillo, può essere trovata nel metodo di misurazione, nella dose del virus presa in esame e nella lunghezza d’esposizione. “In altre parole”, ha spiegato il medico irlandese portavoce dell’OMS, “la quantità assoluta di virus a cui un soggetto è esposto può determinare quanto grave è la malattia. Questo è stato provato anche per altre malattie; non sappiamo se è così anche per il Covid-19. Potrebbe essere quindi che non si tratti di un virus diventato meno potente, ma di una situazione in cui noi, come comunità, stiamo riducendo con successo il numero, l’intensità e la frequenza dell’esposizione al virus. Il virus potrebbe quindi sembrare più debole, ma perché stiamo facendo le cose meglio, non perché si stia indebolendo”. Merito, quindi, del distanziamento sociale e delle misure di prevenzione; questo, però, cozzerebbe a sua volta con la già citata mancanza di nuovi contagi dopo la ripresa della attività sociali di più di due settimane fa. Le ragioni, insomma, sono ancora tutte da scoprire, e comprensibilmente un eventuale errore (che comunque tutti, nonostante tutto, ci auguriamo), se c’è stato, sarà difficile da ammettere, visto l’impatto che la quarantena ha avuto sulle società di tutto il mondo occidentale. Attendiamo.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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