12.06.2020 – 11.52 – Correva il 20 ottobre del 1904 quando James Joyce arrivò a Trieste, “inciampando” per errore in una rissa tra tre marinai ubriachi che lo spedì – proprio lui bachelor of arts della Regia Università d’Irlanda! – a passare una notte in carcere, con la moglie Nora Barnacle che pazientemente lo aspettava. Ma col tempo il rapporto con Trieste crebbe, maturò; e Joyce giunse ad apprezzare una città così simile alla neoclassica Dublino, eppure così diversa, con la sua alchimia di linguaggi e dialetti forte ispirazione per l’Ulisse.
Quando ripartì, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, James era diventato Giacomo, Giacomo Joyce: e aveva due figli, Giorgio e Lucia, assieme a un bagaglio di esperienze, impressioni e ovviamente scritti.
Per ricordare il rapporto tra Joyce e Trieste, ritorna anche quest’anno nella città giuliana il Bloomsday 2020. Nonostante le restrizioni anti Covid-19 siano state in realtà allentate, il Comune di Trieste ha scelto di ridimensionare l’evento, riducendolo a una sola giornata: il 16 giugno; di contro alle 4 impiegate nel 2019. Egualmente, sebbene non sia più in vigore il lockdown, si è scelto di spostare tutti gli appuntamenti rigorosamente solo online.
Martedì 16 giugno, sui canali web e social del Museo Joyce Museum (www.museojoycetrieste.it e www.facebook.com/MuseoSvevoJoyce) oltre che sulla pagina Facebook www.facebook.com/letteraturatrieste/ e sul canale Youtube del Comune di Trieste, dalle 10 del mattino alla serata, una lunga serie di appuntamenti affronteranno il tema di questa edizione dedicata – non a caso – al capitolo 14°, I buoi del sole, che è quasi interamente ambientato in un’ospedale.
Alle ore 10 se ne parlerà con Laura Pelaschiar dell’Università di Trieste che riassumerà l’episodio nella tradizionale conferenza di apertura del Bloomsday “in mezz’ora”.
Seguirà la proiezione del video-racconto di Paolo Visnoviz che ripercorre il festival 2019 dedicato a Nausicaa, uno dei più ricchi della rassegna, che ha visto la partecipazione di Marco Paolini, si è aperto con una memorabile partita di calcio letterario in piazza Unità e si è chiuso con un suggestivo spettacolo di Diana Höbel allo stabilimento del “Pedocin”.
Alle ore 12 si aprono i cancelli del Bloomsday Playground di Annalisa Metus, creativa amante della cartotecnica e dei giochi che utilizzerà la struttura di alcuni celebri giochi di società per portarci una volta di più nei misteri dell’Ulisse che di un elaborato gioco ha la struttura.
Si riprende dopo pranzo alle ore 14, con la messa in onda dello spettacolo che la compagnia dell’Armonia, come ogni anno, dedica appunto al capitolo scelto per l’edizione del Festival: il video dello spettacolo Le mandrie del sole – L’ospedale scritto e diretto da Giuliano Zannier si potrà gustare sui canali web già indicati mentre alle 23.15, a chiusura della giornata, se ne potrà ascoltare la versione audio sulla web-radio www.radiocitytrieste.it.
Alle 14.30 il primo degli appuntamenti del Pandemic Bloomsday Worldwide, una serie di collegamenti con alcuni dei festival joyciani nel mondo che, come quello triestino, saranno in questa edizione spostato in gran misura su Internet: incontreremo Bruna Autuori, direttrice del coraggioso Bloomsday Salerno; più tardi, alle 15.30 saremo in collegamento con Saint-Gérand-les-Puy, il paesino francese in cui Joyce ha trascorso buona parte del suo ultimo anno di vita, per parlare con Marion Byrne e Paola Pisani di uno spettacolo incentrato su ciò; infine, alle ore 17 ci collegheremo con il James Joyce Center, organizzatore del primo, del principale e del più grande festival Bloomsday, che è naturalmente quello di Dublino, per parlare con la direttrice del centro, Darina Gallagher.
A Dublino alle 17.30 ci sarà il collegamento con Fulvio Rogantin, triestino espatriato in Irlanda, guida turistica e appassionato joyciano: con lui ci si recherà all’ospedale di Holles Street, in cui l’episodio Oxen of the Sun è ambientato e si potrà ascoltare qualche assaggio del suo nuovo libro, che esce sul mercato appunto quel giorno, intitolato El Monalogo de Molly, ossia la traduzione in dialetto triestino del celebre monologo conclusivo dell’Ulisse.
E a proposito di nuovi libri, il Bloomsday 2020 presenta due opere nuove che mettono assieme la cucina e il romanzo di Joyce: alle 15 si presenta Joyce, Proust e i tartufi, nuova fatica di Andrea Pagani, mentre alle 16 è la volta di Divagazioni Gastronomiche sull’Ulisse di Joyce – Le mandrie del sole, sorta di instant-book di Martina Tommasi.
In assenza di musica dal vivo si terrà una trasmissione online di una versione di En-trance, suite ispirata all’episodio di Circe dell’Ulisse del compositore Giorgio Coslovich, presentata lo scorso anno proprio al Bloomsday triestino: questa nuova versione coinvolge musicisti di livello internazionale come il sassofonista David Jackson, del celebre gruppo rock-progressive dei Van Der Graaf Generator e il flautista John Hackett, fratello del più celebre chitarrista Steve, dei Genesis (alle 16.30).
Conclude la giornata di appuntamenti joyciani l’incontro organizzato dallo “youtuber joyciano” Andrea Carloni, curatore del canale Ritratto di Ulisse, che incontrerà due specialisti come Enrico Terrinoni, anglista e traduttore dell’Ulisse e Sara Sullam, a sua volta esperta di letteratura anglosassone e dell’opera di Joyce, per uno sguardo conclusivo sulle mandrie del Sole.
Bloomsday 2019 – Una festa per Joyce è organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste attraverso il Museo Joyce Museum, con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia.
Clicca per ingrandire la locandina





