10 giugno 1940, “Passato Prossimo”: al mercoledì opinioni, fatti e persone della Trieste del Secolo Breve

10.06.2020 – 08.55 – 10 giugno 1940: il ventennio di Benito Mussolini giunge al culmine. Il duce annuncia, a Roma, l’entrata dell’Italia in guerra al fianco della Germania, contro Francia e Gran Bretagna. L’Italia, lo si sapeva allora e lo si sa oggi, non è pronta né militarmente né economicamente: è un leone di carta. “Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano”; Mussolini, più volte interrotto dalle grida della folla entusiasta, la trascina comunque in un conflitto che avrà esiti catastrofici, gli echi del quale riecheggiano ancora oggi: Taranto, la disfatta in Grecia e nei Balcani, l’Africa e l’impero perduto, il 25 luglio, l’8 settembre e la mancata difesa di Roma, Salò e la guerra civile, il confine orientale, le Foibe. Su tutto, lo spettro delle leggi razziali e della Risiera di San Sabba, e il nord del paese ridotto a teatrino di marionette di Adolf Hitler. Ottant’anni dopo, l’Italia, a differenza di altre nazioni, non è mai riuscita a far completamente pace con la sua storia.

La storia di Trieste dalla fine della Prima guerra mondiale, nel 1918, alla fine della seconda nel 1945 e poi fino almeno al 1954 e anche oltre, è controversa, problematica, articolata e percorsa da dinamiche tra loro intrecciate, dagli effetti eclatanti e spesso sconvolgenti. Questo ciclo di articoli che inizia oggi, e che abbiamo voluto chiamare “Passato Prossimo” , si propone come un luogo di confronto su quegli anni, in cui verrà dato spazio, al mercoledì, a punti di vista diversi. Un ciclo di interviste a storici, politici, membri di associazioni, cittadini: tante voci, anche tra loro discordanti, ma tutte attendibili, con l’obiettivo di proporre i fatti e le persone di allora. Lo sguardo però non cadrà esclusivamente sul passato, ma avrà come punto di arrivo gli scenari attuali e futuri della città e del paese. Perché se tentare di capire, una volta per tutte, come andarono realmente le cose è un compito arduo, ascoltare più opinioni e stabilire collegamenti tra le generazioni è un dovere non solo storico ma di consapevolezza civica. “Passato prossimo”: Passato sarà il punto di partenza, la trattazione di quel ventennio, da quando cioè, all’uscita dal primo conflitto mondiale, Trieste si risvegliò “redenta” e finalmente italiana (ma al tempo stesso pesantemente colpita nei commerci dal distacco dall’ormai svanito impero asburgico). Nel capoluogo giuliano si verificarono, negli anni immediatamente successivi al 1918, una serie di peculiarità che favorirono la nascita e l’affermazione in brevissimo tempo di un soggetto politico che di lì a poco segnerà indelebilmente il destino nazionale: il fascismo. Si può dire che Trieste in quegli anni precorse il destino dell’intera penisola, ancora oggi pervasa da polemiche e ricostruzioni divergenti. Ed ecco perchè “prossimo“: da un lato è il passato prossimo, tempo verbale dell’indicativo che esprime un’azione avvenuta in un passato, recente o lontano, che tende ad avere “effetti percepiti ancora nel presente da parte di chi parla o scrive”; dall’altro “prossimo” è sinonimo di futuro. Ripercorrere quel ventennio per un’interpretazione degli eventi di oggi, nella consapevolezza che se da un lato la storia non si ripete mai identica, dall’altro viene fatta dagli uomini, e i loro comportamenti, le loro paure, euforie e rabbie anche a distanza di secoli rimangono le stesse.

Perché scegliere proprio il ventennio tra le due guerre mondiali? Perché Trieste, uscita sconvolta dalla Grande Guerra, fu testimone di anni difficili di crisi economica e della salita al potere dei totalitarismi europei. Fu poi protagonista della vergogna delle leggi razziali italiane e infine spettatore degli orrori della più grande catastrofe umana: il secondo conflitto mondiale, che per il nostro paese iniziò oggi, ottant’anni fa. Sono vicende che ci riguardano ancora, sono le storie dei nostri nonni e bisnonni, le sentiamo ancora vive ed è presto per considerarle storicizzate, come possono essere per noi ad esempio l’Egitto o le campagne di Giulio Cesare. Chi scrive non crede nella memoria collettiva e condivisa in toto, né nella possibilità che questa si crei spontaneamente; tuttavia un confronto schietto tra punti di vista diversi su temi così sentiti arricchisce sia chi espone sia chi ascolta. Servono però umiltà, capacità di mettere in dubbio e studiare di più, e uno sforzo di oggettività tale da andare oltre la propria – sacrosanta – memoria personale, familiare o comunitaria. Servono soprattutto tolleranza e volontà di analisi, di solito i sorelle minori della curiosità. Solo così il “passato” potrà essere, anche per Trieste, davvero “prossimo”.

[d.g.]