Silvia Romano fra solidarietà e odio, fra sostegno e perplessità. Due lettere

12.05.2020 – 08.12 – La crisi d’astinenza degli odiatori compulsivi: Silvia Romano è stata liberata e questa dovrebbe essere la notizia importante da condividere tra cittadini italiani. Ma nel vederla scendere dall’aereo, Silvia abbigliata alla maniera islamica ha fatto sobbalzare più di qualcuno. Quando poi la cooperante ha dichiarato di aver abbracciato quella fede religiosa, è partito il fuoco di fila di chi, da troppo tempo chiuso in casa per l’emergenza Covid-19, era ormai giunto allo stremo, per non potersi scagliare adeguatamente contro neri e immigrati con la solita veemenza, anche perché la propulsione esercitata dagli stolti maestri aveva palesato polveri piuttosto umide. Ora, tutte le implicazioni psicologiche legate a quasi due anni di sequestro, che minerebbero l’equilibrio di ognuno di noi, non vengono nemmeno prese in considerazione da chi necessita la propria bulimica dose di odio, infarcita di ignoranza crassa. Soldi spesi per salvare un’islamica, mentre gli italiani non hanno ancora ricevuto emolumenti sufficienti per affrontare la crisi in corso.
Il refrain è sempre quello: intersecare con demagogia ad uso e consumo di gente senza qualità, questioni relative ad un’ emergenza come un sequestro, ad una più generale e altrettanto stringente.
Morte all’islamica quindi, anche se non abbiamo idea di quali angosce interne abbiano condotto Silvia a fare quelle scelte e quelle dichiarazioni. La vita di una donna provata da un sequestro e per giunta islamica non vale un centesimo delle risorse italiane.
E lo stesso per i morti in mare, che una volta adagiati sul fondale spariscono alla vista e soprattutto alla coscienza.

[lettera firmata]

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Non piacerà a molti, quello che scrivo; che non piaccia ai nemici lo capisco però penso che non piacerà neanche ai miei amici. Silvia Romano non è solo una vicenda umana. Se astenersi dall’attaccare e ingiuriare una donna che ha vissuto un’esperienza indescrivibile, peraltro avvolta in gran parte ancora nel mistero, chiusa in una cassaforte della quale solo i servizi segreti hanno la combinazione, è giusto (il dolore va rispettato), ricordare che la vita di Silvia ora non è più solo di Silvia è altrettanto doveroso. In un contesto di confronto duro, sanguinoso, fra l’Occidente e l’Islam che ha pochi precedenti storici (e neanche uno di questi è positivo, o quasi), Silvia Romano diventa protagonista dei media e acquista una dimensione politica. Oggi come oggi, protagonismo sui media vuole dire potere: che sia poi il potere di chi ci mette la faccia, o di chi sta dietro, neppure questo lo sapremo facilmente. E quindi non possiamo far finta di niente e dire che quella di Silvia è solo una scelta personale, perché non lo è più: è qualcosa che riguarda tutto il paese. Ostentare ingenuità di fronte alla potenza e al successo del messaggio fortissimo che i rapitori, attraverso Silvia Romano, trasmettono all’Occidente sarebbe una stupidaggine e – ancor peggio se visto nel contesto di confronto fra un’organizzazione armata e molto pericolosa e le nazioni europee, prima fra tutte l’Italia – avrebbe i connotati di una dimostrazione di debolezza: per l’Islam radicale, la peggior caratteristica possibile di un uomo (per quanto riguarda le donne, non hanno voce in capitolo). Silvia Romano è diventata purtroppo questo: un simbolo avvolto nella bandiera dei suoi rapitori, sbattuto sulle nostre facce.

[lettera firmata]