21.05.2020 – 10.00 – L’uomo per natura si nutre di storie, non per forza sempre le proprie, e quando queste mancano si sente più povero. È il caso della brusca interruzione della serie “Chiamatemi Anna” (traduzione non fedelissima del titolo originale “Anne with an E“), conclusasi dopo la terza stagione per decisione della casa di produzione, che l’ha ritenuta poco seguita dal pubblico.
All’uscita della notizia si è sollevata una moltitudine di aficionados a favore della sopravvivenza della piccola Anne. È stata anche aperta una petizione su change.org, che recita nella motivazione “Speriamo che questa petizione catturi l’attenzione di Netflix e che decidano di rinnovare lo show per la stagione 4!”.
Abbiamo bisogno di sentirci raccontare storie, dicevamo, di immaginarci luoghi e personaggi lontani.Siamo negli anni ’70 del 1800 e sulla vicenda della giovane orfana Anne, lo assicurano gli appassionati della serie, si inanellano uno dopo l’altro argomenti come il bullismo, il razzismo, la differenza tra femminismo e maschilismo, l’adozione, i diritti umani, e ovviamente l’amicizia e l’amore. Quella di Anne è la rivisitazione in chiave netflixiana del cartone “Anna dai capelli rossi“, già passato sui nostri schermi e di cui, se forse non tutti ricordano la trama, è impossibile aver scordato il ritornello della sigla.
Un segno dei tempi. Con l’inizio del nuovo millennio siamo entrati nel cosiddetto “Internet 2.0“, dove cresce sempre più l’interazione tra gli utenti, che prima erano solo spettatori passivi, e i contenuti della rete. A dimostrazione che le barriere tra il fuori e il dentro dello schermo sono rapidamente crollate, al punto che un gran numero di utenti può cercare di far cambiare una decisione aziendale, è arrivata la petizione. Nonostante sia online da poco, le adesioni sono già ampiamente più di mezzo milione e crescono di minuto in minuto. Ad esempio, la raccolta, sempre su change.org, per la causa di Radio Radicale, lanciata un anno fa quando il destino dell’emittente (teatro per anni delle leggendarie rassegne stampa di Bordin e dei suoi interminabili dialoghi notturni con Pannella) sembrava segnato, non arriva a 230’000. Sfere di interesse ovviamente diverse, ma questi numeri se da un lato testimoniano un grande entusiasmo per le vicende di Anna dall’altro fanno riflettere sulle capacità di diffusione dei vari media e contenuti. E apre scenari stuzzicanti: quante sottoscrizioni potrebbe raccogliere la richiesta per la riunione di una grande rock band?
Di certo se la CBC, casa produttrice di “Anne witha an E”, riterrà poco proficuo riprendere le riprese della serie, avremo una storia in meno da ascoltare.








