Pillole di Filosofia: Teodicea, perchè esiste il male se c’è Dio?

29.05.2020 – 11.00 – Non è la prima volta che in questa Rubrica parliamo di Religione, ne è un esempio il razionale Deismo, di cui ci siamo occupati poco tempo fa.
Oggi, come protagonista di questo articolo, abbiamo la Teodicea.
Termine coniato dal celebre filosofo tedesco Gottfried Wilhelm von Leibniz, divenne addirittura titolo di una sua opera, relativa alla dimostrazione della giustizia divina e al problema della conciliazione di tale giustizia con l’esistenza del male nel mondo. Da allora il termine è adoperato proprio per designare queste incongruenze tra fede ed esistenza, indipendentemente dall’opera leibniziana.
La filosofia però non è l’unica branca che si occupa di questo termine; infatti potremmo definire il pezzo di oggi “pillola umanistica” oppure, più tradizionalmente, “pillola delle Scienze dello Spirito“, a voi la scelta.

Leibniz appunto non è l’unico che ne parla, anche la sociologia ha affrontato approfonditamente il tema religioso.
La Religione infatti è un argomento di studio fondamentale per la Sociologia, poichè rappresenta una componente assodata della cultura, fungendo inoltre da vera e propria struttura sociale.
Il Culto è presente in ogni comunità e in ogni tempo, pronto a risolvere i grandi enigmi sulla vita che tanto attanagliano l’uomo.

Bronisław Kasper Malinowski, noto antropologo e sociologo polacco naturalizzato britannico, è celebre per i suoi studi e le sue ricerche etnografiche, in particolare quelle sviluppate nelle Isole Trobriand.
Ricercando una conoscenza approfondita delle popolazioni che abitano quei luoghi, Malinowski apre le porte al concetto di Funzione Latente e Funzione Manifesta. 

Egli ritiene infatti che la Religione, durante i suoi riti e le sue metodiche azioni, voglia esprimere una volontà dichiarata ai credenti, mentre un’altra, quella effettiva, resta celata. (Forzando una similitudine si potrebbe comparare all’idea del Casus Belli).
L’esempio che Malinowski porta è il rito propiziatorio prima che gli uomini vadano a pesca: andare in mare rappresentava un momento di forti ansie e timori, poiché era una pratica molto pericolosa, e spesso chi vi andava poteva anche non fare ritorno.

Quindi la Funzione Manifesta della Religione in quella situazione è propiziare la divinità per far sì che vada tutto bene, mentre quella latente è invece alleggerire la tensione emotiva di fronte al rischio, nonché incrementare la fiducia del Gruppo.
E qui si giunge alle Teodicee: la Religione, attraverso riti, dogmi, parabole e regole, spiega ciò che appare incomprensibile e contrastante all’uomo, come ad esempio il male nel mondo, per alleviarlo dai timori della vita e, soprattutto, cementare la propria comunità di credenti.