Lo sport dopo la quarantena: da dove ricominciare?

13.05.2020 – 08.30 – Allo sport negli ultimi anni è stato dato sempre più un valore terapico, tanto che in certi casi può essere considerato quale attività surrogatizia alla cura di patologie anche moderatamente gravi. Così, in questo periodo di quarantena, non poter uscire di casa per effettuare le tante attività aerobiche alle quali molte persone erano abituate, è stato ulteriore motivo di stress da aggiungere a quelli emotivi dovuti alla situazione del momento e quello che riserverà l’immediato futuro. A spiegarci le funzioni dello sport nella vita di ogni giorno e come affrontare questo momento di post-quarantena, coincindente con la possibilità della ripresa degli allenamenti all’aria aperta, è la dottoressa Arianna Ius, specializzata in medicina dello sport presso il centro cardiovascolare dell’ospedale Maggiore di Trieste.

Dottoressa, innanzitutto ci spieghi quali sono i benefici offerti dalla pratica sportiva.

«Gli studi compiuti negli ultimi tempi hanno dimostrato che l’attività fisica dà benefici sia in ambito cardiovascolare che metabolico, nel diabete e nella riduzione del colesterolo. Si è notato, inoltre, che c’è un impatto preventivo anche nelle donne operate al seno o nella prevenzione di altri tumori, per non parlare della cura nell’ambito delle patologie dell’umore e nella prevenzione della depressione. L’attività fisica, infine, può dare dei benefici anche nelle fasi iniziali di malattie gravi come l’alzheimer o l’ictus».

In questi giorni molti stanno rispolverando le scarpe da ginnastica. Quale consiglio si sente di dare “da medico” a coloro i quali stanno riprendendo le attività motorie all’aperto?

«Sicuramente per la popolazione in generale, e non solo per gli agonisti, nella fase di isolamento c’è stato un forte disallenamento dovuto alla necessaria restrizione negli spostamenti. Quindi ogni persona ha perso quegli adattamenti fisiologici tipici dell’esercizio fisico e ora, con la ripresa dell’attività fisica, si trovano in condizioni di difficoltà e di maggior fatica, con un sensibile aumento del rischio di infortuni. Un rischio che riguarda non solo chi pratica sport, ma anche chi ha ripreso a svolgere lavori usuranti. Pertanto sicuramente la federazione medico sportiva consiglia la gradualità nella ripresa dell’attività fisica, sia a livello agonistico che amatoriale e sia per quanto riguarda la frequenza che l’intensità. Anche a partire da quelle che sono le caratteristiche del soggetto, la sua età e il livello di esercizio fisico al quale era abituato.
In buona sostanza per chi riprende a svolgere attività aerobica è necessario fare un passo indietro e ripartire con gradualità, per poi aumentare un po’ alla volta l’esercizio fisico evitando di farsi del male».

C’è un punto base – in quanto a regolarità e frequenza – dal quale ripartire come regola
generale?

«In caso di soggetti sedentari, il consiglio è quello di iniziare da un’attività fisica leggera, corrispondenti a 150 minuti di esercizio alla settimana. Con “leggera” si intende un’attività molto ben tollerata, il cui sforzo lo si potrebbe mantenere anche per un’ora. In alternativa si può iniziare con 75 minuti settimanali di attività moderata. In questo caso si tratta di esercizi percepiti come più faticosi. Il termine di paragone può essere dato dalla capacità di parlare mentre si fa attività fisica: riuscire ancora a mantenere una conversazione può essere un parametro sul quale tarare la fascia di attività del nostro esercizio fisico. E da questo inizio, un po’ alla volta, aumentare gradualmente, nel giro di due/quattro settimane, la sua durata. Passare così da 150 a 300 minuti in un esercizio leggero, oppure da 75 a 150 in uno più moderato. L’obiettivo per gli adulti dai 18 ai 65 anni – ma anche per gli over 65 molto attivi – è quello di raggiungere i 150 minuti di attività fisica moderata ogni settimana oppure 75 di attività aerobica. Sempre con l’adeguato distanziamento sociale. In tal senso sempre la federazione medico sportiva consiglia, per chi pratica attività fisica all’aperto, di mantenere 5 metri gli uni dagli altri, distanza che sale addirittura a 20 per chi pratica ciclismo, naturalmente assumendo tutte le precauzioni del caso».

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